"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

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martedì 29 dicembre 2015

Italia: il pareggio di bilancio si realizza con i morti





C'è la melassa stucchevole dell'informazione natalizia e c'è la réclame senza soste di Renzi, il Vanna Marchi della politica, che spaccia per successi del suo governo e segni della rinascita italiana persino meri doveri dell'Esecutivo: il completamento di opere pubbliche (peraltro di dubbia utilità) cantierate e finanziate in tempi immemorabili e qualche manciata di restauri a fronte di uno smisurato patrimonio artistico e archeologico lasciato nel degrado e nell'incuria.
E poi ci sono le notizie vere, quelle che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e sulle quali costruire le trasmissioni televisive se non fosse più comodo e utile farlo mistificando la realtà e sfruttando marginali episodi di cronaca nera o grigia di cui sono protagonisti qualche balordo, qualche piccolo criminale di strada, qualche falso invalido o qualche dipendente pubblico assenteista.
Quante trasmissioni televisive hanno parlato della notizia, sconvolgente e inquietante, dell'aumento record di morti nel 2015 in Italia, un incremento comparabile a quello degli anni della guerra?
Non sono ancora disponibili i dati suddivisi per regione, per classi di età, per sesso, per condizione sociale ed economica che consentano di trarre conclusioni ma evidentemente sul banco degli imputati ci sono la crisi ed il taglio della sanità pubblica. Sono fatti già accertati che con la crisi e lo smantellamento progressivo del servizio sanitario nazionale molte persone sono costrette a rinunciare a curarsi e che si sono persi dal 2004 tra i sette e i dieci anni di vita in buona salute.

lunedì 6 aprile 2015

Renzi, basta con le frottole: aumento delle tasse o tagli di spesa sono ugualmente sacrifici per i cittadini


Renzi Fottemos by Luca Peruzzi


Nella neolingua renziana (si veda al riguardo l'intervista del giorno di Pasqua al Messaggero), perfettamente in linea con la vulgata neoliberista, la riduzione della spesa pubblica significherebbe chiedere sacrifici alla politica.
In ballo c'è ora la cosiddetta clausola di salvaguarda prevista (in base agli antisociali dogmi dell'austerità) per i prossimi anni: qualora non si riuscissero a soddisfare i vincoli di bilancio previsti in sede europea si dovrebbero aumentare le aliquote dell'IVA incidendo ancora nella carne viva dei cittadini e deprimendo ulteriormente i consumi.
Presentare la riduzione della spesa pubblica, cioè meno stanziamenti per Ministeri ed Enti Locali come condizione per evitare l'aumento dell'IVA, quali sacrifici chiesti alla politica ed ai politici anziché ai cittadini è un diabolico capolavoro della comunicazione renziana: e chi potrebbe essere contrario a colpire e punire la "casta"?
La realtà è però completamente diversa per quanto sia difficile farla accettare dal senso comune. Il finanziamento pubblico ai partiti e le retribuzioni ai politici, anche laddove possano essere considerate moralmente esecrabili, sono quantitativamente poca cosa rispetto al bilancio complessivo dello Stato e dunque i tagli (eventuali) possono ben poco; i risparmi derivanti da maggiore efficienza, riduzione degli sprechi e lotta alla corruzione sono un miraggio tenendo conto del sistema politico-imprenditoriale-clientelare-criminale-mafioso che governa l'Italia. Di esso la maggioranza renziano-berlusconiana è parte integrante e la cronaca giudiziaria ci propone quotidianamente esempi di come sia strutturalmente radicato e operante. 

martedì 10 febbraio 2015

Euro: Grecia e Unione Europea preparano la guerra (finanziaria)


La rappresaglia tedesca

Guardando alle mosse della Grecia di Syriza, delle istituzioni tecnocratiche dell'Unione Europea (BCE, Commissione Europea) e delle Nazioni che vi rivestono un ruolo dominante (la Germania in particolare) più che ad una partita a scacchi sembra di assistere ai frenetici preparativi di una guerra (finanziaria) destinata ad esplodere tra non molto.
Come scrive Contropiano non sembra esserci alcuna possibilità di mediazione anche se, se si volesse agire secondo logica e avendo quale stella polare i valori sociali sui quali si fonda la civiltà umana (ed europea), esisterebbero delle vie di uscita: allungare con ragionevolezza i tempi di restituzione del debito greco, finanziare con le risorse comunitarie (ma anche con il contributo dei Paesi che grazie all'euro ottengono surplus nella bilancia commerciale) investimenti produttivi e spese sociali per restituire alla popolazione greca condizioni dignitose di vita, consentire l'intervento pubblico nell'economia (ciò che è bollato come aiuto di Stato) per riattivare sistemi produttivi che altrimenti non hanno la forza di rialzarsi e svilupparsi, agire per compensare gli squilibri commerciali intraeuropei.
Non esiste possibilità di mediazione perché l'Unione Europea (il grande capitale internazionale, la Germania) non è disposta ad abbandonare i dogmi liberisti. E dunque le armi in mano alla Grecia (la minaccia del ripudio unilaterale del debito) diventano armi spuntate perché per quell'uno per cento che domina il mondo, ed anche l'Europa, il pericolo più grande non è l'inesigibilità dei crediti ma che sia possibile dimostrare che può esistere un'alternativa al liberismo in grado di avere successo e migliorare le condizioni di vita di gran parte dei cittadini. E dunque per costoro la “ribellione” greca dovrà essere duramente punita e la Grecia gettata nel caos per dare l'esempio a chi (la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo) pensasse di poterne imitare l'esempio. Esiste inoltre la possibilità (e la tentazione), come avvertono alcuni osservatori, che la Germania possa utilizzare la Grecia per liberarsi della moneta unica europea.
In realtà l'esito di questa guerra non è così scontato. Varoufakis e Tsipras hanno mostrato di sapersi muovere in una logica di guerriglia finanziaria, i tempi tecnici e l'esito di un contenzioso internazionale derivante da un'espulsione unilaterale della Grecia dall'euro e dall'Unione Europea sono tutt'altro che prevedibili, le centinaia di miliardi di euro del debito greco che rischiano di volatizzarsi per i finanziatori (BCE, Stati membri dell'Unione Europea) non sono noccioline per un'economia europea che a fatica sta tentando di rialzarsi dalla crisi globale.

mercoledì 1 gennaio 2014

L'intollerabile ipocrisia del discorso di fine anno di Giorgio Napolitano




Gli auguri, si sa, sono normalmente intrisi di retorica e spesso anche di ipocrisia. Tanto più nel rito istituzionale del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Non ho, ovviamente, ascoltato in televisione Giorgio Napolitano facendo parte dei tanti, probabilmente la maggioranza degli italiani, che non gli riconoscono il ruolo di supremo garante della legalità costituzionale e dell'unità nazionale.
Mi è bastato però leggere, nei resoconti e nei commenti degli organi di informazione, l'ampia e scontata profusione di parole come coraggio, fiducia, speranza, riforme, lavoro, l'invocazione di sacrifici 'pure per i politici' ed in più la strumentale citazione di alcune delle lettere disperate giunte al Quirinale per sentire rafforzata la mia indignazione per una politica ridotta ad una squallida rappresentazione caricaturale di quella che dovrebbe essere la sua nobile funzione.
Giorgio Napolitano non può rammaricarsi della tragica condizione di tanti italiani perché questa dipende anche dalle sue scelte. Egli è infatti, nell'ambito dell'attuale ceto politico, il maggior responsabile della crisi economica, sociale, politica che stiamo vivendo (una situazione da dopoguerra per citare i 'comunisti' di Confindustria).
Per la sua complice tolleranza nei confronti dei governi dell'eversore ed evasore Silvio Berlusconi prima e per aver fatto da levatrice ai governi della macelleria sociale di Mario Monti (quello che con la caduta verticale del Prodotto Interno Lordo e con le 'riforme' sul lavoro e sulle pensioni della Fornero ha prodotto e rafforzato la dilagante disperazione sociale) e della inconcludente navigazione a vista di Enrico Letta dopo, svolgendo il ruolo di garante degli interessi delle oligarchie finanziarie e dei poteri forti a danno di un intero popolo, niente più che l'esecutore fallimentare di una Nazione sulla base delle criminali e irrazionali disposizioni impartite da Commissione Europea, BCE e Fondo Monetario Internazionali.

venerdì 31 agosto 2012

Le contraddizioni insanabili del capitalismo italiano

Per l'ennesimo volta il governo Monti ci ammannisce l'ennesimo programma per la crescita. Se, dopo quasi dieci mesi dal suo insediamento, stiamo ancora all'inizio della fase due, pur annunciata un'infinità di volte, ed al libro dei sogni (capitalistico) della riduzione della spesa pubblica, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, della riforma della burocrazia, della riduzione delle tasse è perché il governo Monti (debbono riconoscerlo persino le agenzie di rating e Bersani) non ha fatto nulla dal punto di vista dello sviluppo economico e dell'occupazione.
Nessuno degli obiettivi che incardinavano il suo programma – rigore, equità, sviluppo – è stato realizzato. Dal punto di vista degli effetti del rigore finanziario lo spread è rimasto grosso modo agli stessi livelli berlusconiani; per quanto riguarda l'equità, la crisi ed il tentativo di risanamento è stato addossato quasi esclusivamente sui ceti popolari (pensioni, articolo 18, assenza di sostegni al lavoro, colpevolizzazione del pubblico impiego, stretta ai servizi sociali, IMU sulla prima casa, aumento del costo della vita a partire dalla benzina); infine per ciò che attiene alla crescita siamo in piena recessione ed anche le ottimistiche previsioni delle agenzie di rating parlano per il 2013 di una crescita zero o addirittura di un ulteriore riduzione del PIL di mezzo punto percentuale.
Ciascuno evidentemente è libero, ma senza poter negare la realtà dei fatti e delle cifre, di darne la spiegazione che ritiene più giusta: Monti è un incapace e vecchio (per età ed idee) esponente (già consulente di Cirino Pomicino) della classe dirigente italiana e di un mondo capitalista in crisi sistemica; Monti sta scientemente ed efficacemente realizzando il programma di quell'establishment finanziario che l'ha collocato alla guida del Governo per mettere in sicurezza i propri investimenti finanziari e porgli su di un piatto d'argento, a prezzi d'affezione, le ricchezze pubbliche del nostro Paese; Monti è stato bloccato nella sua azione di riforma dai veti della casta partitocratica.
In ogni caso gli annunci di provvedimenti, reiterati a cadenze regolare e presentati ogni volta come improcrastinabili, risolutivi, decisivi per il superamento dei problemi italiani e l'uscita dalla crisi sta ad indicare da un lato la mediocrità e l'attitudine alla menzogna, alla stessa stregua di navigati politici, dei tecnici e dall'altro che rispetto alle contraddizioni insanabili del capitalismo italiano e mondiale le ricette adottate sono sbagliate ed inadeguate.
Così la Fornero aveva giustificato la riforma delle pensioni e dell'articolo 18 come necessarie per le giovani generazioni ed ora ammette, al meeting di CL, che per i giovani si è fatto poco o niente; Passera aveva esposto un programma per la crescita che avrebbe dovuto mobilitare 100 miliardi di euro ed ora riconosce che siamo ancora al punto di partenza, sulle liberalizzazioni Monti era già intervenuto con il decreto “Crescitalia” promettendo mirabolanti performance nella crescita dell'occupazione, dei salari e del pil ma anche qui evidentemente si trattava solo di un bluff.
Ribadisco manca la capacità e la volontà di sciogliere i nodi delle contraddizioni in cui è immerso il sistema economico capitalistico.