"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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martedì 23 ottobre 2012

Debito pubblico: se non capisco non pago

Tramite Megachip:

Campagna di sensibilizzazione per una gestione sovrana del debito
se-non-capisco-non-pagoa cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.
Si narra che per colpa del debito pubblico ciascuno di noi, neonati compresi, porti un debito di 33.000 euro. Non si sa a che titolo, né verso chi. Ma tutti ci dicono che dobbiamo pagare. Anche a costo di perdere scuola, pensioni e sanità. Sarà!... Ma a noi non pare accettabile pagare alla cieca. Prima dobbiamo capire a chi e perché. Solo dopo possiamo decidere se e quanto pagare, perché non è detto che tutto ci torni.   Attraverso la messa a punto di schede informative e la promozione di gruppi locali di sensibilizzazione, la campagna Debito pubblico: se non capisco non pago si pone l'obiettivo di mettere tutti in condizione di capire il problema e dire la propria sulle vie per uscirne. Il documento chiave è rappresentato dal Kit informativo sul debito che può essere usato come dispensa ad uso personale, come mostra pubblica o come materiale da proiettare.

sabato 11 agosto 2012

Pensiero unico liberista e privatizzazioni

Se non fossimo sommersi dal pensiero unico liberista, se l'opinione pubblica non dovesse subire quel furto di verità e di informazione di cui ha parlato il Manifesto e attraverso cui analisi e soluzioni opinabili e contestabili vengono fatte passare come le uniche possibili ed alle quali non possiamo che attenerci proiettandoci, come scrive Alberto Burgio, nel buio di un nuovo oscurantismo dogmatico degno dell'epoca della Santa Inquisizione, ci si potrebbe facilmente rendere conto di quale fatale attentato al bene comune sia rappresentato dal nuovo programma di privatizzazioni.
Il dogma che ci viene propinato, senza possibilità di contraddittorio, è che dalle dimensioni del debito pubblico italiano derivi la crisi economica e finanziaria, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (lo spread), la vulnerabilità rispetto alla speculazione. E ciò giustifica la necessità inderogabile di ridurre il debito pubblico attraverso l'austerità, la riduzione della spesa sociali, la vendita delle proprietà pubbliche.
Ed invece è proprio questo dogma che deve essere contestato (senza con ciò considerare un dato positivo l'ipertrofia del debito pubblico e non ritenere indispensabile la revisione degli impieghi e della destinazione del denaro pubblico) così come fanno tanti economisti indipendenti che però non trovano spazio adeguato né nell'informazione mainstream né nella quasi totalità della casta politica al soldo degli speculatori finanziari.