"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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lunedì 26 novembre 2012

Legge elettorale e Monti bis

In molti associano la riforma della legge elettorale, così come sta uscendo dalle Commissioni parlamentari, alla volontà di creare le condizioni per il Monti-bis. Sostanzialmente, riducendo il premio di maggioranza o rendendolo applicabile solo a fronte del raggiungimento da parte della coalizione vincente di percentuali al momento improbabili, si favorirebbe una situazione di ingovernabilità stante l'attuale frammentazione del quadro politico in cui nessun partito e nessuna coalizione potrebbe uscire dalle elezioni, almeno a leggere i sondaggi, con la maggioranza assoluta dei parlamentari.
E dunque diventerebbe indispensabile la riproposizione di quella 'strana maggioranza' che oggi sostiene l'esecutivo dei tecnici – PD, PDL e UDC – e lo stesso Monti alla guida del governo (anche se forse per pochi giorni fino all'elezione alla Presidenza della Repubblica).
Sulla legge elettorale bisognerebbe però fare un po' di chiarezza.
Ha ragione chi dice che non si può tornare a votare con il Porcellum che nega ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti attribuendo la designazione dei parlamentari alle segreterie dei partiti.
Ma ha anche ragione Grillo a denunciare, riferendosi tra l'altro a pronunciamenti dell'Unione Europea, la scorrettezza politica e costituzionale (vero Napolitano?) di modificare la legge elettorale a ridosso del voto sulla base delle convenienze contingenti della maggioranza parlamentare uscente.
E ancora ha ragione chi, come l'UDC e il PDL, afferma che è assolutamente antidemocratico attribuire la maggioranza assoluta dei parlamentari a chi raggiungesse la maggioranza relativa anche solo con il 30 o il 35 per cento dei voti validi. Anche se ovviamente non si può non rilevare l'ipocrisia di una destra che si accorge di tale incongruenza solo quando sa di non avere più la maggioranza degli elettori.
Ma rispetto alle rimostranze del PD che accusa le destre di volerlo scippare, con modifiche ad hoc nella ripartizione dei seggi, della futura maggioranza parlamentare il partito di Bersani non può che fare il mea culpa. Avendo giustificato la scelta di non andare alle elezioni subito dopo la caduta di Berlusconi con l'impossibilità di farlo con il Porcellum ed essendosi illuso (o avendo fatto finta di illudersi) che si potesse fare una riforma elettorale e magari anche di parte dell'assetto istituzionale (nomina del Presidente del Consiglio, numero dei parlamentari, bicameralismo perfetto), nell'interesse generale e per il bene comune, con i berlusconiani e con questo Parlamento di inquisiti e di condannati. E ciò la dice lunga sulla capacità strategica o, peggio, sui torbidi obiettivi che muovono il Partito democratico.

venerdì 13 luglio 2012

Con quale legge elettorale si voterà nel 2013?


Per i cultori della materia una buona legge elettorale dovrebbe contemperare due diverse e tra loro sostanzialmente contrapposte esigenze: la governabilità, cioè far scegliere esplicitamente ai cittadini il partito o la coalizione da cui vogliono essere governati purché con un sufficiente livello di coesione ed in grado di realizzare il proprio programma politico, e un'adeguata rappresentatività delle varie correnti ideologiche e politiche nelle quali si articola una determinata collettività nazionale.
Al riguardo però bisognerebbe anzitutto riconoscere che è un'illusione pensare che una legge elettorale qualsivoglia possa svolgere di per sé un ruolo virtuoso per il funzionamento delle istituzioni democratiche quando manca una classe politica onesta, capace, rispettosa delle regole costituzionali e nel contempo un corpo elettorale composto di cittadini consapevoli, informati, educati alla coscienza civica.
La storia parlamentare italiana successiva all'adozione del maggioritario ne è la dimostrazione: coalizioni dotate dei numeri per governare ma lacerate al proprio interno da insanabili divisioni politiche, trasformismi, ribaltoni, cambi di casacca di deputati e senatori motivati da evidenti ragioni di convenienza personale fino a giungere al commissariamento del governo Berlusconi che pure poteva contare su di una vastissima maggioranza parlamentare.
Certo è altrettanto vero che una cattiva legge elettorale ha l'effetto di potenziare gli elementi perversi presenti in un determinato quadro politico e di cristallizzarne e stabilizzarne le caratteristiche negative.
Ciò è avvenuto con il 'mattarellum' che ha imprigionato in una camicia di forza, nell'obbligo di una scelta innaturale senza alternative, visioni e posizioni politiche che non avevano possibilità di convivere, e tanto più con il 'porcellum' che, con il potere di nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti e l'esclusione di ogni possibilità di scelta per gli elettori, ha portato ad un punto mai prima conosciuto la degenerazione partitocratica ed il livello di impresentabilità di deputati e senatori.