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| Il Regime di Renzi by Luca Peruzzi |
Da molto tempo, a dire il vero ormai da
anni, di fronte ad ogni porcata del PD – solo per citarne alcune
l'appoggio al governo della macelleria sociale di Monti, lo stare in
maggioranza con Berlusconi, la rielezione di Napolitano invece di un
galantuomo ed insigne giurista come Rodotà, la svolta thatcheriana
di Renzi – tutti a chiedersi: ma perché gli iscritti e gli
elettori piddini non reagiscono? ma perché la 'sinistra' interna
(Bersani, D'Alema, Fassina, Cuperlo, Civati) non esce dal partito? ma
come fanno a sopportare un arrivista liberista e simil-berlusconiano
come Renzi?
Queste domande nascono dalla
convinzione che il PD sia l'erede, sia pure bastardo, del PCI ed
insieme della sinistra politica e sociale democristiana (quella di
Moro, Zaccagnini, Mattei, Marcora per intenderci).
Ad essere sinceri anch'io ho coltivato
in passato questa illusione aspettandomi che dalla vittoria
di Renzi alle primarie potesse derivare l'implosione del PD e che
una rilevante parte dei suoi elettori/militanti considerasse
inaccettabile scegliere ancora quel partito e dunque si muovesse
verso altre opzioni politiche.
La realtà, quella che emerge dalla
cruda osservazione dei fatti, è ben diversa. Nella progressiva
trasformazione del PCI in PD – attraverso i passaggi del PDS e dei
DS – il partito che fu di Gramsci, Togliatti e Berlinguer ha perso
completamente la sua natura di partito di Sinistra (cioè di una
forza politica che contesta il sistema capitalistico e ne richiede il
rovesciamento o almeno una sua radicale trasformazione) ed il suo
elettorato originario che – confuso, disorientato, deluso – si è
disperso in variegate scelte elettorali: Rifondazione Comunista (in
passato), l'astensione, la Lega, Grillo e il Movimento 5 Stelle.

