"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)
domenica 4 ottobre 2009
Napolitano, la coerenza e la Costituzione...
“Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori.” (caso Englaro)
Ottobre 2009:
"Non firmare non significa niente... nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (Scudo Fiscale)
Costituzione art.74 co. 1°:
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Qualche mese fa,
lamentandomi dell'inquietante silenzio del Presidente della Repubblica, scrivevo de I Silenzi di Napolitano al Progetto del Caimano
Da quando ha iniziato ad aprìr bocca, ho iniziato a rimpiangere quel silenzio! Quel silenzio portava con se dubbi, dubbi che, come tali, potevano, volevano, essere smentiti da fatti, parole e omissioni.
Dapprima, come Capo dello Stato e Presidente del CSM, nell'ambito della vicenda De Magistris e delle Procure di Salerno e Catanzaro, ha elogiato il tempestivo ed efficace lavoro gli “anticorpi del sistema” (quale?) che, però, alla fine ha fatto fuori solo gli innocenti, Apicella, Nuzzi e Verasani, colpevoli per Non aver commesso il fatto, così come hanno evidenziato il Tribunale del Riesame di Salerno(1) ed il GIP di Perugia(2). Non contento, davanti a quel CSM ha pensato bene di chiedere ai Magistrati di fare autocritica e non essere protagonisti(3), il tutto, nel giorno in cui il Governo presentava il D.d.l sulla Giustizia con la mannaia sulle intercettazioni(4) e come se non bastassero i giornalieri attacchi alla Magistratura da parte del Governo, come se il discorso glielo avesse prestato il Presidente del Consiglio, come se il Presidente della Repubblica non avesse il dovere di tutelare gli equilibri istituzionali.
Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano del 24 settembre scorso(5), la professoressa Carlassare si/ci chiedeva dolorosamente “Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?”
Se è vero che il Governo ha le sue responsabilità, chiare e drammaticamente evidenti, è vero anche che, l'assenza di una Opposizione vera ed autentica, unita alla presenza di questo Presidente della Repubblica ha dato a tale declino un contributo colpevolmente determinante!
“affinché trionfi il male è sufficiente l'inerzia degli uomini buoni” (E. Burke)
sabato 3 ottobre 2009
Il tema del giorno - Le manifestazioni del 3 ottobre
Poco spazio per le prime due anche sui giornali on line, mentre la manifestazione indetta da FNSI e sponsorizzata, in primis, da Repubblica e PD, ottiene un grande successo di partecipazione.
Suscita quest'ultima opinioni contrastanti all'interno dello stesso fronte democratico e antiberlusconiano dove non manca chi critica la manifestazione sulla libertà di stampa imputandole, con la reiterata litania delle domande a Berlusconi, di oscurare i problemi fondamentali del paese, di voler incanalare una protesta che altrimenti, a fronte delle drammatiche condizioni sociali ed economiche attuali, esploderebbe in una consapevolezza pericolosa per le élites dominanti, di voler far dimenticare che il gruppo Espresso Repubblica e lo stesso stato maggiore del PD sono parte fondamentale della struttura di potere che ha dominato e plasmato l'Italia negli ultimi trent'anni.
Resta però una certezza: le tante persone presenti a Piazza del Popolo sono persone che vogliono lottare per la democrazia, per la libertà, per i diritti sociali e civili, per la legalità e contro ogni forma di mafia e di corruzione. E questo aumenta il rimpianto ed il risentimento nei confronti di chi, per forza ed autorevolezza (la CGIL, il PD, giornali come Repubblica e Unità, gli intellettuali), avrebbe da tempo dovuto far fare un salto di qualità all'opposizione e consentire di rialzare la testa a chi ama davvero l'Italia.
Ma ora che un nuovo percorso è stato avviato non dovrà più essere possibile lasciare nell'ombra e senza voce quei movimenti e quei fermenti di opposizione sociale, culturale, politica che sono emersi negli ultimi tempi. Si vedrà dai fatti chi davvero vuole costruire, senza equivoci e inganni, una nuova alternativa di governo per una politica fatta con le mani pulite, che persegua il bene comune e la tutela e l'attuazione della Costituzione Repubblica.
Da leggere: le opinioni contrastanti di Marco Travaglio e Massimo Fini sulla denuncia degli scandali sessuali di Silvio Berlusconi
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9707.htm
venerdì 2 ottobre 2009
Il tema del giorno - La cattiva politica
E' la cattiva politica che interagisce in modo determinante con la nostra vita, dimostra che non serve chiudersi in casa e farsi gli affari propri. Citando le parole di Francesco De Gregori, 'la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione'.
Le morti causate dal nubifragio nel Messinese, così come gran parte delle vittime del terremoto abruzzese, nascono dalla cattiva politica. Da come si gestisce il territorio, dal mancato contrasto della speculazione edilizia, dall'idea di dover continuare a privilegiare le 'grandi opere', quelle che danno lustro ai governanti e tanti profitti alle imprese amiche (il ponte sullo stretto, il nucleare o l'alta velocità) piuttosto che i lavori pubblici davvero necessari per la comunità quali la manutenzione del territorio, la messa in sicurezza di montagne e colline, l'acqua, i trasporti locali collettivi. Nasce dall'aver trasformato la protezione civile da struttura che dovrebbe prevenire calamità e disastri, oltre che intervenire per i successivi soccorsi, in agenzia a disposizione del governo per spese di qualunque tipo, come organizzazione di eventi religiosi, sportivi e politici, per sfuggire in tal modo ai controlli e alle procedure previste normalmente per la pubblica amministrazione.
Ed è cattiva politica l'approvazione dello scudo fiscale che consente l'emersione, in cambio di una modesta oblazione, di capitali illegalmente esportati all'estero, garantendo nel contempo l'anonimato, l'impunità di reati fiscali e contabili e il riparo dalle segnalazioni previste dalle norme antiriciclaggio. C'è tutta la filosofia berlusconiana alla base di questo provvedimento, ne è in qualche modo l'archetipo: la violazione dei principi costituzionali e di legalità, la mortificazione del ruolo del Parlamento, ormai mero ratificatore dei decreti legge del Governo, il piegare l'interesse pubblico al proprio interesse particolare, il non conoscere i sentimenti della vergogna e della decenza, lo strizzare l'occhio ai veri grandi elettori della destra italiana: evasori, corrotti, corruttori, mafiosi, il premiare i furbi a danno degli onesti, la mancanza di senso del futuro (allo stesso modo che per le politiche del territorio e dell'energia) con tutte le scelte proiettate a cogliere l'utile immediato senza alcuna preoccupazione per quello che sarà l'avvenire del nostro Paese, scoraggiando l'onestà ed il rispetto delle norme fiscali.
Chissà se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avrà nei confronti di questo provvedimento lo stesso interesse mostrato riguardo i ritardi nell'organizzazione delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia.
Il video con le accuse del deputato Francesco Barbato al governo Berlusconi.
giovedì 1 ottobre 2009
Il tema del giorno - Annozero
Sulla trasmissione si scatenerà l'ira funesta di Berlusconi e dei suoi fedeli e, per le inevitabili implicazioni nel dibattito su libera informazione e Rai, costituirà un formidabile traino alla manifestazione sulla libertà di stampa del prossimo 3 ottobre.
Ma nel contempo darà impulso ad una disputa anche nel fronte dell'opposizione democratica. E' giusto cavalcare e privilegiare il tema degli scandali sessuali per contrastare il regime delle destre o è un modo per oscurare, consapevolmente o inconsapevolmente, i temi veramente fondamentali della vita democratica italiana: le violazioni della Costituzione, della legalità, della decenza di cui sono espressione il caso Mills, la legge sulla sicurezza, lo scudo fiscale, i mancati interventi a fronte della crisi economica?
Personalmente apprezzo il giornalismo di Santoro, il suo coraggio e la sua capacità di parlare di cose e fatti che non trovano ospitalità nella quasi totalità delle trasmissioni televisive. E credo che la trasmissione abbia dimostrato la rilevanza politica della vicenda escort. In particolare mi riconosco in uno dei commenti del Sindaco di Bari, Emiliano, che si è chiesto, al di là del giudizio morale sulla vicenda, come sia possibile che possano avere accesso al Presidente del Consiglio faccendieri e uomini di dubbia reputazione come Tarantini. Come sia possibile che non sia stato allertato, sulla persona che stava frequentando, dai componenti del suo entourage e dai suoi collaboratori nè dai servizi segreti che dalla Presidenza del Consiglio dipendono.
Sono queste ragioni che in qualunque paese democratico determinerebbero le dimissioni del premier.
http://www.annozero.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067115,00.html
Contro il vaccino H1N1
Influenza A. Terrorismo mediatico e gruppi di resistenza al vaccino.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6636:influenza-a-terrorismo-mediatico-e-gruppi-di-resistenza-al-vaccino&catid=92:sanita&Itemid=291
Febbre suina. Il rame è la probabile arma contro il virus.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6694:febbre-suina-il-rame-e-la-probabile-arma-contro-il-virus&catid=92:sanita&Itemid=291
Le controverse dichiarazioni dell'OMS.
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=6744:vaccino-influenza-a-le-controverse-dichiarazioni-delloms-la-caotica-giungla-dei-media&catid=92:sanita&Itemid=291
Le due destre
Capisce perché sono così deciso nel negare qualsiasi legame con chiunque abbia messo la bomba di Bologna?
E’ un nemico anche del MSI”.
Sono parole di Giorgio Almirante, pronunciate in un’intervista rilasciata a Daniele Protti nel 1980.
In quello stesso anno, due magistrati di Milano, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, vengono incaricati di due inchieste: una sull’omicidio di Giorgio Ambrosoli (Milano, 11 luglio 1979), commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona; l’altra sul caso Sindona e su quello che poi si rivelerà il suo finto sequestro.
Sindona era scomparso da New York il 2 agosto 1979 ed ivi ricomparso il 16 ottobre, con una ferita ad una gamba, che anch’essa si rivelerà procurata ad arte, dopo una permanenza di 75 giorni in Sicilia.
Il 1979 fu un anno decisivo nella storia della mafia siciliana, quella stessa mafia che di lì a breve incrocerà le strade di Falcone e Borsellino.
I due magistrati milanesi, Turone e Colombo, ignari che il caso Sindona potesse avere qualche nesso con la figura, allora quasi sconosciuta, di Licio Gelli e con un’associazione segreta di cui si vociferava soltanto, ben presto si rendono conto che ogni pista investigativa conduce proprio a Licio Gelli e arrivano a scoprire l’esistenza della Loggia massonica Propaganda 2, da lui fondata.
Gelli, già fascista e repubblichino, è da ultimo collaboratore dei servizi segreti anglo-americani, nella lotta non ufficiale e antidemocratica al comunismo, durante la guerra fredda.
Massone ed aspirante golpista, partecipe del tentato golpe del 1970, impedito forse proprio dagli americani, nel corso degli anni ’70 Gelli si adegua al cambio di strategia nella lotta al comunismo e la supera. Organizza la nuova Loggia massonica segreta P2 ed elabora il ‘Piano di Rinascita democratica’, con cui la Loggia si propone l’acquisizione del potere e la trasformazione e il controllo dello Stato, trasfigurato in senso antidemocratico, attraverso una fitta rete di affiliati strategicamente posizionati all’interno delle istituzioni e negli ambienti finanziari ed imprenditoriali.
Ancora oggi il caso Sindona e la P2, che sono pagine fra le peggiori e più sanguinarie della storia repubblicana, restano per molti versi avvolte nel mistero. Un mistero fatto di ombre e nebbie che tengono a bada un Paese perlopiù inconsapevole.
27 e 28 marzo 1994: elezioni politiche.
Sono le prime elezioni dopo una stagione stragista tra le più efferate ed esplicitamente eversive, e si svolgono all’indomani del ferale scandalo istituzionale di Tangentopoli, che aveva appena desertificato il panorama politico e partitico italiano, svelando il livello di corruzione in cui affondava ed ancora oggi affonda l’Italia.
A Palazzo Chigi approda un affiliato della Loggia massonica P2: Berlusconi Silvio, tessera 1816.
Lo Stato è sconfitto.
Il nuovo Capo popolo non perde tempo.
Mette da parte senza troppi convenevoli la Costituzione repubblicana e dà immediato e puntuale svolgimento al Piano di Rinascita di Gelli, peraltro già avviato.
Ogni principio democratico viene di fatto cancellato. Il controllo mediatico, finanziario e militare cresce rapidamente, fino a diventare praticamente totale.
In pochi si ribelleranno; quei pochi saranno estromessi e senza troppe cerimonie sepolti vivi.
La maggior parte, indipendentemente dalle appartenenze politiche, si accoderà nel suo cono d’ombra.
Il Piano Gelli, tutto sommato, va bene a tutti e ben si confà ad un Paese che non ha ancora mai visto l‘alba di una democrazia.
In quel cono d’ombra trova spazio anche il pupillo di Giorgio Almirante: Gianfranco Fini. ‘Giovane, nato dopo la fine della guerra. Non fascista. Non nostalgico’.
Fini è impegnato su due fronti.
Uno è quello più risalente ed interno al MSI.
Un fronte che lo vede protagonista nel duello con il suo rivale storico Pino Rauti e che lo vedrà vincitore nella la svolta di Fiuggi del 1995, con cui riesce a traghettare il MSI nella nuova formazione politica di AN, dando corso al cambio di strategia indicato da Almirante.
L’altro fronte è proiettato verso un difficile e faticoso futuro ed è quello dell’alleanza con lo scomodissimo Berlusconi.
Un’alleanza che gli permette però di portare gli ex fascisti al Governo.
Il prezzo che pagherà (e noi con lui) sarà altissimo. Innumerevoli ed abominevoli saranno le concessioni incostituzionali, ingiuste, insensate ed autolesionistiche fatte a Berlusconi e al suo oscuro impero finanziario.
A più riprese, senza successo, tenta di scansare Berlusconi ed assumere lui la leadership del centrodestra.
Ma è un cane che si morde la coda.
Non può fare a meno di Berlusconi per mantenere il suo peso politico e per poter coltivare la sua feudale leadership all’interno del suo partito. Nello stesso tempo, le condizioni imposte dal suo indesiderato alleato rafforzano quest’ultimo, rendendo sempre più difficile la sua sostituzione al vertice.
Fini però non demorde, in fondo neanche Berlusconi può fare a meno di lui e, in più occasioni, riesce ad arginare l’indigeribile Bossi e l’ingombrante Tremonti (fino ad ottenere, in un’occasione, le dimissioni di quest’ultimo).
E’ in ogni caso costretto ad elaborare una strategia più articolata, strutturata e complessa, che prende le mosse proprio dalla calcolata svolta di Fiuggi.
Da lì parte, infatti, il suo ostentato e progressivo ripudio del fascismo e la ‘rassicurante’ prospettazione di una destra liberale di respiro europeo.
Fini rivede pubblicamente, fino a rovesciarle, molte e significative posizioni politiche, dalla Shoah e i rapporti con Israele fino alle avanzate posizioni sui temi etici e sull’immigrazione.
Argomenti che si mostrano tutti palesemente funzionali a chi deve riequilibrare, più di chiunque altro, il peso finanziario ed elettorale del colosso berlusconiano.
Dà vita alla fondazione Fare Futuro, che da subito si rivela una solida e fertile aggregazione culturale, mirata ad innovare e rigenerare il tessuto sociale, politico e culturale del Paese. Quello stesso Paese che sembra saldamente in pugno a Berlusconi e perennemente appeso alle tette del grande fratello.
Imboccato il terzo millennio, Fini allarga lo sguardo verso possibili, diversi e variopinti alleati, fuori e dentro il Parlamento e scopre molti interessi convergenti. Da Montezemolo a Casini a D’Alema.
Tre le parole d’ordine.
Uno, la Lega deve essere stretta in un angolo e progressivamente riassorbita.
Due, Berlusconi non serve più e sta diventando scomodo per tutti.
Tre, occorre contenere il disagio sociale, altrimenti qui finisce a forconi e baionette.
Fini dice di aver cambiato idee su molte cose, ma su una non è mai retrocesso.
Ed è quella più insidiosa di tutte: il presidenzialismo.
In una cornice, faccio notare, che è quanto di più lontano si possa immaginare dalla Costituzione repubblicana.
Da 15 lunghi anni Fini e Berlusconi si stanno misurando in un difficile ed autoreferenziale testa a testa, fino a confluire in un unico partito, il Pdl, stretti in un abbraccio che è politicamente destinato ad essere mortale per uno dei due.
Sono i delfini delle due destre estreme.
Fini di quella ‘parlamentare’ di Almirante; Berlusconi di quella ‘extraparlamentare’ di Gelli.
La prima più subdola e raffinata, la seconda più efferata, grossolana e volgare.
Io credo che tutte le vittorie (prepotenze) di Berlusconi in questi anni si riveleranno vittorie di Pirro e che sarà Fini, o chi per lui, a vincere la guerra.
In ogni caso, nell’immediato futuro ed indipendentemente dalla volontà e coscienza del popolo 'mai fu' sovrano, vincerà la destra, o meglio, per essere giusti, l'Italietta oligarchica e inciuciona, che strozza il Paese da almeno 150 anni, a far conto dall’unità d’Italia.
Detto questo, lascio immaginare con quale entusiasmo aspetto le dimissioni di Berlusconi.
Fatti due conti, me le aspetto al massimo per novembre.
E per il momento non voglio neanche pensare al patetico e consueto orrore che seguirà.
Mafia e fascismo sono i due cancri che hanno ridotto l’Italia, suo malgrado, in queste condizioni. Ce li hanno proposti, riproposti e imposti e continuano a venderceli in tutte le salse. Da secoli ci dicono che così va il mondo e che al massimo ci è dato sperare nel male minore.
Io credo che in Italia le cose potranno cambiare solo se saranno gli italiani a volerlo.
Occorre la consapevolezza che abbiamo a che fare con fascisti, piduisti, mafiosi, corrotti, ignoranti, stolti di ogni tipo. L'attuale situazione italiana è una situazione di fatto e non di diritto.
E occorre la forza di restare uniti, destra e sinistra, entro il perimetro della legalità e dell'antifascismo, spina dorsale della nostra Costituzione democratica, che infatti lorsignori vogliono cambiare.
mercoledì 30 settembre 2009
Possibili scenari per il dopo 6 ottobre
Il 6 ottobre la Corte Costituzionale farà conoscere le proprie decisioni in merito alla legittimità costituzionale del lodo Alfano, cioè la legge (approvata anche con i voti dei 'liberali e democratici' finiani) che impedisce lo svolgimento dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente del Senato) durante il loro mandato. Processi per reati non attinenti la propria funzione pubblica ma di qualunque altra natura (ipoteticamente anche omicidio o stupro) commessi prima o durante l'occupazione della carica.
Dunque data importante ma non decisiva. Non sarà determinante per la permanenza in carica di Berlusconi (ormai è chiaro che spontaneamente non mollerà di un millimetro neanche cadesse il mondo) ma delle modalità con le quali si esprimerà la lotta di quei 'poteri forti' che ne hanno deciso la defenestrazione.
Berlusconi appare sempre più chiuso nel proprio bunker mentale, difeso dai suoi fedelissimi. E dal suo rifugio non perde occasione per lanciarsi in improvvise sortite spalleggiato dai componenti della propria guardia imperiale, i mediocri collaboratori e le emerite nullità di cui si è attorniato in questi anni, i cavalli fatti senatori come con Caligola: pavoneggiarsi alla consegna dei moduli abitativi ai terremotati abruzzesi, scagliare virulente accuse contro le opposizioni e quei pochi giornalisti ancora liberi, lusingare le élites amiche e nemiche con l'immondo scudo fiscale.
Fuori dal bunker i nemici: i poteri forti additati da Brunetta (le grandi Banche? Confindustria?), il Vaticano?, Usa e Israele (a causa delle pericolose amicizie con Putin e Gheddafi)?, tutti nemici che peraltro trovano sponda in rilevanti pezzi della sua maggioranza.
Se, per decenza costituzionale e probabile convenienza politica, la Corte riterrà illegittimo il lodo Alfano non ci saranno dimissioni automatiche ma si aprirà solo un altro fronte per Berlusconi: quello dei procedimenti giudiziari. In primis il processo Mills: qui non si tratta di una indagine in fase di istruttoria ma di un procedimento che è arrivato già ad una conclusione in primo grado. L'avvocato Mills è stato riconosciuto colpevole di essersi fatto corrompere da Berlusconi per rendere falsa testimonianza nel corso di processi a carico del premier. Ma potrebbero trovare una accelerazione le istruttorie in corso a Milano per frode fiscale oltre che conoscere nuovi sviluppi le indagini per le stragi di mafia del 92, 93 e 94.
In realtà in queste ultime settimane ci è sembrato di assistere ad un periodo di tregua, dalla parte degli ‘attaccanti’, durante il quale Berlusconi ha potuto rinfrancarsi e sentirsi abbastanza forte da poter abbozzare, anche tramite i suoi servi, una controffensiva nei confronti dei nemici. E magari contemporaneamente intavolare una trattativa e presentare le proprie condizioni per togliersi di mezzo.
La tregua unilaterale incontrerà però una prima interruzione appunto il 6 ottobre ed avrà un altro momento di svolta nelle primarie del PD del 25 ottobre, data a decorrere dalla quale il nuovo segretario, presumibilmente il dalemiano Bersani, potrà avere le mani libere per rendersi disponibile a nuovi assetti politici.
E' ipotizzabile che conclusosi questo periodo di calma apparente, Berlusconi sarà oggetto di nuovi contemporanei attacchi per portarlo alla resa finale: oltre agli sviluppi delle vicende giudiziarie, verranno nuove rivelazioni sugli scandali sessuali e si materializzerà un altro terreno di scontro, quello parlamentare. Con la svolta strumentalmente liberale di Fini, da coordinatore delle forze di sicurezza al G8 di Genova del 2001 (per intenderci quello della ‘macelleria messicana’) a campione della destra liberale, fautore di una legge per agevolare il rilascio della cittadinanza italiana agli immigrati, con l'obiettivo manifesto di spaccare la maggioranza e lasciare in mano alla Lega il cerino di una crisi di governo. Strategia a cui potranno affiancarsi altre occasioni per imboscate parlamentari (dallo scudo fiscale alla legge sulle intercettazioni fino alle norme sul testamento biologico).
In realtà la situazione politica appare in una situazione di stallo: fino a quando Berlusconi non deciderà di farsi da parte lasciando campo libero nel PDL, non si vede come un'alleanza tra Fini (e i dissidenti del PDL) e Casini, anche qualora contasse sui voti del PD, possa ottenere la maggioranza in Parlamento e ancor di più, nel caso di nuove elezioni (anche nella ipotesi della discesa in campo del grande centro montezemoliano), come raggiungere il necessario consenso popolare.
Due sono i possibili scenari che si aprono a fronte di questo, finora sterile, accerchiamento: Berlusconi e magari anche la Lega in cambio di rilevanti contropartite (in termini di impunità penale per il primo e di concessioni in tema di secessione la seconda) decidono di farsi da parte oppure si apre uno scontro aperto e a tutto campo. Uno scontro che potrà avere esiti incerti, come il ricorso alle elezioni anticipate ma anche assumere forme eversive della democrazia.
Da un uomo come Berlusconi, cinico, privo di qualsiasi scrupolo morale, accecato dalla propria mania di grandezza, circondato da consiglieri politici impresentabili e che, dopo quindici anni dalla discesa in campo, dovesse ritrovarsi a lottare per la sua sopravvivenza possiamo attenderci di tutto. Anche di ritrovarci i carri armati in strada e ronde leghiste e fasciste a rastrellare gli oppositori.
E' proprio dunque in questo momento che servirebbe una grande mobilitazione dei cittadini democratici e dei partiti di vera opposizione che abbandonassero il ruolo di spettatori per riaffermare i valori della Costituzione e chiedere di ripristinare la sovranità popolare.
Una mobilitazione straordinaria per le dimissioni di Berlusconi, in ossequio al principio di legalità, ma nel contempo per una politica diversa, fatta da persone con le mani pulite e che passi necessariamente attraverso elezioni democratiche libere per la selezione di una nuova classe di governo.
lunedì 28 settembre 2009
Turisti della democrazia e aborigeni dell'Italia fascista
L’Italia repubblicana non aveva mai avuto così tante ragioni per scendere in piazza. Dalle scuole alle fabbriche; dall’immigrazione al testamento biologico; dall’asservimento della magistratura al bavaglio dell’informazione; dalla privatizzazione dell’acqua allo scudo fiscale.
Il totale rovesciamento della Costituzione repubblicana potrebbe trovare il suo culmine il 6 ottobre prossimo, quando la Corte Costituzionale deciderà sulla costituzionalità del Lodo Alfano.
Ove la Corte decidesse di ‘promuoverlo’, avremmo la formale e definitiva abrogazione del principio di uguaglianza, sancito dall’art. 3 Cost. e con esso dell’intera Costituzione.
Quel principio è infatti chiave di volta della democrazia; se venisse meno quello, crollerebbe tutto e l’Italia ufficialmente cesserebbe di essere, anche solo per finzione, una Repubblica democratica.
Gli italiani stanno manifestando nei modi più diversi, tutti pacifici, alcuni estremi in senso autolesionistico, come lo sciopero della fame.
Quest’ultima forma di lotta, non solo italiana e altrove anche più estrema, è un inedito del villaggio globale.
A mio avviso, essa esprime, tra le altre cose, il drammatico e disperato senso d’impotenza di fronte ad una globalizzazione che sfugge al controllo dei tradizionali governi territorialmente limitati e che vanifica l’efficacia degli altrettanto tradizionali strumenti di democrazia (diretta e indiretta), nonché delle rappresentanze sindacali (già di loro in crisi) e degli ordinari mezzi di tutela giurisdizionale.
Il cittadino è solo e disarmato, in un mondo gigantesco e fuori controllo.
Tornando a circoscrivere lo sguardo all’Italia, numerose, ma isolate manifestazioni e forme di lotta si stanno moltiplicando a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale.
L’attuale governo sta senz’altro monitorando la situazione già da tempo e ha predisposto diverse misure di ‘contenimento’.
Innanzitutto ha un quasi totale controllo dell’informazione e, come dicevo in apertura, ha dato disposizioni ferree nel senso di oscurare totalmente la realtà e soprattutto la ribellione in atto. L’ordine è di moltiplicare a dismisura intrattenimento ed amenità di ogni genere, qualunque cosa pur di distrarre dalla realtà. Gli italiani non devono sapere. Nessuno di loro deve sapere cosa fa e in che condizioni si trova l’altro.
I pochi dissidenti (Annozero, Report, Tg3,..) sono ormai apertamente sotto il fuoco nemico degli squadristi di Stato (da Scajola a Masi) e nel mirino dei cecchini (editori interessati, compromessi e complici, cinicamente raffinati nell’indirizzare l’opinione pubblica).
La macchina della propaganda di regime ha ormai raggiunto dimensioni pachidermiche e livelli di tale arroganza e manifesta violazione del dettato costituzionale, da lasciare increduli.
Oggi, per la prima volta dopo quindici anni, anche coloro che, pur avendo compreso da subito l’assoluta incostituzionalità di quanto stava accadendo a far data dal 1994, e che nonostante questo avevano però ritenuto politicamente inopportuno o egoisticamente non conveniente denunciare immediatamente e senza mezzi termini la gravità dello scenario che si stava aprendo, ora, dicevo, si rendono conto di quanto gravi siano state la sopravvalutazione dei loro meschini interessi e la sottovalutazione della pericolosità dei subdoli mezzi con cui un piduista è arrivato a corrompere e a far marcire un intero Stato, logorandolo ed asservendolo giorno dopo giorno, menzogna dopo menzogna, decreto dopo decreto, agevolmente profittando delle generose debolezze di un manipolo di turisti della democrazia.
Potremmo chiamarla eutanasia di Stato, di uno Stato che poteva ancora guarire.
Così infatti appare agli occhi di chi non ha perso la prospettiva storica e la consapevolezza della rapida evoluzione degli strumenti di potere e di controllo.
Una morte dolce che pone fine agli umani tormenti, talmente dolce che non ci si accorge neppure di morire.
Il suo vero nome è in realtà colpo di Stato o eversione, se preferite.
La seconda misura adottata da questo governo è la studiata adozione di una serie di provvedimenti (dalla social card alla detassazione degli straordinari; dalla insufficiente copertura della cassa integrazione, fino alle ancor più ridicole promesse di supplenze per i precari della scuola; per non parlare degli avvilenti provvedimenti in materia bancaria), provvedimenti inutili e tutti predisposti, a costi minimi, per simulare misure anticrisi e per fingere un ‘governo’ che è come il fumo che vende se stesso.
In questo genere di misure si inseriscono anche gli spot sull’abruzzo, dove il governo arriva a vendere ben due arrosti con un solo fumo.
Il fumo è il set pubblicitario allestito dall’asservita e ormai deviata televisione di Stato, dove Berlusconi svela se stesso e la sua unica natura, quella di un venditore, appunto.
Gli arrosti sono le case costruite dalla Provincia di Trento con i soldi della croce rossa italiana, ma spacciate come opera del governo, e la vantata soluzione del dramma dei connazionali abruzzesi, un dramma che in realtà rischia di invecchiare con gli abruzzesi stessi e grande quanto il numero delle migliaia di sfollati oscurati da tutti i tg.
E, sempre allo stesso filone, possiamo senz’altro ricondurre la precipitosa diffusione a reti unificate degli improvvisi e ‘brillanti’ successi del fisco ‘italiano’ nella lotta all’evasione fiscale, palesemente piazzati ad arte e mirati a simulare un’integerrima volontà politica di giustizia fiscale dell’attuale governo, nonché l’efficacia dell’incorruttibile guardia di finanza, misteriosamente accanitisi all’improvviso nei confronti di tre sportivi di pubblica fama, dati in pasto all’opinione pubblica, forse perché privi di agganci politici.
Spot troppo palesemente trasmesso per controbilanciare l’impresentabile scudo fiscale, cui Tremonti si è visto costretto, mettendo dignità e buon senso sotto le sue stesse scarpe.
Nel disastro dell’economia italiana e a fronte di 1.800 miliardi di debito pubblico, il povero Tremonti, impossibilitato dal raschiare il fondo del barile, che a forza di raschiarlo non c’è più, si è visto costretto a bussare penosamente cassa agli stessi ladri della Repubblica italiana, chiedendo loro, in via del tutto eccezionale data la recessione in atto, di restituire almeno il 5% del maltolto, assicurando loro la più assoluta impunità per qualunque illecito commesso, anche penale (ha escluso solo le multe per divieto di sosta) e il più impenetrabile anonimato.
Una terza misura è anche più efficace e per certi versi ironica.
I turisti della democrazia, resisi conto che il mostro, in gran parte da loro stessi creato, è sfuggito loro di mano, tentano goffamente ed in extremis di arginarlo e sbattono in prima pagina il monstrum dello scandalo sessuale.
Altro forse non sanno o non possono fare senza rischiare loro stessi di perdere privilegi magari colpevolmente ed inconfessabilmente acquisiti.
Un invito a nozze per un uomo in procinto di divorziare dalla sua seconda moglie e che di culi, tette e prostituzione latamente intesa ha fatto il suo cavallo di troia per espugnare la più feudale di tutte le democrazie.
E’ Berlusconi stesso che prima incassa e poi rilancia e di quello scandalo che lo vede protagonista fa un provvidenziale strumento di distrazione di massa.
Arriva addirittura, beffardo e sogghignante, a citare per danni l’imbelle quotidiano Repubblica e costringe l’intero Paese a parlare di puttane.
La quarta misura è più sommersa e confusa, in parte autogena.
Consiste in un capillare controllo e governo del malcontento popolare nella sua divisa e particolare realtà territoriale.
Questo governo sa di poter contare (in ciò consiste la componente autogena) sulla diffusa corruzione e ricattabilità di amministrazioni locali multicolori e di sindacati sempre più insindacabili.
Partiti e sindacati sono infatti sempre più sfilacciati, compromessi e inaffidabili, ma anche, paradossalmente, potenti ed in grado di assorbire le singole proteste o i singoli cittadini, in un contesto di imperante individualismo, di facili tentazioni, di diffusa sfiducia e di assoluta incertezza.
Senza troppi sforzi, ma con vigile controllo, il governo può agevolmente dar seguito al sempiterno divide et impera.
C’è poi una quinta ed inquietante misura, che mi sembra di scorgere fra le righe della storia di Forza Italia, del suo travaso nel Pdl e della sua alleanza con la Lega.
Non so se sia corretto annoverarla tra le misure preventive di contro-sommossa, tante volte gli italiani dovessero rivendicare democrazia; diciamo che mi interrogo sull’atipica genesi e sull’ancor più atipico radicamento su territorio del club Forzista.
L’operazione Forza Italia si compie dall’oggi al domani. I soldi scorrono a fiumi e l’operazione procede rapidamente come una catena di montaggio. L’innaturale e repentino svilupparsi di club, movimenti di sostegno e comitati forzisti, unitamente al vuoto culturale e politico che li caratterizza ed al taglio inconfondibilmente pubblicitario della confezione e dei messaggi, tutti standardizzati, nonché l’immensa somma di denaro investita, non lasciano dubbi sulla pianificazione dall’alto di un’operazione tra le più ambiziose ed inquietanti.
Gli adepti sembrano reclutati dall’alto, istruiti in batteria da una stessa scuola, sguinzagliati a comando.
Arrivano addirittura a fondare un comitato per candidare Berlusconi al premio Nobel.
Praticamente una lapide sulle loro già risibili velleità di credibilità politica e civile.
Una realtà che però, proprio perché tale, cioè realmente esistente, e per il fatto stesso di esistere, svela le condizioni in cui è ridotto il Paese, ormai assuefatto a pubblicità di ogni tipo e totalmente svuotato di qualunque capacità critica. Al punto da votare un’agenzia pubblicitaria convinto che sia un partito.
L’esercito di Silvio, ben foraggiato, si insinua e si posiziona atipico tra gli attivisti di Alleanza Nazionale e le teste calde della Lega.
Le ronde vengono legalizzate.
Cosa accadrebbe se, come spero, la Corte Costituzionale dovesse bocciare il Lodo Alfano?
La sesta ed ultima misura è inevitabilmente l’allerta permanente delle forze dell’ordine.
Mi chiedo quanti tra gli esponenti di queste ultime, consapevoli di prendere ordini dal nemico ed impossibilitati dall’intervenire senza provocare il caos, nel vuoto della politica italiana, non stiano sperando in un unico grande moto di popolo, talmente grande da consentire loro di disobbedire.
domenica 27 settembre 2009
Il condominio
Con spazi comuni: cortili interni, giardini e terrazzi; con posti macchina e garage. E negozi, qualche officina e qualche laboratorio. Ne fa parte anche una chiesa e si sa in Italia quanto conti un parroco. Così per le sue esigenze c'è sempre un occhio di riguardo.
Un condominio con tanti problemi, problemi di infiltrazioni, di impianti fatiscenti, di stabilità delle strutture, di mancato rispetto del regolamento e di utilizzo abusivo di spazi comuni da parte di alcuni. Un condominio con tanti debiti, con una ingiusta ripartizione delle spese e per giunta incapace in alcuni casi di provvederne alla riscossione. E allora ogni tanto si cerca un accordo con i proprietari morosi, accettando il pagamento di una parte, anche piccola, di quanto dovuto pur di recuperare qualcosa ed estinguendo in cambio il loro debito. Ma nel contempo si continuano a deliberare lavori costosi di cui pochi sentono il bisogno.
Il più delle volte non si conoscono tra loro le persone che lo abitano e a mala pena si salutano, tutti presi dalle proprie vite e dai propri problemi personali. Al massimo si lamentano delle troppe spese per lavori inutili e fatti male e delle cose che non vanno bene oltre naturalmente criticare colui a cui ne è affidata la gestione. A dire il vero c'è anche paura a dire ad alta voce quello che si pensa: ci sono in giro strani gruppi di giovinastri che dicono di volersi occupare della sicurezza dei palazzi ma a prima vista non appaiono completamente affidabili.
Non esiste solidarietà tra gli abitanti del condominio ma ostilità e diffidenza, per la diversa estrazione sociale o per la diversa origine regionale, tra italiani e stranieri, tra chi afferma di essere credente e chi afferma di non essere credente.
Naturalmente c'è un amministratore, colui che è delegato alla gestione delle incombenze comuni.
Pulizie, riscaldamento, contabilità, adempimenti fiscali, ripartizione e riscossione delle quote condominiali, manutenzioni ordinarie e straordinarie.
Secondo il regolamento l'amministratore dovrebbe essere scelto da tutti i condomini con il loro libero voto, sia pure sulla base delle quote di proprietà.
Eppure ci sono condomini più importanti degli altri, sono loro, di fronte alla inerzia e alla mancata partecipazione della maggioranza, che risultano decisivi nel determinare l'amministratore che verrà scelto dall'assemblea. Ed in effetti i più per ignavia, simpatia, amicizia, timore, rispetto o speranza di futuri favori, si adeguano alle scelte di quei pochi.
Certo, spesso una parte dei condomini si organizza in gruppi per promuovere la scelta di un amministratore. Se ne dicono di tutti i colori i membri di quei gruppi, rasentando e a volte oltrepassando il limite della diffamazione.
Grosso modo si rimproverano le stesse cose: mancanza di onestà e gestione del bene comune nell'interesse di pochi.
Uno dei problemi è che nel condominio non circolano le giuste informazioni sulla reale situazione contabile dell'amministrazione, sui lavori ai quali è più opportuno dare priorità, su quali siano i veri prezzi di mercato degli appalti e quali le ditte migliori e più corrette a cui ci si dovrebbe e potrebbe rivolgere. Al massimo girano voci e pettegolezzi. E coloro che avrebbero la capacità di capire e di spiegare e il prestigio per essere ascoltati dagli altri, per interesse o pigrizia o paura, preferiscono tacere.
In certi anni prevale l'amministratore indicato da un gruppo, in altri quello indicato da un altro gruppo. Ma nessuno potrà essere nominato amministratore se non ha l'approvazione dei condomini più importanti e alla fine le ditte incaricate dei lavori, nonostante le loro opere siano spesso insoddisfacenti, sono sempre le stesse (a volte sono proprio le ditte dei condomini più importanti) e le violazioni, gli abusi, le ingiustizie restano in ogni caso e con chiunque sia nominato.
Nel condominio vivono anche persone che svolgono attività illegali, l'appartamento in cui la prostituta riceve i propri clienti, quello in cui lo spacciatore rifornisce gli acquirenti di stupefacenti, l'altro in cui il ricettatore custodisce le cose rubate, l'officina che ammorba il condominio con fumi venefici.
Ma anche quelli nessuno li tocca. Anzi pure loro hanno voce in capitolo nella scelta dell'amministratore e fanno in modo che chi verrà nominato non possa infastidirli.
Riusciranno un giorno i condomini onesti, in fondo sono ancora la maggioranza, a parlarsi e a capire cosa è giusto fare e come è possibile organizzarsi per tutelare la propria vita, il proprio interesse e i propri diritti?
Con il patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Palermo, 25 settembre 2009. Il deputato europeo dell’Italia dei valori, Sonia Alfano, dopo aver partecipato all’incontro della delegazione degli europarlamentari italiani con il Presidente della Repubblica ha rivelato:
«Alla fine dell’udienza, ho consegnato al presidente Napolitano un’agenda rossa. Un’agenda dello stesso colore di quella di Paolo Borsellino sparita proprio il giorno del suo omicidio. All’interno vi era una lettera, a lui indirizzata, scritta da Salvatore, il fratello di Paolo. Ho colto l’occasione per invitarlo a partecipare alla nostra iniziativa di domani, a stare coi cittadini che chiedono verità e giustizia. Mi ha risposto, alquanto indignato, che lui non partecipa ad iniziative di questo tipo. La cosa non può che addolorarci moltissimo».
Dal sito della massoneria italiana, gli auguri del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al convegno organizzato dal Grande Oriente d'Italia
http://www.grandeoriente.it/eventi.php?id=723&task=view&t=208
venerdì 25 settembre 2009
Perchè Berlusconi non ha ridotto le tasse
http://www.corriere.it/editoriali/09_settembre_17/giavazzi_fisco_leggero_cc1f1b2a-a346-11de-a213-00144f02aabc.shtml
Nell'interpretazione di Massimo Bordin, nella sua quotidiana rassegna stampa su Radio Radicale, la posizione di Giavazzi e di altri intellettuali liberali è uno degli aspetti in cui si esprime l'attuale contrapposizione tra élites (modo elegante per dire poteri forti e caste dominanti) e Governo Berlusconi cui viene rimproverato di non aver adempiuto alla vecchia promessa di ridurre le tasse.
Tralasciando l'interrogativo di cosa comporterebbe oggi, in termini di tagli alle spese sociali, l'attenuazione dell'imposizione fiscale, la domanda è: perché Berlusconi non ha colto la crisi economica mondiale, il generale consenso di tutti, persino il sostanziale via libera dell’Europa ad una flessibilità sul rispetto dei parametri di Maastricht, per ridurre la pressione fiscale su lavoratori dipendenti e autonomi, pensionati e imprese? Quello che è stato il suo cavallo di battaglia da quindici anni ad oggi, l’argomento principe (meno tasse per tutti) con cui è stato eletto tre volte sembra dimenticato. Come mai Tremonti da ideatore della finanza creativa è diventato il severo controllore del rispetto delle regole europee e delle compatibilità di bilancio?
In realtà una parziale riduzione delle tasse è stata realizzata surrettiziamente incoraggiando e consentendo l'evasione fiscale di lavoratori autonomi e imprese, cassando le norme e i provvedimenti di tracciabilità delle transazioni economiche, dimostratisi straordinariamente efficaci, adottati da Visco, la cui testa peraltro Veltroni aveva già offerto agli imprenditori non ricandidandolo alle ultime elezioni.
Ma c'è un'altra risposta: oltre al riconoscimento del desolante vuoto delle Casse dello Stato, la mancata riduzione delle tasse è pienamente coerente con lo scellerato patto Berlusconi – Lega (di cui Tremonti è contemporaneamente artefice e garante) che aveva come punto centrale il federalismo fiscale. Sarebbe sciocco pensare che il federalismo fiscale non avrà l'effetto di stravolgere la distribuzione delle risorse dello Stato tra le varie parti d'Italia. Non sarebbe stato uno dei temi dominanti della politica della Lega e certo non tranquillizza sentir parlare di 'federalismo solidale' (si è fuori strada se si prova a tradurlo con la parola elemosina?). Oggi non è possibile ridurre le entrate fiscali perché domani, con l'attuazione del federalismo fiscale, la torta della finanza pubblica sarà più piccola anzi, per meglio dire, la torta sarà divisa in modo diverso e la parte spettante al centro sud dovrà inevitabilmente diminuire. Le riduzioni fiscali potranno avvenire domani ma solo per il nord. Se ciò davvero avvenisse, se Berlusconi non verrà prima travolto nella feroce lotta di potere in corso, si realizzerà il trionfo politico della Lega, sancendo la divisione degli italiani in cittadini di Serie A e cittadini di Serie B, dimentichi dello straordinario contributo che in termini umani il sud ha fornito allo sviluppo della nazione e ponendo le basi per la divisione politica dell’Italia.
giovedì 24 settembre 2009
Caccia a Il Fatto...
Palermo, ore 23:50 del 22 Settembre 2009, sulla schermata del mio PC c'è la prima pagina de Il Fatto Quotidiano! Emozione Grandissima!
L'attesa è stata lunga mesi, un travaglio mi permetto di dire, senza con questo citare una delle celebri firme della “sporca dozzina” di cui si compone la nuova testata. La rete ne parla da mesi, la concorrenza da allora teme e trema, oggi “rosica” di fronte al calore dimostrato dai lettori.
La notte è stata un tumulto d'emozioni. L'aggiornamento degli stati personale di facebook ricordava il count-down che precede il capodanno, la frenesia dei lettori abbonati al Pdf in attesa della loro prima copia somigliava a quella dei giovani padri in attesa della nascita del proprio figlio o a quella dei tifosi col fiato sospeso durante gli ultimi minuti di una finale mondiale.
Ore 23:50...è nato!!! è nato!!! Una gioia immensa illumina i volti dei lettori, che dalla lettura delle prime righe, iniziano a scambiarsi sms e mails, a popolare la rete con le prime impressioni.
Letto tutto, in un paio d'ore, iniziano a fioccare i commenti anche sulle pagine di voglioscendere ed antefatto, tutti felici, tutti contenti e tutti attaccati ai proprio schermi per far sentire, sin da subito, il proprio apprezzamento per il lavoro svolto. Le aspettative non sono state deluse!
Ore 8:40 del 23 Settembre, fermata alla prima edicola: “buongiorno, mi scusi è arrivato Il Fatto?” l'edicolante: “sisi, ma è già finito!" "grazie, arrivederci!"
Inizia qui la consapevolezza che non sarà facile stringere in mano una copia del n.1° dell'Anno I de Il Fatto Quotidiano. Via con un'altra edicola, finito, dai che la prossima è quella buona, finito, eccone un'altra, finito, incrociamo le dita “Buongiorno, mi scusi il Fatto?” edicolante “prego!” “Grazieeee, me ne da due?” edicolante “no mi dispiace, devo accontentare tutti!” questa non ci voleva “ma è per una mia collega, sta facendo esami all'università...” e l'edicolante, incorruttibile anche di fronte al finto esame della finta amica “No!” gelo “arrivederci!”
Procedo verso un'altra edicola e vi trovo uno sconosciuto ragazzo che parlava dimesso con l'edicolante, capiamo subito di stare cercando la stessa cosa. “quante ne hai girate? " io “cinque, tu?” lui “sei” sorriso e saluto al cordiale e stupito edicolante e via. Ci allontaniamo un attimo e gli do subito la soffiata “se ti sbrighi e vai all'edicola che c'è prima del semaforo, forse ne trovi ancora una!” e fu così che i suoi occhi mi ringraziarono come quelli di un bambino a cui hai appena promesso un giocattolo nuovo!
A questo punto la fermata era d'obbligo ad ogni edicola che si trovava lungo il mio percorso. Arrivato in facoltà il conto s'è fermato a dodici edicole ed una sola copia disponibile. Tutto questo quando l'orologio non segna ancora le 9:00 del mattino. È fantastico!
In facoltà siamo in pochi ad averla, chi la possiede la tiene quasi come un trofeo da condividere con gli amici. “ce l'hai?” col sorriso di chi sa di essere stato fortunato rispondo “Si” e lui sorridente “lo sapevo, quanto resti? me la lasci?” non volevo separarmene ma “ok, vedi che non resto molto” poi ve ne furono altri due “ok ma per favore, state attenti che la voglio conservare!” e poi un altro mentre prendevamo il caffè “attentooo, non me la sporcare col caffè!”
Mercoledì 23 Settembre 2009 – Anno I – n°1
Il Fatto Quotidiano... è nato!
