"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

venerdì 14 agosto 2009

Per un pugno di dollari

Diverse chiavi di lettura per la campagna di Repubblica sulle vicende sessuali di Berlusconi.
Semplice scoop giornalistico volto a massimizzare le vendite del giornale in un periodo di crisi economica.
Azione politica del cosiddetto 'Partito di Repubblica' .
La singolare coincidenza che gli scandali sessuali nascano al sud in aree controllate dalla criminalità organizzata proprio nel momento in cui i capipopolo del centro destra meridionale contestano il dominio che la Lega ha ormai imposto sull'azione di governo e sulla destinazione dei pochi soldi disponibili nelle casse dello Stato.

La campagna di Repubblica è però anche l'ennesimo episodio della guerra personale tra De Benedetti e Berlusconi. Questa volta, come nel duello finale di un film western, quello che sembra apparentemente l'ultimo scontro, quello che non lascerà prigionieri.
E come in un film di Sergio Leone non è un duello tra buoni e cattivi, fa pensare piuttosto al cowboy privo di scrupoli che per vendetta e convenienza si trova a liberare la città dal prepotente di turno.


Due vite parallele con alcuni interessi in comune: la politica, l'editoria e la comunicazione. Inciampi giudiziari per entrambi per quanto nemmeno minimamente paragonabili ma anche De Benedetti ha affrontato discutibili vicende imprenditoriali (Banco Ambrosiano e Olivetti).
Entrambi hanno contributo all'evoluzione della cultura e della società italiana evidentemente in direzioni completamente opposte.

Ed è da quasi trent'anni che se ne danno di santa ragione.
L'uno con Craxi, l'altro con De Mita. La concorrenza tra le rispettive aziende editoriali. La suddivisione della pubblicità tra televisioni e giornali.
La vicenda SME. La vicenda Mondadori. L'opposizione di Repubblica, organo di stampa della coalizione prodiana, ai governi Berlusconi.

E tanti soldi ancora in ballo.
Berlusconi costretto alle dimissioni e conseguentemente indebolito renderebbe più facile l'accettazione della richiesta di risarcimento presentata da De Benedetti per la corruzione del caso Mondadori (condanna Previti). Berlusconi ridimensionato aprirebbe nuovi spazi ai progetti televisivi che il gruppo Repubblica sembra avere nel digitale terrestre
Senza contare poi le implicazioni che deriveranno da questa vicenda nella causa di divorzio con Veronica Lario e nella futura suddivisione del patrimonio di Berlusconi tra i suoi figli.

Repubblica, in questa guerra senza ritorno, ha avviato uno stillicidio di rivelazioni che lascia presagire altri e più pesanti materiali a disposizione (le foto di Zappadu, le intercettazioni sulle Ministre richiamate dal 'guastafeste' Paolo Guzzanti) quasi a voler innanzi tutto 'intimidire' l'avversario e dargli il tempo per farsi da parte.

C'è un ulteriore riflessione che viene spesso richiamata dalla campagna di Repubblica.
La critica di chi considera discutibile la scelta di puntare sulle abitudini sessuali anziché sugli altri 'punti deboli' di Berlusconi quali procedimenti penali in corso (e tra questi il caso Mills arrivato ad un primo grado di giudizio con l'esplicita indicazione – nelle motivazioni della sentenza - di Berlusconi, non processabile grazie al lodo Alfano, responsabile della corruzione giudiziaria), gli strettissimi collaboratori e amici (Previti e Dell'Utri) giudicati colpevoli di reati gravissimi (solo in primo grado Dell'Utri ma in una materia, la mafia, assolutamente incompatibile con l'assunzione di incarichi istituzionali), il conflitto di interessi. Che Repubblica insomma eviti di calcare la mano su argomenti scomodi alle oligarchie dominanti, di cui anche Repubblica è parte, ed in ciò trovando sponda (e forse ispirazione) tra i tre cavalli di razza della politica italiana: D'Alema, Casini e Fini.
Una cosa è certa: a seguito della campagna di Repubblica oggi Berlusconi è più debole nella sua immagine pubblica in Italia e all'estero e più debole nel quadro dei rapporti con l'establishment economico-politico-istituzionale.
L'argomento sesso è ahimè straordinariamente più efficace tra gli elettori di altri fondati su questioni giuridiche e costituzionali: cosa sarebbe successo se Berlusconi fosse stato premiato dal voto delle Europee? Quali livelli avrebbe raggiunto la sua già insopportabile arroganza e prepotenza? A quali ulteriori attacchi alla Costituzione Repubblicana avremmo dovuto assistere?
Dunque, senza fare troppo gli schizzinosi, viva Repubblica (e Carlo De Benedetti – Clint Eastwood) se grazie agli scandali sessuali l'Italia riuscirà a liberarsi dall'incubo Berlusconi a patto di essere sempre coscienti che la fine di Berlusconi politico è condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente per la rinascita e la ricostruzione della democrazia italiana.

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