"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

giovedì 20 novembre 2014

Boom del fatturato del gioco d'azzardo ma le entrate dello Stato non aumentano



I numeri non sono recenti (sono del 2012) ma vale certamente la pena di richiamarli e di rimetterli al centro dell'attenzione in tempi di feroci tagli alla spesa pubblica e di politiche fiscali che, mentre concedono qualche bonus e qualche ininfluente (ininfluente per la crescita economica non per i padroni) sforbiciata all'IRAP, fanno esplodere tasse locali e balzelli di ogni tipo (si pensi alle multe diventate una fondamentale forma di finanziamento dei Comuni) e pianificano antisociali aumenti dell'IVA nel 2016 e 2017. Ma soprattutto rispetto al modello di sviluppo e di società che si è voluto realizzare.
Allora, partiamo dai numeri del gioco d'azzardo, la terza industria nazionale dopo ENI e FIAT, ripresi dal sito La Voce:
nel 2012 24,8 miliardi di euro di fatturato e 7,3 miliardi di euro di entrate fiscali; nel 2012 94 miliardi di fatturato e 7,9 miliardi di entrate fiscali. Cioè il fatturato è aumentato in 8 anni di 3/4 volte e le entrate fiscali sono rimaste praticamente invariate. Ed a fronte di queste entrate fiscali il "costo sociale e sanitario" del gioco d'azzardo secondo Libera ed altre associazioni ammonta ad una cifra tra 5,5 e 6,6 miliardi di euro annui.
Premesso che resta sempre arduo da comprendere perché sigarette, alcool e gioco d'azzardo siano legalizzati al contrario di attività al confronto non più (o non molto più) antisociali quali prostituzione e consumo di sostanze stupefacenti,  il punto non è, a mio avviso, quello di chiedere una maggiore tassazione del gioco d'azzardo e così recuperare qualche miliardo di euro con cui finanziare welfare o investimenti produttivi o ridurre la pressione fiscale (anche se resta sullo sfondo, mai chiarita, la questione della multa miliardaria comminata alle concessionarie di slot machine e mai pagata).

mercoledì 19 novembre 2014

DEL VOTO DI CIVATI E DELLE PAROLE DI FERRERO



di Giandiego Marigo
Due parole due, anche se mi rendo che servano a poco.
Anche se non sono nessuno (l'ho ripetuto anche questo sin troppe volte) e quindi esse avranno il peso di una piuma, anche se la convinzione stessa ch'esse non servano le fa essere in qualche modo disperate … leggere ed inutili.
Gli spunti da cui partirò sono due, da una parte l'ennesimo voto di fiducia al governo di Civati, dall'altra le parole di Ferrero sulla sua sinistra possibile.
È davvero desolante pensare che nessuno darà davvero peso a quel che scrivo, mi sovviene di chiedermi perchè io lo faccia, ma la risposta è sempre la medesima … una pulsione al dire...la volontà di esserci … testimonianza forse.
Temo per altro che sia , in qualche modo, anche se un poco mi infastidisce, la medesima pulsione dei molti che si alzano una mattina e creano un gruppo su Facebook per la Sinistra Unita (ce ne sono milioni ormai) e si mettono ad urlare che l'unica strada della speranza passa di lì … Non è così, lo sappiamo tutti, forse lo sa persino il nostro eroe facebukkiano.
Eppure ogni giorno nascono nuovi gruppi, ma il bisogno di esserci e di contare è grande e non si può non tenerne conto, così come io non posso smettere di scrivere anche se ogni tanto ne avrei davvero voglia.
Ferrero, tornando a lui, ci dice che la sua sinistra è questione di un paio mesi, partendo dall'esperienza delle liste per Tzipras e passando da Civati e Vendola.
Ammetto, che se questo venisse fatto, fuori da un periodo elettorale, con equità e con coerenza potrebbe persino essere interessante, ma una cosa va detta … perchè va detta!
Questa sua visione sembra non tener conto dei territori, quasi che una volta compiuto il miracolo di mettere d'accordo alcuni galletti il pollaio fosse dato per scontato …
Non è così Ferrero e mi stupisce che tu, politicante navigato ed esperto, lasci spazio ad un equivoco di questa fatta, ma alla fine la ragione sta proprio lì forse in quel “Politicante navigato ed esperto”, in quel tuo passato ministeriale prodiano, nella convinzione che sembra essersi fatta spazio dentro di te che una volta messe insieme le segreterie il resto venga, di conseguenza …
La premessa d'una nuova AreA a mio umilissimo parere (anche questo quante volte l'ho ripetuto) dovrebbe essere la circolarità e l'orizzontalità, una nuova spiritualità che invada anche i nostri rapporti personali facendoli divenire esempio
La strada da seguire è quella della Democrazia Partecipata... a parole lo dici continuamente, ma nei fatti, quando parli della tua sinistra dimentichi la gente … i territori, i movimenti ed è per questo … Ferrero, per questo errore, per questa dimenticanza che siamo qui dove siamo.
Un po' anche per colpa tua.
Con le sole segreterie ed i leader si fanno solo gli accrocchi, il farli poi con “compagni di viaggio” ambigui come Vendola e Civati ci esporrebbe al rischio di allearci con il PD un giorno ed uno no.
Senza la gente la lista Tzipras non sarebbe stata nulla, senza la speranza e la spinta dei territori avrebbe , semplicemente, fallito.
Prendiamo la strada giusta , facciamolo come si deve, va fatto … nessuno lo nega, ma c'è modo e modo … diamo respiro alla speranza, cominciamo da noi , dal modo, da come ci comportiamo.
Una parentesi poi va aperta sui “compagni di viaggio”, come dicevo prima. il che mi dà l'occasione di "giocarmi" il secondo spunto
Se ci sarà una grande mobilitazione una forza propulsiva essi saranno “controllati” ma se questo non avverrà riveleranno tutta la loro profonda ambiguità.
L'hanno dimostrata in tutti i modi, in tutti gli ambiti e non siamo tanto disperati da non vedere … abbiamo gli occhi, abbiamo le orecchie ed il cervello ci funziona ancora … a tratti forse, ma funziona.
L'Ultima perla di Civati, dopo la Fiducia Critica è stata quest'ultima “Fiducia per Forza” altro effetto comico, tutto da raccontare.
È con questo tipo di personaggi che vogliamo fare la sinistra? Sicuri?
Ho scarsissima considerazione dei leader, sono libertario ed anarchico in questo senso, ma se devo sceglierne uno … bhè pretendo palle e coerenza, e non piagnistei e dubbi amletici.
Oggi la sinistra Tziprasiana o meno, syriziana o meno, può essere solamente “Lontana dal PD” mentre il nostro “cucciolo” vagheggia ancora d'abbandoni … o forse no!
Perchè ho usato questi due spunti, perchè essi mi richiamano la sinistra che non voglio, l'errore che vorrei evitare, ma si sa, anche fra noi le icone consacrate hanno la loro importanza e senza una manciata di leader a favore di telecamera, sembra che si sia convinti di non potere andare da nessuna parte.
Ed allora mi uniformerò, pur di vedere una sinistra vera rinascere.
Detto questo però penso che nei territori si giochi la partita vera di questo “campionato”.
Non basterà unificare gli apparati, due o tre fallimenti messi insieme non fanno una vittoria.
Essi sono smunti, poco efficaci ed incisivi, scarsamente seguiti e se non proporranno contenuti e creeranno reale coinvolgimento essi finiranno ancor prima di iniziare, realizzando solo l'accrocchio di un “Grande Nulla”.
Io spero e darò, sto prodigando tutte le mie “scarse” energie, ma se continueremo a seguire le sirene dei Leader … alla caccia disperata dell'uomo del destino abbiamo fallito in partenza, perchè abbiamo scelto di partire con il piede sbagliato e questo non ci verrebbe perdonato, da chi ormai da troppo tempo sta alla finestra a guardare.
Ed ancor meno troveremmo clemenza nei “movimenti qualunquisti e d'opinione” loro sì guidati dal carisma, che non aspetterebbero altro (rispettando così la loro reale natura conservatrice) che affossare sotto una marea di risate e di sberleffi una sinistra che ha pretese europee, ma non ha popolo.

Una Cosa di Sinistra



Lo sanno anche i muri e lo capiscono anche gli asini che la prevenzione delle catastrofi in un Paese ad elevato rischio idrogeologico e sismico è una priorità assoluta ed un'emergenza ineludibile (e coloro che fanno finta di non saperlo e non capirlo sono dei disonesti, probabilmente non solo intellettualmente).
Avere a cuore il Paese e l'incolumità dei cittadini significa mettere in sicurezza il territorio e gli edifici pubblici e privati a partire da scuole ed ospedali, significa porre fine alla cementificazione e ai disboscamenti, significa risanare quelle aree come la Terra dei Fuochi o Taranto dove, per il guadagno di pochissimi, centinaia di migliaia di persone sono state condannate all'esposizione a terribili malattie, significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili e l'efficienza energetica anziché dare il via libera alle letali trivellazioni sotto costa che comprometteranno uno degli ultimi asset economici nazionali: il turismo.
Una grandissima opera pubblica, come scrive Salvatore Settis, fatta di tantissime piccole opere pubbliche che servono alla vita delle persone e non ad ingrassare lobbies e a consentire al politico di turno di fare passerella nella posa della prima pietra.
Una grandissima opera pubblica in grado di dare davvero lavoro a centinaia di migliaia di persone e non solo negli annunci di politicanti da strapazzo.
Non si dica che non ci sarebbero le risorse finanziarie necessarie: è solo una questione di volontà politica nelle scelte di spesa e nelle modalità di finanziamento degli impegni pubblici (basterebbe rileggere almeno il liberaldemocratico Keynes). E se uno Stato non è in grado di dare priorità alla salvezza dei propri cittadini non può essere uno Stato degno di questo nome. Tenuto conto poi che prevenire le catastrofi, ridurre incidenti e malattie, ottenere l'efficienza energetica degli edifici pubblici significa conseguire nel tempo elevati risparmi di spesa (a favore delle persone e non contro le persone come avviene quando si taglia su sanità, scuola e pensioni). Unendo poi a tutto questo la preservazione del paesaggio e delle bellezze naturali, la cura e la conservazione dei beni artistici e archeologici anche per renderli maggiormente fruibili, il ripristino della manutenzione ordinaria di strade e infrastrutture pubbliche si darebbe uno straordinario impulso all'economia turistica e culturale oltre a restituire dignità e decoro a questo Paese.
Ma si può pensare che un vasto programma di questo tipo, una volta assunte le decisioni politiche e stanziate le risorse necessarie, potrebbe realizzarsi dentro l'attuale sistema degli appalti e non venire massacrato, boicottato, bloccato da infiltrazioni mafiose, lobbies, pratiche clientelari e corruttive, inefficienze e pastoie burocratiche? Un programma di questo tipo, e qui vengo alla cosa di sinistra, necessita invece quale condizione indispensabile di essere attuato da un'Azienda pubblica da creare ad hoc, attivabile senza ritardi e torbide manovre da amministrazioni e comunità locali e che tragga le sue competenze tecniche dalla Protezione Civile, Forze Armate, Vigili del Fuoco, Sovraintendenze dello Stato ed Autorità di Bacino, Anas e via discorrendo.

sabato 15 novembre 2014

PODEMOS: “NOI SIAMO QUI PER CREARE UN POPOLO”


Rispetto al tentativo di comprendere la natura di Podemos, il movimento politico spagnolo - un po' simile ai Cinque Stelle, un po' a Syriza - nato dalle mobilitazioni degli Indignados ed oggi proiettato dai sondaggi come uno dei primi se non il primo partito spagnolo, c'è una frase, tratta dall'articolo di Samuele Mazzolini dal Fatto Quotidiano che di seguito riporto, particolarmente stimolante e che comunque coglie, a mio avviso, il nocciolo di ciò che dovrebbe significare ricostruire la Sinistra (in Spagna, in Italia, ovunque): "Noi siamo qui per creare un popolo". Cioè ridare consapevolezza e coscienza di sé alle masse popolari, ricostituire un'egemonia culturale dell'uguaglianza e della liberazione dal bisogno rovesciando la dittatura del pensiero unico liberista e capitalista per il quale non esiste alternativa al primato del profitto, alla competizione ed alla guerra sociale di tutti contro tutti, alla inevitabilità della sofferenza per la stragrande maggioranza delle persone. Qualcosa che non contraddice necessariamente ma va ben oltre gli slogan sovranisti e di uscita dall'euro (utilizzati infatti largamente anche dalle destre).
Costruire un 'Soggetto Politico Nuovo' (che sorga dalle iniziative politiche e sociali di base già esistenti e con forme originali di organizzazione e di linguaggio) e non unire pezzi di ceto politico dei Partiti di Sinistra è qualcosa che abbiamo ascoltato tante volte (con ALBA, Cambiare si può, la Lista Tsipras). Di fatto in Italia è mancata fin qui una mobilitazione popolare spontanea e di massa (come in Grecia nelle lotte contro la Troika, come in Spagna con gli Indignados) che abbia fatto emergere un popolo per il quale e con il quale costruire un'Alternativa Politica. E così goffamente in Italia si sono sostituiti, quali promotori della ricostruzione del Partito Nuovo, i pezzi di ceto politico con pezzi di ceto intellettuale (di Repubblica, del Manifesto, dei movimento dei Beni Comuni) senza mai riuscire ad ottenere una esplicita e manifesta identificazione da parte delle masse popolari.

lunedì 10 novembre 2014

L'informazione e il dormitorio abusivo per operai in provincia di Varese

Immagine del dormitorio abusivo da Repubblica.it
La notizia della scoperta casuale, nel corso delle attività di soccorso resesi necessarie per le forti piogge in provincia di Varese, di uno squallido dormitorio abusivo per operai (impiegati oltre il vicino confine svizzero) è scivolata come acqua sui mezzi di informazione. Dopo qualche giorno non ne ha più parlato nessuno.
Se si fosse trattato di un caso di cronaca nera o di un incidente mortale provocato da un automobilista in stato di ubriachezza (possibilmente straniero e pregiudicato) vi si sarebbero dedicati fiumi di bit e ore di trasmissioni televisive - della mattina, del pomeriggio, della sera - con annessi opinionisti, plastici ed indignati appelli giustizialisti.
Per il dormitorio abusivo (definito un lager dai giornali) niente di tutto questo. Eppure qualche riflessione e qualche approfondimento li avrebbe dovuti stimolare: su come è ridotta questa Italia, su Varese come Rosarno o Vittoria o Villa Literno, sulla disperazione della disoccupazione che induce ad accettare qualunque condizione di lavoro (e qui tra italiani e immigrati c'è poca differenza), sul fatto che nemmeno il lavoro riesce ad emancipare dalla povertà, sull'impresa privata che riesce a prosperare (a fare profitti) molto spesso solo con il nero, con lo sfruttamento o addirittura la schiavitù (e a ciò si potrebbe aggiungere, ma senza riferimenti a questo caso, con l'evasione fiscale, con la violazione delle norme ambientali e sulla sicurezza sul lavoro, con la corruzione nell'assegnazione degli appalti pubblici).  E forse descrivendo con onestà ciò che è oggi l'Italia sarebbe chiaro a tutti che le condizioni di vita delle persone (e, se ci interessa il PIL e i consumi, il loro potere di acquisto) non si migliora con i bonus ma assicurando a tutti, gratuitamente o a prezzi politici, i beni e i servizi necessari per vivere: la casa, la sanità, l'istruzione, l'assistenza ai non autosufficienti, i trasporti. Insomma quello che un tempo si chiamava lo Stato sociale.

domenica 9 novembre 2014

COSTRUTTORI DI PONTI ... PORTATORI SANI DI VOLONTA'


di Giandiego Marigo
Non è un argomento nuovo, forse, eppure, mai toccato a sufficienza. Io ne ho parlato assai, addirittura sin troppo, mi scuso con coloro cui l'argomento sia venuto a noia.
Ad un certo punto del mio cammino di vita, mi fu sottoposta una scelta, estremamente importante, perchè legata a quel che io ritengo essere il “libero arbitrio”, la sua qualità non era, quindi, affatto banale, tutt'altro.
Dopo gli anni dell'introspezione e del “personale è politico”, del Riflusso e della Sconfitta, per altro molto ipotizzata, delle ideologie mi si pose una domanda … sul cosa volessi fare della qualità del mio intervento sul mondo e su ciò che mi circondava.
Parto da me, parlando in prima persona non già per una forma di sfrenato egocentrismo, ma per rendere fluido e reale il discorso che faccio è perchè esso parte, inesorabilmente da ognuno di noi … dallo spirito.

venerdì 7 novembre 2014

C'era una volta l'antiberlusconismo


Renzi e Berlusconi by Luca Peruzzi
Chissà cosa frulla nella testa dell'elettore piddino ora che il proprio Partito ridisegna insieme a Berlusconi, soprattutto attraverso il suo plenipotenziario Verdini rinviato a giudizio per la P3, il nuovo assetto istituzionale italiano e ne riceve il sostanziale e decisivo, anche se non dichiarato, sostegno al Governo Renzi. Parlo dei piddini 'nativi' e non di quelli (probabilmente oggi la grande maggioranza) che prima di arrivare al partito di Renzi votavano Forza Italia o Scelta Civica o l'UCD di Casini come ha documentato Ilvo Diamanti in una sua ricerca. Quelli che se non voti PD e Centrosinistra fai vincere Berlusconi e per questo mandavano giù le peggiori porcate dei governi dell'Ulivo e dell'Unione. Quelli che bisogna difendere il welfare, la scuola pubblica, l'ambiente, il lavoro e i lavoratori ed ora plaudono al liberista thatcheriano Renzi perché li fa 'vincere' dando il via libera a padroni, speculatori, cementificatori, trivelle, privatizzazioni selvagge. Quelli che bisogna combattere la mafia, la corruzione e l'evasione fiscale e stanno in un partito controllato da un tizio che ha un'antica familiarità con Berlusconi e le sue aziende. Quelli di "Se non ora quando?" e delle "Dieci domande di Repubblica" che si mobilitavano contro Berlusconi puttaniere e sessista. Quelli che si indignavano per i voltagabbana di Forza Italia - Capezzone, Razzi, Scilipoti - da irridere senza pietà e per la volgarità politica delle Santanché o delle Mussolini e che ora si vedono rappresentati da opportunisti e polli e galline da talk show televisivi come la Picierno, la Serracchiani, la Moretti, la Boschi, la Bonafè, il già comunista Migliore. Forse è una domanda che non ha una sola risposta anche giovandosi delle analisi di sociologi, psicologi, di esperti della comunicazione politica.
E' certamente più facile intuire cosa frulla nella testa di tanti degli ex antiberlusconisti di professione: i giornalisti di Repubblica o del TG3, i conduttori e i comici 'progressisti' come Fazio, Benigni o la Litizzetto, gli intellettuali alla Saviano. "Franza o Spagna purché se magna" sembra una risposta sensata, o no?

giovedì 6 novembre 2014

Ancora qualche riflessione sulle piazze del 24 e 25 ottobre

Talvolta nella vita e dunque anche nella politica si realizza quel fenomeno definito 'eterogenesi dei fini'. Si compie un'azione per raggiungere determinati scopi e se ne conseguono degli altri. Per i dirigenti della CGIL la manifestazione di San Giovanni del 25 ottobre scorso era anzitutto il mezzo con cui garantire la sopravvivenza dell'organizzazione che guidano ma anche del proprio ruolo individuale minacciati dalla pretesa di Renzi di annientare la funzione del Sindacato. Ma di fronte alla chiusura ad ogni possibilità di compromesso e di mediazione da parte di Renzi (perché il grande capitale non lascia oggi alcuno spazio in tal senso) il milione di lavoratori, di disoccupati, di precari in Piazza San Giovanni ha sancito l'avvio di un percorso di mobilitazione e di lotta per rovesciare le politiche che in vent'anni hanno portato al disastro questo Paese. Per ottenere maggiore occupazione, maggiore reddito, maggiore uguaglianza - questi sono gli obiettivi dichiarati della CGIL - bisogna lottare per sconfiggere le politiche liberiste e di austerità. E dunque bisogna imporre l'intervento pubblico nell'economia (investimenti, politiche industriali, sostegno ai redditi, rafforzamento del welfare), fermare le privatizzazioni, allargare e non diminuire i diritti, ottenere le risorse finanziarie necessarie rifiutando i diktat per il pareggio di bilancio dell'Unione Europea, stroncando l'evasione fiscale ed imponendo una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni e le grandi ricchezze. Con tutto il rispetto e l'apprezzamento per i sindacati di base e per le iniziative di mobilitazione spontanee ed autogestite solo una grande organizzazione come la CGIL poteva portare in piazza, con una preparazione di poche settimane, un milione di persone e risultare da subito una minaccia concreta per il governo e per il sistema.

lunedì 3 novembre 2014

La vertenza politica di Maurizio Landini




Bella l'intervista di Maurizio Landini nella trasmissione di Lucia Annunziata In 1/2 Ora che consiglio, per chi non l'avesse fatto, di vedere a questo link.
Maurizio Landini dimostra ancora una volta il suo carisma e le sue capacità comunicative parlando in modo comprensibile, concreto, diretto. E gli fa onore che non indulga in alcuna forma di vanità autoreferenziale ("Quando un Paese ha bisogno di leader, allora è un Paese malato" vale per tutti ed anche per sé stesso).
La cosa fondamentale che ha detto Landini riguarda il suo impegno politico rispondendo ai tanti (ed io tra questi) che auspicano una sua diretta assunzione di responsabilità in tal senso. Ebbene Landini ha confermato che questo impegno, con il suo sindacato la Fiom e la CGIL, se lo assume. Non, come vorrebbe la maggioranza di noi, alla guida del Nuovo Soggetto Politico della Sinistra (non gli interessa la leadership di un piccolo partito o fare da sponda ai dissidenti del PD) ma avviando una grande vertenza nazionale per cambiare, attraverso la mobilitazione dei lavoratori e della maggioranza del Paese, le politiche del governo Renzi, preso atto della loro natura inequivocabilmente classista e reazionaria.
Una mobilitazione sindacale e popolare che difficilmente potrà non sfociare in futuro in una candidatura elettorale di Landini per la guida politica dell'Italia ma che intanto si muoverà attraverso un percorso parallelo ma diverso rispetto a quello della riorganizzazione e della riunificazione della Sinistra Radicale e di Alternativa.
Con Landini dunque a Sinistra per combattere Renzi e cambiare l'Italia - sui rapporti con l'Europa, con le politiche industriali e per il lavoro, con gli investimenti pubblici, per i diritti, per la riconversione ecologica dell'economia - ma contemporaneamente si facciano partire da subito gli ormeggi del Partito della Sinistra Radicale. Perché il popolo della Sinistra ha bisogno da subito di una sua rappresentanza politica e dunque basta con l'indeterminatezza e la vaghezza dei settantenni reduci di Lotta Continua Revelli e Viale (con tutto il rispetto per il loro ruolo intellettuale) e si elegga al più presto una Costituente del nuovo soggetto politico.
E perché non è vero come dice Landini che conta solo stare al Governo: la storia ci ha insegnato che un'opposizione politica forte, coerente e radicata nelle masse popolari può spesso raggiungere risultati a favore delle persone ben maggiori che stando nella "stanza dei bottoni".

giovedì 30 ottobre 2014

Tweet e manganello: le politiche del governo Renzi e l'abisso morale dei poliziotti


Alfano in tenuta antisommossa by Luca Peruzzi

Diciamo anzitutto una cosa: quando le forze dell'ordine vogliono gestire (cioè hanno l'ordine di gestire) una manifestazione pubblica prevenendo e minimizzando scontri e incidenti riescono a farlo. Ci riescono nelle situazioni più a rischio e tanto più quando hanno di fronte una forza tranquilla quale quella di un sindacato organizzato come la Fiom.
Se i poliziotti decidono di manganellare ferocemente e senza pietà dirigenti sindacali e lavoratori che protestano, come successo oggi a Roma con gli operai dell'AST, significa che hanno avuto disposizioni in tal senso oppure non hanno avuto l'ordine di astenersi dal creare problemi (il che significa in pratica la stessa cosa).
In una situazione di contrasto politico tra il governo Renzi e la CGIL e dentro il Partito Democratico tra la maggioranza liberista e la vecchia guardia 'concertativa' non si può non dare un significato politico alle manganellate dei poliziotti.
Il governo Renzi vuole agire da rullo compressore nei confronti dei lavoratori e del sindacato negando persino il loro diritto a manifestare e non è più disposto a riconoscerne un ruolo di controparte. Dunque bisogna intimidire i lavoratori e nel contempo 'incentivare' i dissidenti piddini ad abbandonare il partito.
E' finito il tempo, si dice, del compromesso keynesiano e riformista che ha ispirato le costituzioni europee del secondo dopoguerra. E questo significa che sta a tutti noi – lavoratori, cittadini, militanti politici e sindacali – impegnarci per organizzare da subito e con concretezza la resistenza e la controffensiva. In caso contrario le nostre vite verranno spazzate via senza pietà.
Fin qui il ragionamento politico generale e le responsabilità evidenti del ministro degli interni Alfano e del Presidente del Consiglio Renzi.
Poi però bisogna parlare delle “forze dell'ordine”, di quello che passa nella testa di ciascuno degli operatori della “sicurezza” quando bastonano studenti adolescenti o lavoratori in corteo per difendere la propria occupazione. Da quarant'anni andiamo avanti con le parole di Pasolini che stava dalla parte dei poliziotti figli di poveracci contro gli studenti figli di papà ma vogliamo parlare del G8 di Genova e della macelleria messicana della scuola Diaz? Vogliamo parlare dei tanti massacrati di botte una volta “al sicuro” nelle loro mani? Quale odio profondo alberga nei loro cuori? Quale disprezzo per gli altri e quale senso di onnipotenza gli deriva dall'indossare una divisa? Quanto sono intrisi di ideologia fascista? Non hanno giurato fedeltà alla Costituzione e non sono al servizio dello Stato e della Comunità e non di chi gli concede gli scatti contrattuali automatici a differenza di tutti gli altri dipendenti pubblici?
Se esiste un sistema che è predisposto ed organizzato perché tutte le rotelline che ne fanno parte seguano esattamente la funzione a cui sono destinate è anche vero che esiste sempre una coscienza individuale, la capacità di discernere tra ciò che è bene e ciò che è male, un senso di umanità che non si può mai rimuovere del tutto. O almeno esiste il buon senso.
Anche nelle dittature e nei regimi.




mercoledì 29 ottobre 2014

Marco Revelli e la Sinistra che “s'attacca ar fumo de la pippa”




Marco Revelli è uno dei punti di riferimento intellettuali della Sinistra e, per quanto si possa capire dai suoi scritti e dai suoi interventi in video, una bellissima persona, retta e di specchiata moralità politica.
Ma l'analisi intellettuale è una cosa ed il cimentarsi nella costruzione concreta di un soggetto politico è un'altra. E forse non è un caso che i protagonisti della vita politica italiana dell'ultimo ventennio – da Berlusconi a Renzi passando per Grillo, Bossi e Di Pietro – non sono esattamente dei fini intellettuali cultori delle letture classiche.
Nel documento scritto da Revelli e che di seguito riporto integralmente, ammirevole per quanto riguarda l'analisi della situazione italiana e del renzismo, mi pare, ahimè, ancora una volta di ravvedere, laddove si passa alle proposte operative, molta fumosità e soprattutto la funesta pretesa da parte dei promotori della Lista Tsipras (gli "intellettuali") di mantenere la direzione del processo di costruzione del Soggetto Politico dell'Alternativa.
E' evidente quanto scrive Revelli che rendere maggioritaria nel Paese l'idea che sia necessaria una trasformazione radicale della società e del sistema economico in cui viviamo richiede un lungo percorso – una traversata nel deserto come direbbe l'amico Giandiego Marigo – e l'individuazione di nuove forme di organizzazione, di comunicazione e di partecipazione politica.
Ma rispetto all'oggi, al dovere di resistere al Renzusconi e alla rottamazione della democrazia, alle elezioni forse dietro l'angolo si impone di operare con i mezzi che si conoscono (e i sei mesi fatti trascorrere dal giorno delle elezioni europee, da parte della lista Tsipras, nel silenzio e nella passività rappresentano una colpa imperdonabile).

giovedì 23 ottobre 2014

Critichiamo la CGIL. Ma partecipiamo alla manifestazione del 25 ottobre




Chi ha raggiunto un sufficiente grado di consapevolezza delle questioni politiche e sociali italiane non può esimersi dal riconoscere le colpe e i tradimenti del Sindacato, CGIL compresa. Anzi attribuisce alla CGIL, in quanto storico rappresentante della tradizione social-comunista, colpe ancora maggiori dei sindacati bianchi craxiani e democristiani per aver guardato passivamente al progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori, alla perdita del loro potere di acquisto, all'esplosione del precariato.
Di questo scrivevo in un vecchio post già nel 2009.
Per questo la piazza del 24 ottobre, quella dello sciopero generale dei sindacati di base e non complici – USB, Unicobas, Orsa – appare quella più coerente, più determinata, più lucida e consapevole nelle sue analisi.
Se però facciamo una questione di numeri (e i sindacati di base non hanno grandi numeri) ecco che la piazza più importante diventa quella della manifestazione del 25 ottobre della CGIL di Landini e Camusso.
Il Renzusconi – il progetto in atto di rottamazione della democrazia, della Costituzione, dello Stato sociale – richiede una risposta di massa per aprire un percorso di resistenza e di controffensiva sul piano politico, sociale, sindacale, culturale, valoriale.