"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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sabato 18 agosto 2018

La privatizzazione di Autostrade: ve li ricordate i governi di Centrosinistra?



L'Italia venduta a pezzi by Lupe

In Italia dagli anni novanta in poi sono state attuate politiche che - attraverso le privatizzazioni, la cancellazione del ruolo attivo dello Stato nell’economia, l’attribuzione alla speculazione finanziaria del compito di fornire allo Stato le risorse monetarie necessarie per svolgere le sue funzioni, il “dimagrimento” dello Stato a vantaggio del privato (in base alla menzogna che il privato fosse più efficiente e conveniente per i cittadini a confronto del pubblico), la precarizzazione del lavoro, la progressiva demolizione dei servizi sociali pubblici essenziali (sanità, scuola, pensioni, trasporti, edilizia pubblica), l’ingresso nella gabbia dell’euro e delle regole europee della finanza e della concorrenza senza adeguate contropartite e senza reti di protezione - hanno realizzato il passaggio dall’economia sociale di mercato, prevista dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e frutto del compromesso tra comunisti e democristiani, al liberismo selvaggio (senza peraltro intaccare minimamente le incrostazioni della corruzione, delle mafie, del familismo che ammorbano la società e l’economia italiana).
I risultati di queste politiche, nelle condizioni di questo disgraziato Paese, sono ora sotto gli occhi di tutti.
Ma se si dimentica che queste politiche sono state in larga parte guidate e realizzate dai governi di centrosinistra (a cui partecipavano anche Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani), con il silenzio/assenso dei Sindacati complici (ivi compresa la CGIL), non si può capire perché oggi la Sinistra è morta in Italia.

venerdì 29 agosto 2014

Le municipalizzate e le tecniche di manipolazione dell'opinione pubblica


Cottarelli, il responsabile della spending review, visto da Luca Peruzzi

Manipolare l'opinione pubblica per ottenere il consenso della maggioranza dei cittadini su decisioni che invece vanno contro il bene comune e l'interesse generale è prassi abituale e consolidata.
La tecnica usata, più o meno, segue sempre lo stesso procedimento: si sbatte il mostro in prima pagina – inventando, ingigantendo, alterando notizie – e si presenta a portata di mano la soluzione per il problema (ovviamente omettendo di dire che quella soluzione risponde esclusivamente a determinati interessi di parte).
Provo ad indicare qualche esempio.
Se si vuole giustificare una guerra, gli aggressori diventano gli aggrediti e si scoprirà che questo o quel dittatore o che questa o quella organizzazione armata, magari fino a poco prima finanziati e sostenuti in quanto utili a determinati fini ed equilibri, devono essere combattuti e annientati perché stanno massacrando civili innocenti e si oppongono al trionfo della democrazia reclamata dal popolo.
Se si vuole criminalizzare la spesa per le pensioni di invalidità si dà risalto a qualche caso di presunti falsi invalidi che suscita particolare indignazione (in questi casi, è inutile aggiungerlo, il garantismo non vale e non bisogna attendere l'esito delle inchieste e delle sentenze giudiziarie): il messaggio che si fa passare è che gran parte di coloro che ricevono una pensione di invalidità (276 euro al mese totalmente insufficienti, anche per la contemporanea inadeguatezza dei servizi pubblici di cura e assistenza e per l'impossibilità di trovare un lavoro, per chi vive una drammatica condizione di svantaggio) non ne ha diritto. E dunque bisogna inasprirne i criteri per la concessione e predisporre vessatorie visite di controllo di massa per i beneficiari degli assegni (con risultati peraltro assai deludenti in termini di risparmi nella spesa pubblica come dimostra questo articolo sul sito Vita.it).
In questi giorni è arrivato il momento delle municipalizzate.

sabato 11 agosto 2012

Pensiero unico liberista e privatizzazioni

Se non fossimo sommersi dal pensiero unico liberista, se l'opinione pubblica non dovesse subire quel furto di verità e di informazione di cui ha parlato il Manifesto e attraverso cui analisi e soluzioni opinabili e contestabili vengono fatte passare come le uniche possibili ed alle quali non possiamo che attenerci proiettandoci, come scrive Alberto Burgio, nel buio di un nuovo oscurantismo dogmatico degno dell'epoca della Santa Inquisizione, ci si potrebbe facilmente rendere conto di quale fatale attentato al bene comune sia rappresentato dal nuovo programma di privatizzazioni.
Il dogma che ci viene propinato, senza possibilità di contraddittorio, è che dalle dimensioni del debito pubblico italiano derivi la crisi economica e finanziaria, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (lo spread), la vulnerabilità rispetto alla speculazione. E ciò giustifica la necessità inderogabile di ridurre il debito pubblico attraverso l'austerità, la riduzione della spesa sociali, la vendita delle proprietà pubbliche.
Ed invece è proprio questo dogma che deve essere contestato (senza con ciò considerare un dato positivo l'ipertrofia del debito pubblico e non ritenere indispensabile la revisione degli impieghi e della destinazione del denaro pubblico) così come fanno tanti economisti indipendenti che però non trovano spazio adeguato né nell'informazione mainstream né nella quasi totalità della casta politica al soldo degli speculatori finanziari.