"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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domenica 10 maggio 2015

Il brutale cambiaverso di Renzi




Non so quanti abbiano consapevolezza del cambiamento decisivo in atto nel nostro Paese.
Il passaggio epocale che stiamo vivendo si sostanzia nell'insieme delle riforme renziane: l'Italicum e le modifiche costituzionali, lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la Buona Scuola, le privatizzazioni di ciò che resta dell'economia pubblica in particolare nei servizi pubblici locali, la pubblica amministrazione, l'ulteriore e insostenibile riduzione di risorse destinate al welfare. Si aggiungano lo shopping di importantissime fette dell'industria nazionale da parte di investitori esteri ed il TTIP. Il renzismo completa così la trasformazione dell’Italia da Repubblica fondata (almeno idealmente) sul lavoro in Regime fondato (anche sul piano delle sovrastrutture giuridiche) sul profitto.
Il risultato è una società gerarchizzata e autoritaria, fondata sulla competizione selvaggia di tutti contro tutti e sull'esclusione dei più deboli, senza garanzie e diritti per nessuno ed un'economia totalmente colonizzata e dipendente dal capitale sovranazionale.

venerdì 15 luglio 2011

Questo è il momento di scendere in piazza: noi la crisi non la paghiamo!


La finanza non deve essere rassicurata, ma messa in condizioni di non nuocere, così scrive Mario Pianta su Sbilanciamoci.info .

Questa crisi che sta facendo precipitare nel baratro Stati e Popoli è la crisi del capitalismo, della globalizzazione, della finanza dei pescecani che ha preso il sopravvento sull'economia reale, di un sistema in cui si fanno profitti speculando con il denaro e non più con la produzione di beni e servizi, del finanzcapitalismo come lo definisce Luciano Gallino.
Non si capisce per quale motivo dovremmo suicidarci per difendere un sistema che condanna alla miseria e alla fame gran parte dell'umanità, che pretende di demolire le conquiste sociali che alcuni popoli hanno ottenuto attraverso secoli di lotta e di impedire che diventino patrimonio di tutta l'umanità, che si alimenta di terrificanti conflitti militari, che sta conducendo il nostro pianeta al collasso e alla distruzione con produzioni e consumi fondati sullo sfruttamento insensato e folle delle risorse naturali.
Come si può pensare che accettando le regole del gioco (il ricatto) di chi ci ha condotto fino a questo punto potremo salvare le nostre economie e le nostre condizioni di vita?
Eppure l'Europa, questa Europa che tradisce le sue ragioni fondanti e la sua civiltà e la sua cultura secolare ci dice che non ci sono alternative e tutte le forze politiche presenti nel Parlamento italiano accettano passivamente i paradigmi di questo sistema, dando il via libera, sotto la spinta del Presidente Napolitano (quello che negli anni '80 inciuciava con Craxi e la cui corrente veniva finanziata da Berlusconi) e plaudendo al 'proprio senso di responsabilità', ad una manovra finanziaria inefficace ed ingiusta.
L'informazione mainstream, gli economisti e gli opinionisti 'liberali' indicano quella che ritengono l'unica strada da percorrere: liberalizzazioni, smantellamento di quel poco che è rimasto della presenza pubblica nell'economia (ENI, ENEL, Finmeccanica, aziende municipalizzate), taglio delle spese sociali (pensioni, sanità, scuola), cancellazione dei diritti dei lavoratori in nome della flessibilità e della competitività. Senza alcun pudore nel contraddire la volontà popolare per la tutela e valorizzazione dei beni pubblici emersa nei recenti referendum.
Tutto questo nella speranza di tranquillizzare i mercati e quietare gli speculatori: una sorta di sacrificio umano in nome del Dio Mercato. E facendo finta di ignorare che determinando il peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza dei cittadini e l'incremento delle diseguaglianze sociali, privando la mano pubblica di aziende e di patrimoni attraverso cui poter indirizzare la politica economica, industriale e sociale, inseguendo una ormai impossibile crescita, si causerà un ulteriore impoverimento del Paese e dunque la maggiore e fatale incidenza del debito.