Nel frattempo, nella tregua seguita alla decisione della Consulta sul lodo Alfano, i pezzi di casta che si stanno facendo la guerra trattano sul prezzo dell'uscita di scena di Berlusconi senza ovviamente tralasciare di affilare le armi a loro disposizione. Mano a mano il cerchio attorno a lui, attaccato su tutti i fronti, si sta stringendo: indagini sulle stragi di mafia dei primi anni novanta, scandali sessuali, sentenza civile di risarcimento a favore di De Benedetti, riapertura dei processi penali a suo carico, sempre più espliciti distinguo di parte di pezzi della sua maggioranza, totale perdita di credibilità sul piano internazionale. La storia sarà giudice implacabile non solo nei suoi confronti ma anche di coloro che l'hanno accompagnato nell'ascesa o si sono astenuti dal contrastarlo efficacemente: Fini, Casini, D'Alema, Montezemolo. Le stesse persone a cui ora dovrebbe essere affidato il riscatto della nostra democrazia e del nostro Paese.
"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)
sabato 10 ottobre 2009
Le dimissioni di Silvio Berlusconi
Quando avverranno le ormai inevitabili dimissioni di Berlusconi? I rumours parlano dei primi di novembre, dopo le primarie del PD che incoroneranno il dalemiano Bersani segretario e renderanno il partito operativo per nuovi assetti politici e parlamentari.
giovedì 8 ottobre 2009
Emozioni di una mamma
(Ricevo e pubblico)
Mercoledì 7 ottobre 2009
Ore 19,00: il TG3!
Non vedo un telegiornale da qualche anno e spesso non ho il tempo di seguire le notizie in tempo reale su internet.
Ho imposto a mio figlio di cambiare canale.
Appena in tempo!
La giornalista legge qualcosa sulla decisione della Consulta: “…ittimo….”
Non capisco la parte iniziale della parola.
Chiedo con curiosità, ma anche con un filo di speranza disperata….
“Cos’ha detto? Legittimo o illegittimo?”
Silenzio.
Cerco di capire, ma non riesco ad incamerare le parole….
Poi finalmente: “… viola l’art. 3 della Costituzione….”
Non finisce la frase che inizio ad esultare!
Proprio come in questi 15 anni hanno tentato di insegnarci,
Proprio come in uno stadio:
stringo i pugni, traggo a me le braccia e urlo:
“SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII !!!!!” .
Abbraccio i miei figli!
Finalmente uno spiraglio di speranza, soprattutto per il loro futuro:
IL POPOLO ONESTO POTRA’ TORNARE AD ESSERE SOVRANO!
Mercoledì 7 ottobre 2009
Ore 19,00: il TG3!
Non vedo un telegiornale da qualche anno e spesso non ho il tempo di seguire le notizie in tempo reale su internet.
Ho imposto a mio figlio di cambiare canale.
Appena in tempo!
La giornalista legge qualcosa sulla decisione della Consulta: “…ittimo….”
Non capisco la parte iniziale della parola.
Chiedo con curiosità, ma anche con un filo di speranza disperata….
“Cos’ha detto? Legittimo o illegittimo?”
Silenzio.
Cerco di capire, ma non riesco ad incamerare le parole….
Poi finalmente: “… viola l’art. 3 della Costituzione….”
Non finisce la frase che inizio ad esultare!
Proprio come in questi 15 anni hanno tentato di insegnarci,
Proprio come in uno stadio:
stringo i pugni, traggo a me le braccia e urlo:
“SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII !!!!!” .
Abbraccio i miei figli!
Finalmente uno spiraglio di speranza, soprattutto per il loro futuro:
IL POPOLO ONESTO POTRA’ TORNARE AD ESSERE SOVRANO!
Se solo Pertini..
S'egli fosse qui, l'italia non avrebbe un piduista a Palazzo Chigi.
Gli italiani che oggi affrontano e combattono la schiuma,
subiscono impotenti la posticcia chioma.
Soli, nel deserto politico del mediocre mandamento,
gli italiani cercano la guida che il tempo ha cancellato senza orientamento.
Lo Stato è esploso senza ritegno e i buffoni calcano la mano, forti dell'umano e facile sdegno.
Soli e raminghi, pochi guerrieri, affrontano i titani di oggi e di ieri.
Il coraggio incarna nome e sembianze,
mentre il tempo impone le disumane convenienze.
L'Italia, raminga, affoga in una sterile premura
e, generosa, trova risorse per un'inattesa premura.
Lo Stato muore sotto il fuoco nemico
e sgradevole suona la voce del nemico.
Alti i vessilli della libertà,
che nessuno abbocchi al flauto della decantata falsità.
Se solo Pertini fosse qui..
Se solo Pier Paolo Pasolini potesse indicarci chi..
Gli italiani che oggi affrontano e combattono la schiuma,
subiscono impotenti la posticcia chioma.
Soli, nel deserto politico del mediocre mandamento,
gli italiani cercano la guida che il tempo ha cancellato senza orientamento.
Lo Stato è esploso senza ritegno e i buffoni calcano la mano, forti dell'umano e facile sdegno.
Soli e raminghi, pochi guerrieri, affrontano i titani di oggi e di ieri.
Il coraggio incarna nome e sembianze,
mentre il tempo impone le disumane convenienze.
L'Italia, raminga, affoga in una sterile premura
e, generosa, trova risorse per un'inattesa premura.
Lo Stato muore sotto il fuoco nemico
e sgradevole suona la voce del nemico.
Alti i vessilli della libertà,
che nessuno abbocchi al flauto della decantata falsità.
Se solo Pertini fosse qui..
Se solo Pier Paolo Pasolini potesse indicarci chi..
mercoledì 7 ottobre 2009
Allarme democratico
Da tempo alcuni amici, politicamente assai avveduti, sinceramente democratici e convinti oppositori di Berlusconi per il degrado che ha portato nella vita pubblica italiana e la lesione nei principi costituzionali che ha determinato la sua politica, cercano di convincermi del fatto che se Berlusconi cadesse così, per la volontà dei poteri forti e non a seguito di libere elezioni e di una grande mobilitazione popolare convinta e consapevole, capace finalmente di unire le ragioni di chi si oppone al regime illiberale delle destre (sul lavoro precario e non, sul nucleare, sull'ambiente, sulla legalità e la difesa della Costituzione, sulla informazione libera e pluralista, sui diritti civili e la laicità dello Stato), ciò non sarebbe una vittoria della nostra democrazia ma anzi si aprirebbero per essa scenari ancor più pericolosi.
Il tramonto di Berlusconi, l'alba di Montezemolo, l'inferno dell'Italia.
L’atteso verdetto è arrivato.
Ad emetterlo una Corte priva di qualunque credibilità.
Respinta la presenza in aula della difesa dei PM di Milano.
Alessandro Pace, che li rappresentava, dice ‘una decisione che toglie speranza’, o qualcosa del genere.
Il verdetto gli darà ragione.
Due gli articoli citati: 138 e 3.
La Costituzione, secondo la finta Corte Costituzionale, può essere modificata e sovvertita da una più robusta accolita di eversivi.
Della serie: la Costituzione è morta e non conta nulla, ma manco voi.
L’unica legge è quella del più forte, e voi non contate abbastanza.
Cancellato l’articolo 139 Costituzione italiana: La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
Il principio di eguaglianza ed il principio di legalità sono l’imprescindibile humus delle più elementari forme di democrazia. Senza di esse non può esservi Repubblica.
Una Corte che ammette la messa in discussione di questo è la patetica farsa che legittima il colpo di Stato compiuto.
C’è solo l’imbarazzo della scelta degli eversori.
Concetti difficili, forse incomprensibili, per un Paese che da trent’anni è abituato a finti telegiornali, finte tette, finti ministri, finti giornalisti, finti imprenditori e tutta la m.. a seguire.
Berlusconi esegue le istruzioni di Putin e Gheddafi e i montezemoniali, burattini della contrapposta parte finanziaria, ordina la messa al bando.
La Corte esegue.
L’Italia paga.
Ad emetterlo una Corte priva di qualunque credibilità.
Respinta la presenza in aula della difesa dei PM di Milano.
Alessandro Pace, che li rappresentava, dice ‘una decisione che toglie speranza’, o qualcosa del genere.
Il verdetto gli darà ragione.
Due gli articoli citati: 138 e 3.
La Costituzione, secondo la finta Corte Costituzionale, può essere modificata e sovvertita da una più robusta accolita di eversivi.
Della serie: la Costituzione è morta e non conta nulla, ma manco voi.
L’unica legge è quella del più forte, e voi non contate abbastanza.
Cancellato l’articolo 139 Costituzione italiana: La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
Il principio di eguaglianza ed il principio di legalità sono l’imprescindibile humus delle più elementari forme di democrazia. Senza di esse non può esservi Repubblica.
Una Corte che ammette la messa in discussione di questo è la patetica farsa che legittima il colpo di Stato compiuto.
C’è solo l’imbarazzo della scelta degli eversori.
Concetti difficili, forse incomprensibili, per un Paese che da trent’anni è abituato a finti telegiornali, finte tette, finti ministri, finti giornalisti, finti imprenditori e tutta la m.. a seguire.
Berlusconi esegue le istruzioni di Putin e Gheddafi e i montezemoniali, burattini della contrapposta parte finanziaria, ordina la messa al bando.
La Corte esegue.
L’Italia paga.
martedì 6 ottobre 2009
Qui nun se stamo a regola'
Forse nun se semo capiti.
Pijate, fate, firmate, ve assentate, lassate dichiarazioni, fate 'e leggi pe' amici vostri e quanno se tratta de pazienta', de capi' de stringne' 'a cinta, me guardate a me.
Io nun ve conosco a tutti. Siete tarmente tanti e tarmente bravi a nasconnese e scaricasse le colpe.
Però me pare che ce sta 'na cosa che nun v'entra 'n testa.'Na regola tanto semplice che io e tanta artra ggente se semo 'mparati:
NUN TE ALLARGA'!Specialmente se sei in torto.
E in torto ce siete. Nun sapete far quadra' i conti, fate affari co' li zozzoni, manco ce annate in parlamento e poi nun ve se po manco critica'. Io, se faccio male er lavoro mio, me cacciano. E pensa' che nun se fa male nessuno. Voi, c'avete sempre 'na scusa pronta. Intanto 'a ggente more o finisce pe' strada. No'o so si ve state a rende' conto...
Ve dovete da da' 'na regolata.
E se nun avete capito manco questa, permettete che prima me preoccupo, e poi me incazzo.
Vor di' che era mejo se su quelle poltrone ce mannavo Mario er fruttarolo. Almeno sa fa' li conti, capisce quanno abbisogna leva' 'e mele marce da le ceste, vigila che le casse che scarica er contadino so' giuste de peso e se non è lo manna affanculo. Perchè sa che se pò campa' solo se nun se pijamo per culo. Potrebbe pure manomette' 'a bilancia, ma non lo fa. Perché tutte le magagne c'hanno la vita corta e lui ce vole sta' a lungo dietro ar bancone suo, vole guarda' la gente 'n faccia.. A voi forse nun ve ne frega gnente, tanto ,pensate, chi ve po' controlla' e che nun ve conosco a tutti, siete tarmente tanti che ve siete costruiti 'n artro monno. Più bello de quello mio e de Mario.Per questo nun ve state più a regola'.
Saranno du-tre-quattro-cinque giorni fa che stavo a legge un giornale novo.
Leggo de ferrovie, dei centri pe' immigrati,de veleni, de case comprate e rivennute, de li sordi che devono da entra' e quelli che devono da usci' ma nun se sa 'ndo vanno. So affari? No, è la vita mia che ve state a sparti' e de li regazzini mia.
Se nun v'è chiaro questo, levateve da lì. Ce sta la ggente onesta, oculata e de cervello fino (ma non pe' fa' i cazzi propri) e che 'ste cose semplici le capisce.
Sto paese nostro nun è mica 'na bisca.
Lo dico pe' voi, così ve potete guarda' allo specchio. Come Mario, quell'amico mio, che ha più riguardo pe' 'e casse de frutta che voi pe' la vita di chi v'ha votati.
Pijate, fate, firmate, ve assentate, lassate dichiarazioni, fate 'e leggi pe' amici vostri e quanno se tratta de pazienta', de capi' de stringne' 'a cinta, me guardate a me.
Io nun ve conosco a tutti. Siete tarmente tanti e tarmente bravi a nasconnese e scaricasse le colpe.
Però me pare che ce sta 'na cosa che nun v'entra 'n testa.'Na regola tanto semplice che io e tanta artra ggente se semo 'mparati:
NUN TE ALLARGA'!Specialmente se sei in torto.
E in torto ce siete. Nun sapete far quadra' i conti, fate affari co' li zozzoni, manco ce annate in parlamento e poi nun ve se po manco critica'. Io, se faccio male er lavoro mio, me cacciano. E pensa' che nun se fa male nessuno. Voi, c'avete sempre 'na scusa pronta. Intanto 'a ggente more o finisce pe' strada. No'o so si ve state a rende' conto...
Ve dovete da da' 'na regolata.
E se nun avete capito manco questa, permettete che prima me preoccupo, e poi me incazzo.
Vor di' che era mejo se su quelle poltrone ce mannavo Mario er fruttarolo. Almeno sa fa' li conti, capisce quanno abbisogna leva' 'e mele marce da le ceste, vigila che le casse che scarica er contadino so' giuste de peso e se non è lo manna affanculo. Perchè sa che se pò campa' solo se nun se pijamo per culo. Potrebbe pure manomette' 'a bilancia, ma non lo fa. Perché tutte le magagne c'hanno la vita corta e lui ce vole sta' a lungo dietro ar bancone suo, vole guarda' la gente 'n faccia.. A voi forse nun ve ne frega gnente, tanto ,pensate, chi ve po' controlla' e che nun ve conosco a tutti, siete tarmente tanti che ve siete costruiti 'n artro monno. Più bello de quello mio e de Mario.Per questo nun ve state più a regola'.
Saranno du-tre-quattro-cinque giorni fa che stavo a legge un giornale novo.
Leggo de ferrovie, dei centri pe' immigrati,de veleni, de case comprate e rivennute, de li sordi che devono da entra' e quelli che devono da usci' ma nun se sa 'ndo vanno. So affari? No, è la vita mia che ve state a sparti' e de li regazzini mia.
Se nun v'è chiaro questo, levateve da lì. Ce sta la ggente onesta, oculata e de cervello fino (ma non pe' fa' i cazzi propri) e che 'ste cose semplici le capisce.
Sto paese nostro nun è mica 'na bisca.
Lo dico pe' voi, così ve potete guarda' allo specchio. Come Mario, quell'amico mio, che ha più riguardo pe' 'e casse de frutta che voi pe' la vita di chi v'ha votati.
lunedì 5 ottobre 2009
Giù le mani dall'articolo 3 Cost.
Mobilitazione Nazionale Importante. Condividere con urgenza! Domani, 6 ottobre, h. 9,30 presidio contro Lodo Alfano. Via 24 maggio incrocio Via Mazzarino (Quirinale!!) - Roma Partecipate copiosi. Fate girare.
L'intervento di Elvio Fassone per la manifestazione Agende Rosse di Salvatore Borsellino
Elvio Fassone, già magistrato e senatore, al quale avevamo chiesto, come Coordinamento dei gruppi Facebook per le dimissioni di Berlusconi, un messaggio da condividere con la piazza in occasione della manifestazione Agende Rosse di Salvatore Borsellino dello scorso 26 settembre a Roma ci aveva inviato queste riflessioni che, per motivi di tempo, non era stato possibile leggere in quella occasione.
Data la qualità dell'intervento abbiamo pensato di usare questa piazza telematica per condividerlo con voi........
L’anti-mafia siamo tutti
Penseremmo mai di convivere con la tubercolosi, con le inondazioni, con la fame, con l’AIDS? No, sicuramente. Se qualche governante ci invitasse a convivere pacificamente con queste sciagure, lo svergogneremmo e lo cacceremmo. Ci daremmo da fare, per combatterle. Cercheremmo dei farmaci efficaci, costruiremmo degli argini, daremmo aiuto e solidarietà. Ci batteremmo, insomma. Anche se quelle sono delle calamità naturali, molto difficili da contrastare. Ma nessuno penserebbe di rassegnarsi a subirle passivamente.
Invece con la mafia ci viene insegnato che conviene imparare a convivere con essa. Per molto tempo ci è stato detto che la mafia non esiste. Poi, quando non si poteva più nascondere l’evidenza, è cambiato il registro. Sì, la mafia purtroppo c’è, ma ha le sue ragioni. Che sono principalmente la debolezza dello Stato e delle istituzioni. La mafia ti dà tante cose che lo Stato non è capace di darti. Per questo è antica, radicata, inevitabile, invincibile. Dunque bisogna capirla, adattarsi, rassegnarsi. Conviverci, insomma.
Qualcuno lo proclama espressamente, e diventa persino ministro. Qualcuno, che siede in Parlamento, si permette di infangare la memoria di don Peppe Diana, che assassinato dalla criminalità organizzata. Molti non dicono chiaro che la mafia è una necessità, ma lo praticano. Parlano, neppure tanto sottovoce, di un “bisogno di mafia” per far girare l’economia. E l’economia mafiosa certamente gira, e molto. Il giro d’affari malavitoso è stimato in 130 miliardi di euro. Recentemente è stato accertato che sui più importanti locali di Roma ci sono le mani della mafia. E i proventi del crimine entrano nell’economia reale e inquinano anche quella.
Allora possiamo convivere? Possiamo continuare ad accettare questa sedicente lotta alla mafia, in cui si finge di combatterla e si fanno affari con essa? C’è tutto un mondo che si rallegra quando viene arrestato qualche latitante, che partecipa a convegni pieni di impegni fasulli, che approva anche leggi minacciose e impressionanti, che però alla mafia non fanno nessuna impressione.
Perché con l’altra mano traggono profitto da connivenze e complicità, indeboliscono gli apparati di contrasto, delegittimano la magistratura, isolano i coraggiosi. Quando venne varato l’attuale codice di procedura, un’intercettazione rivelò il commento di due mafiosi: “sai che ci fa Giovanni Falcone, ora che c’è la legge nuova? a raccattare triaca, va”, a raccogliere fagioli. Sapevano chi era Falcone, e quale fucile di latta gli avevano messo tra le mani.
Questo vuol dire “convivere”. Noi ci rifiutiamo di convivere con la mafia.
La mafia non è invincibile. Non è un oggetto misterioso, un grande vecchio che trama nell’ombra, una malattia sociale inestirpabile, un polipo dai mille tentacoli che non si sa in quali anfratti del mare stia nascosto. Essa ama far credere che sia così, per alimentare il mito della sua invincibilità. Ma non è così. La mafia sono uomini (e donne, purtroppo) con un nome e un cognome. Sono armi, covi, basi, uffici, droga, pacchi di danaro, relazioni umane. Sono banche, professionisti, fiancheggiatori, esattori del pizzo, legami politici, appalti, affari, tecniche di profitto. Sono cose concrete, visibili, individuabili, contrastabili.
La mafia è corruzione più violenza, intimidazione più omertà. La si può battere, ma per batterla occorrono alcune cose. La prima è conoscerla a fondo, sapere dove si manifesta, quali sono i suoi metodi e le sue tecniche, quali i suoi legami e le sue coperture. E avere il coraggio di denunciarle senza tregua. Non tanto come singoli, perché non si può chiedere l’eroismo a tutti. Ma insieme, coralmente, con tenacia. Come fate oggi, come hanno fatto i giovani di Locri quando hanno steso lo striscione “Uccideteci TUTTI” . Solo essendo insieme, e in molti, si può avere speranza di successo.
La seconda è contrastarla sul piano giudiziario e di polizia.. Non si può sperare di avere la meglio con la mafia sgretolando a poco a poco l’apparato giudiziario per assicurare l’impunità a qualche potente. Lo si può rafforzando la risposta con leggi adeguate, con risorse materiali, con l’autorevolezza e la solidarietà data alla magistratura che la combatte.
La terza cosa è ancor più fondamentale, ed è l’esigenza di togliere alla mafia la maschera seducente di contro-potere “buono”, quello che ti procura il lavoro, la casa, le cure sanitarie, uno status di persona inserita in un’organizzazione; un insieme di amici potenti, che tutela i tuoi diritti, raddrizza i torti che ti fanno, ti fa sentire protetto, insomma ti dà quello che lo Stato non è capace di darti. E’ terribile, ma in parte vero quello che ha detto al magistrato un mafioso arrestato: “Quando voi venite nelle nostre scuole a parlare di legalità e giustizia, i nostri ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando questi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, assistenza economica e sanitaria, a chi trovano? A voi o a noi?”.
E’ la traduzione mafiosa di quello che ebbe a dire il generale Dalla Chiesa nell’ultima intervista prima di essere assassinato: “Gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati”.
Tocca alla politica fare questo, non c’è dubbio. Ma tocca a noi scegliere quale politica vogliamo. Ed esigere che lo faccia.
Per questo, per battere la mafia, è necessaria una quarta ed ultima cosa. L’anti-mafia sociale. Abbandonare l’apatia, la rassegnazione del “tanto non c’è nulla da fare”. Non lasciare soli i cento ribelli che hanno deciso di non pagare più il pizzo. Far capire che quelli che denunciano non sono imbecilli, ma eroi. Affiancare i giovani che, come quelli di “Libera”, utilizzano a fini sociali i beni confiscati ai mafiosi. Pretendere un codice etico dai partiti che chiedono il nostro voto, ed esigere che non siedano nelle istituzioni - tutte le istituzioni - individui che hanno a che fare con la giustizia. Praticare noi stessi la legalità, anche se talvolta ha un prezzo alto. Attuare quello che diceva Altiero Spinelli tempo fa “il Paese in cui è bello riconoscersi è fatto di comportamenti, non di monumenti”.
(Elvio Fassone)
Data la qualità dell'intervento abbiamo pensato di usare questa piazza telematica per condividerlo con voi........
L’anti-mafia siamo tutti
Penseremmo mai di convivere con la tubercolosi, con le inondazioni, con la fame, con l’AIDS? No, sicuramente. Se qualche governante ci invitasse a convivere pacificamente con queste sciagure, lo svergogneremmo e lo cacceremmo. Ci daremmo da fare, per combatterle. Cercheremmo dei farmaci efficaci, costruiremmo degli argini, daremmo aiuto e solidarietà. Ci batteremmo, insomma. Anche se quelle sono delle calamità naturali, molto difficili da contrastare. Ma nessuno penserebbe di rassegnarsi a subirle passivamente.
Invece con la mafia ci viene insegnato che conviene imparare a convivere con essa. Per molto tempo ci è stato detto che la mafia non esiste. Poi, quando non si poteva più nascondere l’evidenza, è cambiato il registro. Sì, la mafia purtroppo c’è, ma ha le sue ragioni. Che sono principalmente la debolezza dello Stato e delle istituzioni. La mafia ti dà tante cose che lo Stato non è capace di darti. Per questo è antica, radicata, inevitabile, invincibile. Dunque bisogna capirla, adattarsi, rassegnarsi. Conviverci, insomma.
Qualcuno lo proclama espressamente, e diventa persino ministro. Qualcuno, che siede in Parlamento, si permette di infangare la memoria di don Peppe Diana, che assassinato dalla criminalità organizzata. Molti non dicono chiaro che la mafia è una necessità, ma lo praticano. Parlano, neppure tanto sottovoce, di un “bisogno di mafia” per far girare l’economia. E l’economia mafiosa certamente gira, e molto. Il giro d’affari malavitoso è stimato in 130 miliardi di euro. Recentemente è stato accertato che sui più importanti locali di Roma ci sono le mani della mafia. E i proventi del crimine entrano nell’economia reale e inquinano anche quella.
Allora possiamo convivere? Possiamo continuare ad accettare questa sedicente lotta alla mafia, in cui si finge di combatterla e si fanno affari con essa? C’è tutto un mondo che si rallegra quando viene arrestato qualche latitante, che partecipa a convegni pieni di impegni fasulli, che approva anche leggi minacciose e impressionanti, che però alla mafia non fanno nessuna impressione.
Perché con l’altra mano traggono profitto da connivenze e complicità, indeboliscono gli apparati di contrasto, delegittimano la magistratura, isolano i coraggiosi. Quando venne varato l’attuale codice di procedura, un’intercettazione rivelò il commento di due mafiosi: “sai che ci fa Giovanni Falcone, ora che c’è la legge nuova? a raccattare triaca, va”, a raccogliere fagioli. Sapevano chi era Falcone, e quale fucile di latta gli avevano messo tra le mani.
Questo vuol dire “convivere”. Noi ci rifiutiamo di convivere con la mafia.
La mafia non è invincibile. Non è un oggetto misterioso, un grande vecchio che trama nell’ombra, una malattia sociale inestirpabile, un polipo dai mille tentacoli che non si sa in quali anfratti del mare stia nascosto. Essa ama far credere che sia così, per alimentare il mito della sua invincibilità. Ma non è così. La mafia sono uomini (e donne, purtroppo) con un nome e un cognome. Sono armi, covi, basi, uffici, droga, pacchi di danaro, relazioni umane. Sono banche, professionisti, fiancheggiatori, esattori del pizzo, legami politici, appalti, affari, tecniche di profitto. Sono cose concrete, visibili, individuabili, contrastabili.
La mafia è corruzione più violenza, intimidazione più omertà. La si può battere, ma per batterla occorrono alcune cose. La prima è conoscerla a fondo, sapere dove si manifesta, quali sono i suoi metodi e le sue tecniche, quali i suoi legami e le sue coperture. E avere il coraggio di denunciarle senza tregua. Non tanto come singoli, perché non si può chiedere l’eroismo a tutti. Ma insieme, coralmente, con tenacia. Come fate oggi, come hanno fatto i giovani di Locri quando hanno steso lo striscione “Uccideteci TUTTI” . Solo essendo insieme, e in molti, si può avere speranza di successo.
La seconda è contrastarla sul piano giudiziario e di polizia.. Non si può sperare di avere la meglio con la mafia sgretolando a poco a poco l’apparato giudiziario per assicurare l’impunità a qualche potente. Lo si può rafforzando la risposta con leggi adeguate, con risorse materiali, con l’autorevolezza e la solidarietà data alla magistratura che la combatte.
La terza cosa è ancor più fondamentale, ed è l’esigenza di togliere alla mafia la maschera seducente di contro-potere “buono”, quello che ti procura il lavoro, la casa, le cure sanitarie, uno status di persona inserita in un’organizzazione; un insieme di amici potenti, che tutela i tuoi diritti, raddrizza i torti che ti fanno, ti fa sentire protetto, insomma ti dà quello che lo Stato non è capace di darti. E’ terribile, ma in parte vero quello che ha detto al magistrato un mafioso arrestato: “Quando voi venite nelle nostre scuole a parlare di legalità e giustizia, i nostri ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando questi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, assistenza economica e sanitaria, a chi trovano? A voi o a noi?”.
E’ la traduzione mafiosa di quello che ebbe a dire il generale Dalla Chiesa nell’ultima intervista prima di essere assassinato: “Gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi caramente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati”.
Tocca alla politica fare questo, non c’è dubbio. Ma tocca a noi scegliere quale politica vogliamo. Ed esigere che lo faccia.
Per questo, per battere la mafia, è necessaria una quarta ed ultima cosa. L’anti-mafia sociale. Abbandonare l’apatia, la rassegnazione del “tanto non c’è nulla da fare”. Non lasciare soli i cento ribelli che hanno deciso di non pagare più il pizzo. Far capire che quelli che denunciano non sono imbecilli, ma eroi. Affiancare i giovani che, come quelli di “Libera”, utilizzano a fini sociali i beni confiscati ai mafiosi. Pretendere un codice etico dai partiti che chiedono il nostro voto, ed esigere che non siedano nelle istituzioni - tutte le istituzioni - individui che hanno a che fare con la giustizia. Praticare noi stessi la legalità, anche se talvolta ha un prezzo alto. Attuare quello che diceva Altiero Spinelli tempo fa “il Paese in cui è bello riconoscersi è fatto di comportamenti, non di monumenti”.
(Elvio Fassone)
Il tema del giorno - Gli attacchi di Di Pietro a Napolitano
In primo piano le esplicite e durissime accuse rivolte dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a seguito della promulgazione dello scudo fiscale, il condono per coloro che hanno esportato capitali all'estero, approvato dalla destra berlusconiana.
Del ruolo di Napolitano, del suo interesse a che non venga smascherata la sempre meno credibile finzione democratica e della pretesa di poter recitare, senza problemi e grattacapi, il ruolo di comprimario assegnatogli nella fiction politica italiana, nel serial 'Un posto al sole costituzionale', riconducendo la propria funzione esclusivamente al pronunciare discorsi retorici e a presenziare le commemorazioni di eroi ed intellettuali del passato, preferibilmente risorgimentale, senza entrare nel merito delle grandi questioni che investono il rispetto della Legge Fondamentale dello Stato, invito alla lettura dei precedenti brillanti post pubblicati su questo blog
http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/napolitano-la-coerenza-e-la.html
http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/giorgio-napolitano-il-garante.html
L'attacco frontale a Napolitano suscita però altre riflessioni su Di Pietro e l'Italia dei Valori. Sulla volontà di riaffermare la propria leadership da parte dell'ex magistrato, sulle dinamiche interne a quel partito, che vede l'emergere di una figura di primo piano come De Magistris, e a quell'area di opposizione radicale che comprende appunto l'IDV, il movimento di Grillo ed il gruppo di giornalisti e intellettuali che si raccoglie intorno a Il Fatto e a Micromega. La rottura quasi definitiva che fa Di Pietro nei confronti non solo della Presidenza della Repubblica ma anche delle altre forze parlamentari di opposizione, lascia pensare che ormai dia per acquisita la necessità di correre da solo, in alleanza con le forze più radicali (anche Rifondazione Comunista?), alle prossime elezioni regionali mentre il PD muove deciso verso l'alleanza con l'UDC ed il progetto di un governo del Presidente, di cui oggi parla esplicitamente Francesco Rutelli, che metta insieme Fini, Casini e il probabile futuro segretario del PD Bersani.
Del ruolo di Napolitano, del suo interesse a che non venga smascherata la sempre meno credibile finzione democratica e della pretesa di poter recitare, senza problemi e grattacapi, il ruolo di comprimario assegnatogli nella fiction politica italiana, nel serial 'Un posto al sole costituzionale', riconducendo la propria funzione esclusivamente al pronunciare discorsi retorici e a presenziare le commemorazioni di eroi ed intellettuali del passato, preferibilmente risorgimentale, senza entrare nel merito delle grandi questioni che investono il rispetto della Legge Fondamentale dello Stato, invito alla lettura dei precedenti brillanti post pubblicati su questo blog
http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/napolitano-la-coerenza-e-la.html
http://veritaedemocrazia.blogspot.com/2009/10/giorgio-napolitano-il-garante.html
L'attacco frontale a Napolitano suscita però altre riflessioni su Di Pietro e l'Italia dei Valori. Sulla volontà di riaffermare la propria leadership da parte dell'ex magistrato, sulle dinamiche interne a quel partito, che vede l'emergere di una figura di primo piano come De Magistris, e a quell'area di opposizione radicale che comprende appunto l'IDV, il movimento di Grillo ed il gruppo di giornalisti e intellettuali che si raccoglie intorno a Il Fatto e a Micromega. La rottura quasi definitiva che fa Di Pietro nei confronti non solo della Presidenza della Repubblica ma anche delle altre forze parlamentari di opposizione, lascia pensare che ormai dia per acquisita la necessità di correre da solo, in alleanza con le forze più radicali (anche Rifondazione Comunista?), alle prossime elezioni regionali mentre il PD muove deciso verso l'alleanza con l'UDC ed il progetto di un governo del Presidente, di cui oggi parla esplicitamente Francesco Rutelli, che metta insieme Fini, Casini e il probabile futuro segretario del PD Bersani.
domenica 4 ottobre 2009
Giorgio Napolitano "il Garante"
“Nella Costituzione c’è scritto che il Presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi, il Parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”.
Con queste parole Giorgio Napolitano ha risposto, secondo lui, ad un cittadino che gli chiedeva di non firmare lo scudo fiscale, in difesa dei cittadini onesti.
Davvero questo Paese è rovesciato.
Un comune e semplice cittadino coglie e rivendica il cuore della nostra Costituzione e l’essenza legalitaria della democrazia, ne sollecita la necessaria e doverosa difesa ed illustra con mirabile sintesi obblighi e funzioni del primo cittadino del Paese, al quale, sempre secondo la nostra Costituzione, è affidato l’alto compito di garantirne il rispetto, conferendo proprio a lui il potere di denunciare prontamente ogni deviazione dalla stessa, inchiodando alle proprie responsabilità politiche chi di quelle devianze si è reso autore e tempestivamente risvegliando l’attenzione e la vigile sovranità dei cittadini, appunto sovrani.
Insomma, un comune cittadino che, forse di questi tempi, tanto comune non è.
Mentre il Presidente della Repubblica, che dovrebbe avere piena contezza di tutto ciò, più e meglio del comune cittadino, pronuncia frettoloso e anche un po’ innervosito parole che suonano alle mie orecchie come minimo gravemente irresponsabili e cerca di nascondere i suoi doveri, omettendo e deformando intere parti della Costituzione, fino a ridurla ad una poltiglia priva di senso, confidando forse nell’ignoranza degli italiani e quasi suggerendo, con quel suo “Questo voi non lo sapete? Se mi dite di non firmare, non significa niente”, che i comuni cittadini non devono pensare con la loro testa ed interpretare leggi e Costituzioni, per queste cose ci sono i politici, tipo lui.
Invece la Costituzione possono leggerla ed interpretarla tutti, sarebbe anzi auspicabile che lo facessero, e Napolitano avrà certo l’umiltà di riconoscere che altri, non dico io, potrebbero farlo anche più e meglio di quanto non possa o non voglia fare lui.
Che a Napolitano piaccia o no, insigni costituzionalisti ci hanno spiegato che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la principale e fondamentale funzione di garante della stessa, nel quadro di un articolato e sofisticato equilibrio di poteri.
Una funzione il cui adempimento è affidato ad atti materiali, per i quali la Costituzione stessa ha predisposto appositi strumenti (es. rinvio motivato di una legge alle Camere, prima della promulgazione; un rinvio che può avere un peso politico enorme). Ed una funzione la cui efficacia e il cui peso dipendono dall’intelligenza, serietà, responsabilità, autorevolezza e lealtà della persona fisica di volta in volta chiamata all’alto compito.
Napolitano vorrà senz’altro scusarmi se mi permetto di ragionare con la mia testa e far mie interpretazioni distanti dalle sue, fino a dissentire e dissociarmi dalle sue parole, e con riferimento ad esse esprimere la mia preoccupazione.
Sono io che chiedo a lui: cosa dovrebbe significare quello che ha detto? Cosa devo pensare? Che il Presidente della Repubblica non conosce la Costituzione? Che la conosce, ma la evita?
Perché da come si è espresso, io questo ho capito.
Napolitano sembra lasciare intendere di non poter fare nulla, neanche fosse un extracomunitario senza permesso di soggiorno anziché il Presidente della Repubblica; dice di non avere poteri, dimenticando pubblicamente, tra gli altri, l’esistenza dell’esplicito art. 74 Cost., come se i nostri Padri costituenti non l’avessero scritto.
E finisce così con l’allinearsi al Pd e all’Udc, che riempiono i telegiornali di tanti bla bla bla e poi non si presentano in aula per tradurre le chiacchiere in fatti, dando il via libera allo scudo fiscale ed assecondando di fatto spregevoli interessi degli unici beneficiari: i criminali, che da queste parti sono molto ben organizzati.
Non ho il potere di impedirlo, ma che mi sia almeno concesso di esprimere la mia indignazione di fronte a questo teatrino, che prepotente fa squadra in un ormai consueto gioco delle parti, dove persino il Presidente della Repubblica finisce col mostrarsi, almeno di fatto, utile sintesi di un ingiusto e crudele feudalesimo made in italy.
Se Napolitano è costretto o minacciato, che lo dica.
Non è la prima volta che lo vedo minimizzare i suoi poteri e le sue responsabilità, fino a farle sparire in modo a mio avviso gravemente ingannevole, liquidando l’Italia e gli italiani, quasi fossero un fastidioso incomodo e lui avesse altro di ben più importante cui pensare.
Un atteggiamento molto diffuso nell’attuale classe dirigente, la quale sembra trattare la gente un po’ come tratta la Costituzione: se non le dai voce, non può parlare.
Tanto la maggior parte della gente non ci capisce niente e ha bisogno di punti di riferimento che, giusti o sbagliati che siano, difficilmente ha il coraggio di mettere in discussione.
In effetti, l’Italia se la sono dimenticata tutti ed effettivamente sta diventando un fastidioso incomodo.
Per dirla tutta, casca a pezzi.
L’Abruzzo si sbriciola; la Campania e le sue fertili terre sono ormai ridotte ad una gigantesca discarica tossica; Viareggio prende fuoco; Reggio Calabria è in larga parte senza acqua potabile; la Sardegna mangia pane e uranio impoverito; la Toscana e il suo tessile sono ostaggio della mafia cinese; la Lombardia è ormai indistinguibile dalla Sicilia mafiosa un tempo nemica dello Stato (oggi sembrano diventati amici per la pelle); Venezia e le sue antiche glorie affondano lentamente in una dimenticata laguna; Taranto è la città più inquinata d’Europa; Messina, come il resto d’Italia, muore sotto il fango..
E’ impressionante l’immagine plastica che la realtà impone a chi ha ancora occhi per vedere.
E fa davvero male vedere le istituzioni della sofferta Repubblica italiana ormai ridotte in questo stato. Scompostamente occupate da gente che non si capisce neppure da dove venga, né cosa dica e cosa ci faccia lì.
Un Paese allo sbando, senza più leggi da rispettare, esempi da seguire, maestri da ascoltare..
Chi, calpestando ogni regola, riesce ad avere potere, si aggiusta le cose per sé. Tutti gli altri subiscono e si arrangiano come possono.
Davvero un bel Paese, non c’è che dire.
Se consideriamo il complessivo ed orrendo degrado politico, giuridico, culturale e morale in cui è precipitato l’intero Paese e il numero di morti che questo orrore sta provocando, a cominciare da quelli sul lavoro, forse dovremmo concludere che qui c’è un intero popolo che sta tentando il suicidio.
Chi resisterà e riuscirà a sopravvivere a questo inferno, avrà l’arduo compito e il meraviglioso privilegio di ripulire tutto e ricostruire.
Con queste parole Giorgio Napolitano ha risposto, secondo lui, ad un cittadino che gli chiedeva di non firmare lo scudo fiscale, in difesa dei cittadini onesti.
Davvero questo Paese è rovesciato.
Un comune e semplice cittadino coglie e rivendica il cuore della nostra Costituzione e l’essenza legalitaria della democrazia, ne sollecita la necessaria e doverosa difesa ed illustra con mirabile sintesi obblighi e funzioni del primo cittadino del Paese, al quale, sempre secondo la nostra Costituzione, è affidato l’alto compito di garantirne il rispetto, conferendo proprio a lui il potere di denunciare prontamente ogni deviazione dalla stessa, inchiodando alle proprie responsabilità politiche chi di quelle devianze si è reso autore e tempestivamente risvegliando l’attenzione e la vigile sovranità dei cittadini, appunto sovrani.
Insomma, un comune cittadino che, forse di questi tempi, tanto comune non è.
Mentre il Presidente della Repubblica, che dovrebbe avere piena contezza di tutto ciò, più e meglio del comune cittadino, pronuncia frettoloso e anche un po’ innervosito parole che suonano alle mie orecchie come minimo gravemente irresponsabili e cerca di nascondere i suoi doveri, omettendo e deformando intere parti della Costituzione, fino a ridurla ad una poltiglia priva di senso, confidando forse nell’ignoranza degli italiani e quasi suggerendo, con quel suo “Questo voi non lo sapete? Se mi dite di non firmare, non significa niente”, che i comuni cittadini non devono pensare con la loro testa ed interpretare leggi e Costituzioni, per queste cose ci sono i politici, tipo lui.
Invece la Costituzione possono leggerla ed interpretarla tutti, sarebbe anzi auspicabile che lo facessero, e Napolitano avrà certo l’umiltà di riconoscere che altri, non dico io, potrebbero farlo anche più e meglio di quanto non possa o non voglia fare lui.
Che a Napolitano piaccia o no, insigni costituzionalisti ci hanno spiegato che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica la principale e fondamentale funzione di garante della stessa, nel quadro di un articolato e sofisticato equilibrio di poteri.
Una funzione il cui adempimento è affidato ad atti materiali, per i quali la Costituzione stessa ha predisposto appositi strumenti (es. rinvio motivato di una legge alle Camere, prima della promulgazione; un rinvio che può avere un peso politico enorme). Ed una funzione la cui efficacia e il cui peso dipendono dall’intelligenza, serietà, responsabilità, autorevolezza e lealtà della persona fisica di volta in volta chiamata all’alto compito.
Napolitano vorrà senz’altro scusarmi se mi permetto di ragionare con la mia testa e far mie interpretazioni distanti dalle sue, fino a dissentire e dissociarmi dalle sue parole, e con riferimento ad esse esprimere la mia preoccupazione.
Sono io che chiedo a lui: cosa dovrebbe significare quello che ha detto? Cosa devo pensare? Che il Presidente della Repubblica non conosce la Costituzione? Che la conosce, ma la evita?
Perché da come si è espresso, io questo ho capito.
Napolitano sembra lasciare intendere di non poter fare nulla, neanche fosse un extracomunitario senza permesso di soggiorno anziché il Presidente della Repubblica; dice di non avere poteri, dimenticando pubblicamente, tra gli altri, l’esistenza dell’esplicito art. 74 Cost., come se i nostri Padri costituenti non l’avessero scritto.
E finisce così con l’allinearsi al Pd e all’Udc, che riempiono i telegiornali di tanti bla bla bla e poi non si presentano in aula per tradurre le chiacchiere in fatti, dando il via libera allo scudo fiscale ed assecondando di fatto spregevoli interessi degli unici beneficiari: i criminali, che da queste parti sono molto ben organizzati.
Non ho il potere di impedirlo, ma che mi sia almeno concesso di esprimere la mia indignazione di fronte a questo teatrino, che prepotente fa squadra in un ormai consueto gioco delle parti, dove persino il Presidente della Repubblica finisce col mostrarsi, almeno di fatto, utile sintesi di un ingiusto e crudele feudalesimo made in italy.
Se Napolitano è costretto o minacciato, che lo dica.
Non è la prima volta che lo vedo minimizzare i suoi poteri e le sue responsabilità, fino a farle sparire in modo a mio avviso gravemente ingannevole, liquidando l’Italia e gli italiani, quasi fossero un fastidioso incomodo e lui avesse altro di ben più importante cui pensare.
Un atteggiamento molto diffuso nell’attuale classe dirigente, la quale sembra trattare la gente un po’ come tratta la Costituzione: se non le dai voce, non può parlare.
Tanto la maggior parte della gente non ci capisce niente e ha bisogno di punti di riferimento che, giusti o sbagliati che siano, difficilmente ha il coraggio di mettere in discussione.
In effetti, l’Italia se la sono dimenticata tutti ed effettivamente sta diventando un fastidioso incomodo.
Per dirla tutta, casca a pezzi.
L’Abruzzo si sbriciola; la Campania e le sue fertili terre sono ormai ridotte ad una gigantesca discarica tossica; Viareggio prende fuoco; Reggio Calabria è in larga parte senza acqua potabile; la Sardegna mangia pane e uranio impoverito; la Toscana e il suo tessile sono ostaggio della mafia cinese; la Lombardia è ormai indistinguibile dalla Sicilia mafiosa un tempo nemica dello Stato (oggi sembrano diventati amici per la pelle); Venezia e le sue antiche glorie affondano lentamente in una dimenticata laguna; Taranto è la città più inquinata d’Europa; Messina, come il resto d’Italia, muore sotto il fango..
E’ impressionante l’immagine plastica che la realtà impone a chi ha ancora occhi per vedere.
E fa davvero male vedere le istituzioni della sofferta Repubblica italiana ormai ridotte in questo stato. Scompostamente occupate da gente che non si capisce neppure da dove venga, né cosa dica e cosa ci faccia lì.
Un Paese allo sbando, senza più leggi da rispettare, esempi da seguire, maestri da ascoltare..
Chi, calpestando ogni regola, riesce ad avere potere, si aggiusta le cose per sé. Tutti gli altri subiscono e si arrangiano come possono.
Davvero un bel Paese, non c’è che dire.
Se consideriamo il complessivo ed orrendo degrado politico, giuridico, culturale e morale in cui è precipitato l’intero Paese e il numero di morti che questo orrore sta provocando, a cominciare da quelli sul lavoro, forse dovremmo concludere che qui c’è un intero popolo che sta tentando il suicidio.
Chi resisterà e riuscirà a sopravvivere a questo inferno, avrà l’arduo compito e il meraviglioso privilegio di ripulire tutto e ricostruire.
Napolitano, la coerenza e la Costituzione...
Febbraio 2009:
“Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori.” (caso Englaro)
Ottobre 2009:
"Non firmare non significa niente... nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (Scudo Fiscale)
Costituzione art.74 co. 1°:
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Qualche mese fa,
lamentandomi dell'inquietante silenzio del Presidente della Repubblica, scrivevo de I Silenzi di Napolitano al Progetto del Caimano
Da quando ha iniziato ad aprìr bocca, ho iniziato a rimpiangere quel silenzio! Quel silenzio portava con se dubbi, dubbi che, come tali, potevano, volevano, essere smentiti da fatti, parole e omissioni.
Dapprima, come Capo dello Stato e Presidente del CSM, nell'ambito della vicenda De Magistris e delle Procure di Salerno e Catanzaro, ha elogiato il tempestivo ed efficace lavoro gli “anticorpi del sistema” (quale?) che, però, alla fine ha fatto fuori solo gli innocenti, Apicella, Nuzzi e Verasani, colpevoli per Non aver commesso il fatto, così come hanno evidenziato il Tribunale del Riesame di Salerno(1) ed il GIP di Perugia(2). Non contento, davanti a quel CSM ha pensato bene di chiedere ai Magistrati di fare autocritica e non essere protagonisti(3), il tutto, nel giorno in cui il Governo presentava il D.d.l sulla Giustizia con la mannaia sulle intercettazioni(4) e come se non bastassero i giornalieri attacchi alla Magistratura da parte del Governo, come se il discorso glielo avesse prestato il Presidente del Consiglio, come se il Presidente della Repubblica non avesse il dovere di tutelare gli equilibri istituzionali.
Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano del 24 settembre scorso(5), la professoressa Carlassare si/ci chiedeva dolorosamente “Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?”
Se è vero che il Governo ha le sue responsabilità, chiare e drammaticamente evidenti, è vero anche che, l'assenza di una Opposizione vera ed autentica, unita alla presenza di questo Presidente della Repubblica ha dato a tale declino un contributo colpevolmente determinante!
“affinché trionfi il male è sufficiente l'inerzia degli uomini buoni” (E. Burke)
“Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori.” (caso Englaro)
Ottobre 2009:
"Non firmare non significa niente... nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento vota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente". (Scudo Fiscale)
Costituzione art.74 co. 1°:
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Qualche mese fa,
lamentandomi dell'inquietante silenzio del Presidente della Repubblica, scrivevo de I Silenzi di Napolitano al Progetto del Caimano
Da quando ha iniziato ad aprìr bocca, ho iniziato a rimpiangere quel silenzio! Quel silenzio portava con se dubbi, dubbi che, come tali, potevano, volevano, essere smentiti da fatti, parole e omissioni.
Dapprima, come Capo dello Stato e Presidente del CSM, nell'ambito della vicenda De Magistris e delle Procure di Salerno e Catanzaro, ha elogiato il tempestivo ed efficace lavoro gli “anticorpi del sistema” (quale?) che, però, alla fine ha fatto fuori solo gli innocenti, Apicella, Nuzzi e Verasani, colpevoli per Non aver commesso il fatto, così come hanno evidenziato il Tribunale del Riesame di Salerno(1) ed il GIP di Perugia(2). Non contento, davanti a quel CSM ha pensato bene di chiedere ai Magistrati di fare autocritica e non essere protagonisti(3), il tutto, nel giorno in cui il Governo presentava il D.d.l sulla Giustizia con la mannaia sulle intercettazioni(4) e come se non bastassero i giornalieri attacchi alla Magistratura da parte del Governo, come se il discorso glielo avesse prestato il Presidente del Consiglio, come se il Presidente della Repubblica non avesse il dovere di tutelare gli equilibri istituzionali.
Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano del 24 settembre scorso(5), la professoressa Carlassare si/ci chiedeva dolorosamente “Si può affermare che la nostra Repubblica presenti ancora tutti i caratteri della democrazia costituzionale?”
Se è vero che il Governo ha le sue responsabilità, chiare e drammaticamente evidenti, è vero anche che, l'assenza di una Opposizione vera ed autentica, unita alla presenza di questo Presidente della Repubblica ha dato a tale declino un contributo colpevolmente determinante!
“affinché trionfi il male è sufficiente l'inerzia degli uomini buoni” (E. Burke)
sabato 3 ottobre 2009
Il tema del giorno - Le manifestazioni del 3 ottobre
Ben tre manifestazioni oggi a Roma: quella degli studenti dell'Onda, quella dei precari della scuola e quella per la libertà di stampa promossa dalla FNSI, il sindacato dei giornalisti.
Poco spazio per le prime due anche sui giornali on line, mentre la manifestazione indetta da FNSI e sponsorizzata, in primis, da Repubblica e PD, ottiene un grande successo di partecipazione.
Suscita quest'ultima opinioni contrastanti all'interno dello stesso fronte democratico e antiberlusconiano dove non manca chi critica la manifestazione sulla libertà di stampa imputandole, con la reiterata litania delle domande a Berlusconi, di oscurare i problemi fondamentali del paese, di voler incanalare una protesta che altrimenti, a fronte delle drammatiche condizioni sociali ed economiche attuali, esploderebbe in una consapevolezza pericolosa per le élites dominanti, di voler far dimenticare che il gruppo Espresso Repubblica e lo stesso stato maggiore del PD sono parte fondamentale della struttura di potere che ha dominato e plasmato l'Italia negli ultimi trent'anni.
Resta però una certezza: le tante persone presenti a Piazza del Popolo sono persone che vogliono lottare per la democrazia, per la libertà, per i diritti sociali e civili, per la legalità e contro ogni forma di mafia e di corruzione. E questo aumenta il rimpianto ed il risentimento nei confronti di chi, per forza ed autorevolezza (la CGIL, il PD, giornali come Repubblica e Unità, gli intellettuali), avrebbe da tempo dovuto far fare un salto di qualità all'opposizione e consentire di rialzare la testa a chi ama davvero l'Italia.
Ma ora che un nuovo percorso è stato avviato non dovrà più essere possibile lasciare nell'ombra e senza voce quei movimenti e quei fermenti di opposizione sociale, culturale, politica che sono emersi negli ultimi tempi. Si vedrà dai fatti chi davvero vuole costruire, senza equivoci e inganni, una nuova alternativa di governo per una politica fatta con le mani pulite, che persegua il bene comune e la tutela e l'attuazione della Costituzione Repubblica.
Da leggere: le opinioni contrastanti di Marco Travaglio e Massimo Fini sulla denuncia degli scandali sessuali di Silvio Berlusconi
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9707.htm
Poco spazio per le prime due anche sui giornali on line, mentre la manifestazione indetta da FNSI e sponsorizzata, in primis, da Repubblica e PD, ottiene un grande successo di partecipazione.
Suscita quest'ultima opinioni contrastanti all'interno dello stesso fronte democratico e antiberlusconiano dove non manca chi critica la manifestazione sulla libertà di stampa imputandole, con la reiterata litania delle domande a Berlusconi, di oscurare i problemi fondamentali del paese, di voler incanalare una protesta che altrimenti, a fronte delle drammatiche condizioni sociali ed economiche attuali, esploderebbe in una consapevolezza pericolosa per le élites dominanti, di voler far dimenticare che il gruppo Espresso Repubblica e lo stesso stato maggiore del PD sono parte fondamentale della struttura di potere che ha dominato e plasmato l'Italia negli ultimi trent'anni.
Resta però una certezza: le tante persone presenti a Piazza del Popolo sono persone che vogliono lottare per la democrazia, per la libertà, per i diritti sociali e civili, per la legalità e contro ogni forma di mafia e di corruzione. E questo aumenta il rimpianto ed il risentimento nei confronti di chi, per forza ed autorevolezza (la CGIL, il PD, giornali come Repubblica e Unità, gli intellettuali), avrebbe da tempo dovuto far fare un salto di qualità all'opposizione e consentire di rialzare la testa a chi ama davvero l'Italia.
Ma ora che un nuovo percorso è stato avviato non dovrà più essere possibile lasciare nell'ombra e senza voce quei movimenti e quei fermenti di opposizione sociale, culturale, politica che sono emersi negli ultimi tempi. Si vedrà dai fatti chi davvero vuole costruire, senza equivoci e inganni, una nuova alternativa di governo per una politica fatta con le mani pulite, che persegua il bene comune e la tutela e l'attuazione della Costituzione Repubblica.
Da leggere: le opinioni contrastanti di Marco Travaglio e Massimo Fini sulla denuncia degli scandali sessuali di Silvio Berlusconi
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-9707.htm
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