"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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domenica 10 maggio 2015

Il brutale cambiaverso di Renzi




Non so quanti abbiano consapevolezza del cambiamento decisivo in atto nel nostro Paese.
Il passaggio epocale che stiamo vivendo si sostanzia nell'insieme delle riforme renziane: l'Italicum e le modifiche costituzionali, lo Sblocca Italia, il Jobs Act, la Buona Scuola, le privatizzazioni di ciò che resta dell'economia pubblica in particolare nei servizi pubblici locali, la pubblica amministrazione, l'ulteriore e insostenibile riduzione di risorse destinate al welfare. Si aggiungano lo shopping di importantissime fette dell'industria nazionale da parte di investitori esteri ed il TTIP. Il renzismo completa così la trasformazione dell’Italia da Repubblica fondata (almeno idealmente) sul lavoro in Regime fondato (anche sul piano delle sovrastrutture giuridiche) sul profitto.
Il risultato è una società gerarchizzata e autoritaria, fondata sulla competizione selvaggia di tutti contro tutti e sull'esclusione dei più deboli, senza garanzie e diritti per nessuno ed un'economia totalmente colonizzata e dipendente dal capitale sovranazionale.

lunedì 2 aprile 2012

In ricordo di Rosario Bentivegna, partigiano



In ricordo di Rosario Bentivegna, il partigiano dei Gap (Gruppo di Azione Patriottica), eroe della Resistenza di Roma, morto oggi a 90 anni. Bentivegna in particolare fu protagonista dell'azione di via Rasella il 23 Marzo 1944, quando i Gap attaccarono un reparto delle truppe di occupazione tedesche uccidendo 33 militari e a cui fece seguito la rappresaglia nazifascista, con la strage delle Fosse Ardeatine.  



Revisionismo, la storia capovolta e umiliata


di Rosario Bentivegna

Quale revisionismo? Di chi? E’ revisionismo la sciatteria di alcuni "storici", anche di sinistra, pronti a montare sciocchezze e/o veri e propri falsi su avvenimenti appena orecchiati e non approfonditi adeguatamente? E fino a che punto è giusto definire "revisionismo", doveroso da parte di studiosi di qualsiasi settore della scienza, ciò che invece è frutto della superficialità vanagloriosa, o della mistificazione e della falsificazione usate solo a scopo politico?
Renzo De Felice tenta, a suo modo, un’operazione revisionista. Egli parte da una profonda e onesta ricerca documentale sulle fonti e sulla storicità dei fatti (lo rileggo volentieri e spesso, e i riscontri oggettivi che propone mi confermano ogni volta la validità della mia scelta antifascista). E’ molto interessante, per esempio, il suo secondo volume (postumo) dell’opera "Mussolini l’alleato" per la quantità e la correttezza delle informazioni che fornisce. Ma cade in errore, a mio avviso, quando giunge a titolare quel volume: "La guerra civile", riassumendo in quel titolo le conclusioni della sua riflessione che appaiono nella lunga intervista concessa a P. Chessa , "Rosso e Nero" (Baldini e Castoldi, Milano, 1995).

giovedì 18 agosto 2011

AL PROPOSITO DEL 25 APRILE e I MAGGIO






di Giandiego Marigo per “Se ci tolgono il 25APRILE tutti in piazza”(poesia dell'autore)

E'una questione di sangue, non di retorica.




Qui non si tratta di una commemorazione sui generis o di un compleanno che possa essere rimandato,qui stiamo parlando del sangue...tanto che è stato versato a fondamento di questa nazione...di questa stessa democrazia con la quale riempite la vostra bocca e le nostre orecchie.
Se, come sta accadendo, verrà mantenuta la festività di San Gennaro (19 settembre) perchè “Insomma il sangue del santo mica si scioglie a comando, un miracolo non lo si può rimandare”.
Io vi domando, perchè mai dovremmo accettare l'idea che le due feste laiche più importanti e caraterrizzanti questa nostra nazione...possano essere rinviate e svuotate dal loro significato. Quasi che il mantenerne il ricordo fosse il contentino a quei quattro comunisti inveterati ed immarcescibili che sono rimasti.
La liberazione di questo paese ha avuto il suo apice, innegabilmente, storicamente, senza alcun dubbio il giorno 25 Aprile del 1945...non il 28 il 29. Tutto il 900 è stato caratterizzato dalla Festa del Lavoro il I Maggio
Noi comprendiamo, che a molti questa festa di fine Aprile non piaccia, certo, erano parecchi coloro che portavano ancora la camicia nera, quel giorno, moltissimi fra loro l'hanno cambiata con una bianca, si sono incravattati e si sono, poi, tranquillamente incamminati nell'Italia post bellica, abitando senza alcuna vergogna i partiti costituzionali...ci credo che a costoro non piaccia la “memoria”. Preferirebbero raccontarla diversamente. Ancora oggi sono lì a chiamare “Banditi” i partigiani. Sono gli stessi poi che chiamano “comunisti” ( quasi fosse un'offesa, come lo è Fascisti) i lavoratori che festeggiano il I Maggio. Spiace un poco per loro, ma dovranno rassegnarsi.
Non abbiamo alcuna intenzione di dimenticare.
La chiave di lettura di questo scritto non è retorica, non faremo accenni storici, c'è tempo e luogo per questo. Noi vorremmo che voi lo leggeste emozionalmente.
Una colpa abbiamo e questa è innegabile ed è quella di avere permesso che la celebrazione di queste due date divenisse “rituale”, occasione a volte per un week-end lungo, quando non addirittura delle vecanze di primavera, persino le nostre manifestazioni sono spesso “commemorative”, svuotate dal senso profondissimo e spirituale che dovrebbero avere...perchè è di sangue, tanto sangue che si parla.




Quindi la nostra è una doppia operazione...da una parte l'impegno assoluto a non dimenticare ed a non permettere che si “inventino scuse per farlo”. Dall'altra un impegno “culturale” teso a ribadirne i senso ed a purificarlo dalle vagonate di assurda retorica che lo hanno caratterizzato negli anni. In questo senso, l'umilissimo poeta che sono, usa ancora una volta la poesia...per narrare una storia e ribadire un impegno. Portate pazienza per questa sua “superbia” e concedegli grazia.

XXV APRILE

Mentre voi ve ne state lì, tutti impettiti
Camicie e cravatte
Con il suono assurdo delle vostre bande
Con le vostre corone di fiori
RICORDATE
Mentre restate lì e vi parlate…di questi nostri morti
NON VI SCORDATE
Ch’erano giovani…certo i migliori di quegli anni
Ch’erano stanchi di gerarchi e pettoruti fanfaroni
Che avevan pianto e subito e poi pagato
In ogni ora, in ogni giorno, in ogni anno
Di quella loro sofferta gioventù.
Voi, che, in fondo, non ve lo ricordate
Che, poi alla fine, non ambireste a ricordarlo
Mai!
Neanche per sbaglio o per distrazione
Voi che, in fondo, ne avete anche paura
STATENE CERTI; NON ABBIATE MAI A PREOCCUPAZIONE
RICORDEREMO NOI
Ch’erano comunisti…proprio tanti
Che c’erano donne, che c’erano ragazzi
Attori, preti, sacristi e liberali
C’era la gente, un popolo in rivolta
Ch’erano antifascisti…tutti quanti
Che hanno creato, col rapido fulgore
D’anime e cuori
I presupposti perché voi foste qui
Non voi! Né noi…loro lo fecero
Con rabbia, con fede,con l’immensa paura
Con l’infinita pazienza
E con la forza di quei lunghi giorni
LORO LO FECERO













(aderite alla pagina a questo link https://www.facebook.com/note.phpcreated&¬e_id=219134941469814&id=218849031498405#!/pages/Se-ci-tolgono-il-25-APRILE-tutti-in-piazza/218849031498405)

lunedì 25 aprile 2011

Appello dell'Anpi per il 25 aprile



Questo l'Appello del Comitato nazionale dell'Anpi per il 25 aprile, festa della Liberazione

“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944.
Il 25 aprile ha il suo nome.
Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista.
Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata, giorno per giorno.
Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista.
Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro.
Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.