"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

sabato 4 febbraio 2012

SE....


di Marigo Gandiego

Se voi foste sinceri, quando vi riempite la bocca di parole...bhè, ve lo garantisco, si sentirebbe.

Se noi tutti, fossimo meno incalliti ed abituati all'eterna recitazione di una parte, se non dessimo per scontato che mascherarsi, accettare, conformarsi sia il modo normale di sopravvivere in questa società...se, dentro di noi, questa convinzione non ci tarlasse..e soprattutto se non la insegnassimo ai nostri figli come forma di estrema rassegnazione a quel che c'è...bhè, forse, avremmo qualche speranza in più.

Abbiamo riempito i nostri libri di concetti alti che ci guardiamo bene dall'applicare nel nostro quotidiano, quasi fossero l'elenco delle cose da non fare...per evitare d'essere derisi o definiti ooutopisti.

Nella definizione popolar-universalista che ci ricorda e ci recita:

CHE IL MONDO E' DEI FURBI!

Noi sintetizziamo e, contemporaneamente rinunciamo a millenni di maturazione filosofica, etica e morale, sull'altare di una praticità pragmatica che riteniamo indispensabile. Unico modo per governare le nostre questioni.

Ammettendo l'impossibilità delle motivazioni e giustificando, nel nostro profondo, le metodologie del furbo (ovviamente sempre altro da noi), consegniamo al mondo l'eterna sconfitta di questi alti concetti e l'ineluttabilità di questo sistema.

Anche adesso, anche qui, ci sarà qualche saggio che dichiarerà come “non ci serva una maestrina con la penna rossa, ma gente che abbia voglia di fare e di cambiare”...frase fatta di sicurissima presa in qualunque contesto...poi quando mancheranno, tanto per fare un esempio, 13 milioni dalla cassa sarà sempre per caso, sempre un offesa, tutti saranno occupati nel fare qualche cosa, qualsiasi cosa, fosse anche soltanto sollevare polvere nessuno si chiederà “perché”.

Se quando diciamo “cambiamento”, noi semplicemente credessimo in quel che diciamo, tanto da essere quel che chiediamo...bhè allora esso sarebbe qui...ora! E non in un domani nebuloso ed improbabile.

Oggi assistiamo alla fiera della menzogna...ma una sola semplicissima premessa basterebbe a insinuare il dubbio. Se davvero voleste cambiare qualche cosa in questo sistema...non iniziereste dai rapporti di potere...non iniziereste dal sistema stesso? Ed il fatto che non lo facciate, ma che, anzi ribadiate la validità della strada intrapresa non significa forse che state “conservando” e non “cambiando”?

Rifuggo però le applicazioni troppo immediate e pratiche di questo pensiero, sebbene saltino agli occhi, non tanto e non solo perchè sarebbe semplice il farlo, ma perchè preferisco in questo contesto mantenere un profilo elevato, che mi permetta dimostrare, quanto meno a livello speculativo, come la spiritualità ed il concetto di cambiamento, anche pratico possano e debbano viaggiare insieme.

Se, quindi, si volesse essere compresi, capiti, se si volesse davvero, per esempio, che i motivi profondi di questa crisi fossero patrimonio di tutti...qual strada più semplice ed ovvia del farsi capire? Dello spiegare in modo comprensibile...del rinunciare alle criptografie da addetti ai lavori, ai sottintesi simbolici da iniziati?

Ed il fatto di scegliere di mantenere i linguaggi oscuri e di accettare la logica del politichese del bancario e del finanziese anche da parte di chi dovrebbe per vocazione alfabetizzare e far comprendere al popolo, non significa ,forse, rinunciare alla propria cultura ed al proprio punto di vista?

Forse che la semplificazione dei linguaggi rivelerebbe l'arcano della costruzione basata su premesse false?

Forse, che costringerebbe a troppi postulati, dati per scontati. Ed ancora, per esempio, se non si premettessero un profitto a due cifre e un abisso di differenza fra il ricchissimo ed il poverissimo, se non si dessero per premessi, immodificabili, persino necessari alcuni abusi alcuni privilegi. Non risulterebbe , forse, più semplice e più credibile la coniugazione del termine equità, oggi tanto stiracchiato ed abusato da divenire persino offensivo?

Per fare questo allora che cosa occorrerebbe se non la volontà e la convinzione di farlo o di non farlo? Ed il fatto che questa volontà non esista non definisce forse, di per sé, la ragione per cui nulla di tutto questo succede realmente?

Però come può “il furbo” consegnarci un mondo di eguali? Chiediamocelo, alla fine chi è il furbo?

Ed infine se noi stessi (che furbi non siamo) premettiamo la consegna del mondo a costoro come possiamo poi pensare, pretendere ed immaginare un mondo diverso da questo?

Vogliamo politici diversi? Amministratori onesti ? Vogliamo un modo giusto? Non esiste altro modo che premetterne i valori nelle nostre pratiche quotidiane. Ed allora, sebbene già ora lo sia per chi voglia sentire, il senso della verità sarà palese, pratico e percepibile. Non sentirà esigenza di spiegazioni o precisazioni...pechè non esiste davvero nulla come il non voler dire la verità per favorire la menzogna...assioma forse semplicistico, ma crudelmente pragmatico (come piace a molti) e non esiste nulla come la necessità di mentire per rendere difficile, elaborato ed incomprensibile l'eloquio di chi ci vuole convincere

giovedì 2 febbraio 2012

Reddito garantito: un appello per la presa di parola

Reddito garantito: un appello per la presa di parola

«Entro il mese di marzo»: questa la scadenza fornita da Mario Monti per riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Nei primi giorni di gennaio 2012 sono partite le consultazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero, che poche settimane prima si era dimostrata favorevole all'introduzione di un reddito minimo garantito anche nel nostro Paese. Visto il modo di operare fin qui svolto dall'attuale governo nel comunicare le iniziative politiche e viste le poche informazioni in circolazione al momento, non abbiamo ancora compreso cosa significhi in concreto riformare gli ammortizzatori sociali e quali siano le opzioni realmente in gioco.

Nel frattempo i dati diffusi da enti statistici e centri di previsione economica certificano l'aumento della disoccupazione, una precarizzazione sempre più selvaggia, l'abbassamento dei salari e il conseguente, generale, scivolamento verso il basso dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, giovani e vecchi, precari o garantiti che siano. In tutto questo, le politiche di austerity creano pressioni inedite su quelle forme di "welfare familistico" a cui per anni e fino ad ora, è stato delegato di risolvere le storture del welfare pubblico italiano e fornire una sorta di compensazione per l'assenza di una qualsivoglia misura universalistica di sostegno al reddito.

Per questo oggi il tema del reddito garantito diviene centrale, ineludibile, urgente. L'urgenza è data non solo dal peggioramento spaventoso della condizioni sociali, ma anche dall'emergere di una nuova aspettativa da una parte sempre più viva e larga di popolazione, che vede nel reddito garantito una concreta opportunità di garanzia e tutele. È testimonianza di ciò la straordinario risultato della legge regionale del Lazio in tema di reddito garantito, che ha portato nel 2009 all'emersione di oltre 120.000 domande di sostegno, totalmente inattese e largamente superiori alle previsioni, da parte di coloro che non arrivano a 8000 euro l'anno.

Ricominciamo a discutere di futuro

L'argomento, palesemente subdolo e che denota la volontà di manipolare l'opinione pubblica, con cui Monti e i suoi sostenitori (Scalfari in primis) giustificano i sacrifici, l'aumento delle tasse e la perdita di potere d'acquisto per i cittadini, la rinuncia a garanzie e diritti, è che tutto ciò sia necessario per garantire un futuro migliore all'Italia ed in particolare alle giovani generazioni.
Ancora una volta per costoro non c'è alternativa.
L'unico elemento necessario che deve accompagnare i sacrifici è che tutte le categorie e i ceti sociali vengano 'nominati' (l'equità), non importa poi in che misura e in che proporzione, tant'è che come sempre a pagare di più sono i ceti medio-bassi.
Già il fatto di constatare che chi auspica tali misure sono coloro (professori universitari, giornalisti, politici, industriali) che vivono al caldo dei propri ricchi redditi e patrimoni sarebbe sufficiente a qualificarne la credibilità e le motivazioni tutt'altro che disinteressate che li ispirano (vale sempre, si scusi la volgarità, quanto disse Ricucci: “è facile fare i froci con il culo degli altri”).

mercoledì 1 febbraio 2012

La Patrimoniale scomparsa



Una delle dimostrazioni del carattere di destra del Governo Monti, se ancora ce ne fosse bisogno, è la scomparsa della proposta della Patrimoniale, cioè di una tassazione, straordinaria o ordinaria, che colpisse le grandi ricchezze e rendesse disponibili quelle risorse necessarie a rendere meno stridenti le disuguaglianze sociali, ad alleviare la situazione dei conti pubblici senza gravare ulteriormente sui ceti medio-bassi, a consentire di uscire dalla recessione aumentando investimenti pubblici e redditi e consumi di chi, in una condizione di povertà o di quasi povertà, sta subendo maggiormente la crisi.
Le statistiche parlano chiaro e indicano, secondo Banca d'Italia, che il 45 per cento della ricchezza nazionale è in mano al 10 per cento dei cittadini mentre il tasso di disoccupazione è arrivato, per l'Istat, all'8,9 per cento (31 per cento per i giovani).
Nei mesi scorsi l'aumento della tassazione per i ricchi o di una patrimoniale venivano auspicati, sorprendentemente, proprio da alcuni miliardari (negli Stati Uniti Warren Buffet e in Italia si era schierata in qualche modo per la patrimoniale, sia pur 'leggera', persino Confindustria).
Particolarmente interessante era inoltre la proposta del Presidente di Nomisma Pietro Modiano per una imposizione straordinaria sui grandi patrimoni che risultasse finalmente risolutiva per il problema del debito pubblico .
Con Monti questi temi sono scomparsi dall'agenda politica: si è tentato di spacciare per una forma di patrimoniale l'aumento dei bolli sui depositi titoli o il ripristino dell'ICI (che colpisce indistintamente tutti i proprietari di case, ricchi o poveri che siano), si è applicata una irrisoria tassazione aggiuntiva sui capitali scudati, di ristabilire l'imposta di successione oltre certe entità di ricchezza non si è mai parlato.

lunedì 30 gennaio 2012

Delirio e dintorni

Alune espresioni credo siano state coniate proprio nel XX secolo, ora non sono più molto di moda, ma credo persistano dormienti nell'immaginario collettivo.

"Il mondo è impazzito"
"Al mondo non c'è più religione"

Il mondo è impazzito.
Le malattie mentali sono sempre più diffuse.
La psichiatria non ha fatto molti progressi e siamo ancora molto lontani dal sapere e dal capire se e quali disturbi della personalità siano genetici e quali invece siano aquisiti, per difesa o altro, lungo il percorso della vita che ci capita e che qualcuno ha il cattivo gusto di peggiorare.
In effetti, un pesante e scientifico contributo al delirio planetario ci viene dai media, gestiti da un sistema di potere criminale, sempre più scomposto e sempre più goffo nel tentativo di accreditarsi agli occhi delle sue vittime come paterno ordine costituito. Da ultimo, a titolo puramente esemplificativo, mi limito a citare il tg di Mentana, il quale dalle marchette è passato a rapporti sessuali completi con il sedicente governo Monti in diretta televisiva in prima serata..
Il caos, la rabbia, la fame e la disperazione crescenti nel quotidiano degli incazzados di tutto il mondo sono specchio impietoso quanto impotente delle menzogne senza più ritegno e dell'egoismo sempre più efferatamente criminale dei poteri forti.
Patisco la violenza e la spietatezza con cui televisioni, giornali e internet vogliono obbligarci a quella che si ostinano a chiamare crescita, cioè ad autodistruggerci continuando a produrre comprare e consumare tutto quello che vomita la pubblicità, il tutto per l'utilità di pochi, affinché, sulla nostra pelle, possano speculare fino all'ultima goccia di petrolio, fino all'ultimo atomo di uranio e di plutonio...; ma anche affinché possano, con i tempi a loro necessari e sempre sulla nostra pelle, procedere alla comunque inevitabile riconversione industriale ed economica, mantenendo saldamente il controllo di tutte le risorse, ormai ridotte a ben poca cosa.
La pubblicità, artatamente ed incessantemente alternata a trasmissioni scientificamente demenziali o insopportabilmente di propaganda, è uno dei principali strumenti con cui vengono coltivate patologie di massa.
Tutte le pubblicità sono in seconda persona singolare (direttamente o indirettamente per induzione).
'Perché tu vali!'
'Il tuo futuro..'
'La tua macchina..'
'La tua famiglia..'
'Il lusso è un diritto' (Questa è una delle più idiote. Per la cronaca, il lusso è uno spreco, antieconomico, antidemocratico e illiberale. Quello che dovremmo perseguire è l'eccellenza, l'alta qualità, che è esattamente l'opposto del lusso).
L'uso della seconda persona singolare serve allo scopo: accarezzare il tuo ego, coltivare la tua vanità, incoraggiarti all'egoismo, proposto come espressione democratica di libertà, facendotelo sentire come un diritto, spingerti a coltivare il tuo orticello.
In una parola, la prima e più elementare applicazione del divide et impera.
Gli oligarchi di oggi, che non sono più quelli di una volta (mio padre diceva sempre 'meglio avere a che fare con uno stronzo che con un imbecille' e questi, purtroppo, non sono stronzi), come quelli di ieri, devono riuscire ad asservire interi popoli e sanno che l'unione fa la forza, da qui la necessità di annullare agli occhi di tutti e di ciascuno la dimensione collettiva, spingendo ognuno verso un patologico individualismo che cresce, fertile di masochismo, nelle fragili menti dei più, rese sterili di consapevolezza dalla mancanza di istruzione, di informazione e di ogni stimolo intellettuale.

Al mondo non c'è più religione.
Credo sia vero anche questo.
Con la precisazione, che funge anche da premessa del mio ragionamento, che la religione non è la risposta, ma la domanda.
Non è importante quale risposta ti darai, l'importante è che tu ti ponga la domanda.
Non importa se crederai in Dio oppure no, e se sì, in quale Dio o in quali Dei, o se invece sarà il dubbio ad accompagnarti lungo tutto il percorso.
Quello che davvero importa è che tu abbia l'umiltà e l'intelligenza di interrogarti, di chiederti 'perché esisto'.
E' il naturale  e profondo bisogno di conoscenza dell'uomo.
Il bisogno di capire e di scoprire.
La ricerca di significato e di senso, spesso vissuto come inquietudine cui si cerca sollievo.
Così intesa, la religione è il motore della scienza, della filosofia, della politica, dell'arte, della cultura, dello sport..
Un patrimonio di conoscenza, emozioni, sentimenti, esperienze, per quanto ne sappiamo, potenzialmente infinito e crescente, nello spazio e nel tempo: la dimensione collettiva, in cui la dimensione individuale trova finalmente cittadinanza e libera espressione e la paura, fattasi saggia, diventa coraggio.
Un mondo in cui non c'è più religione è un mondo che non ha più l'umiltà di interrogarsi, condannando l'uomo alla solitudine della vanità e all'ossessione della morte.
E così si compie un paradosso.
La naturale esigenza intellettiva dell'uomo di capire e di porsi umilmente domande cede irragionevolmente il posto all'angosciante, patetico e velleitario tentativo di negare ostinatamente l'unica cosa che sa con matematica certezza e che non può in alcun modo evitare: la morte.
Un delirio, decisamente.
Arte cultura scienza diritto politica economia..da decenni si sono fermate.
L'immenso patrimonio di conoscenza  faticosamente acquisito in 2 milioni e mezzo di anni sembra non interessare più a nessuno, accrescerlo ancora meno.
La vanità, sintesi di tutte le debolezze umane, da tempo ormai sembra essere diventata il nuovo motore del mondo.
E il mondo ha ceduto il passo alla finzione.
Se potete, restate autentici.

sabato 28 gennaio 2012

La rivolta sociale


Sono ormai evidenti i segni della rivolta sociale che sta esplodendo in Italia.
Epilogo inevitabile per un Paese con un'economia, divenuta terra di conquista per le grandi corporation straniere, che ormai da anni si trascina tra stagnazione, recessione e inesorabile declino, con una drammatica crisi finanziaria causata dalla speculazione internazionale e da un debito pubblico non più sostenibile, con lo stillicidio di manovre (di Berlusconi e Monti) che hanno falcidiato i redditi dei cittadini, con le disuguaglianze sociali che hanno raggiunto ormai livelli intollerabili, con il cancro dell'illegalità che si è radicato in tutti i settori della vita sociale e produttiva, con una classe dirigente (non solo politica) inadeguata, incapace e corrotta.
Servirebbe un 'progetto' paese come si afferma nell'ultima ricerca dell'Eurispes che riesca a restituire speranza, ottimismo e a dare un senso ai sacrifici e alle difficoltà che stiamo affrontando indicando la prospettiva della giustizia sociale, della lotta alla povertà e alla disoccupazione, di una riconversione e rinascita produttiva che sappia valorizzare e promuovere – dando da subito dei segnali positivi – competenze, creatività e lavoro, anche e soprattutto dei giovani.
In sua assenza è inevitabile che esplodano e riesplodano le spinte secessionistiche e gli egoismi territoriali (la Padania, il rinascente separatismo siciliano e sardo) identificati come la soluzione ai problemi e le rivendicazioni e le proteste corporative e settoriali delle singole categorie.

giovedì 26 gennaio 2012

11 febbraio, la società civile in piazza con la Fiom - Firma l'appello





In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti.
Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile.
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla.
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.

L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.

Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Stefano Rodotà, Luciano Gallino, Gustavo Zagrebelsky, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli


Firma l'appello a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391246

venerdì 20 gennaio 2012

La Rivolta dei forconi

Cos'è la rivolta dei forconi, il movimento di contadini che insieme a camionisti, pescatori, studenti da qualche giorno sta paralizzando la Sicilia?
L'ennesimo episodio di ribellismo privo di un disegno politico come tante volte il Sud ha conosciuto nella sua storia, per di più fomentato e strumentalizzato dalla mafia con annessa manovalanza fascista di complemento e occasione del tentativo di riciclarsi per vecchi politici trombati?
Oppure fenomeno sociale certo contraddittorio e complesso ma a cui guardare con interesse e speranza per la forza con cui esso esprime la protesta, non virtuale e simbolica ma concreta e potente, nei confronti del sistema politico ed economico in cui viviamo e dei meccanismi che lo caratterizzano?

sabato 14 gennaio 2012

Il Punto. Referendum, rating, tassisti e altre storie


Nella giornata del 12 gennaio il governo Monti ha ricevuto due generosi aiutini che ne hanno rafforzato la prospettiva di durare fino alle scadenza della legislatura del 2013: il no della Camera all'arresto di Nicola Cosentino e la decisione della Corte Costituzionale di non ammettere i referendum promossi da Di Pietro per l'abrogazione dell'attuale legge elettorale (il porcellum Calderoli) ed il sostanziale ritorno a quella maggioritaria precedente (il Mattarellum).
Nicola Cosentino è accusato di essere organico al clan camorristico dei casalesi ed è assolutamente centrale nel sistema di consenso berlusconiano (ha ricoperto fino ad oggi la carica di coordinatore del PDL campano);  uno dei fatti che hanno contribuito alla vittoria delle destre nel 2008 è stato il disastro dei rifiuti in Campania con le vergognose immagini che venivano da Napoli sommersa dalla monnezza: disastro dei rifiuti a sua volta determinato dai traffici dei clan camorristici.
Il no all'arresto consente di porre un argine, sia pur momentaneo, alle fibrillazioni e alle inquietudini del PDL e di Berlusconi di fronte al governo Monti.
L'ammissione del  referendum che si proponeva di cancellare il potere delle segreterie dei partiti di scegliere in via esclusiva i membri del Parlamento avrebbe rappresentato una irresistibile tentazione per diverse forze politiche ad anticipare lo scioglimento delle Camere al fine di rimandare la consultazione referendaria e di non dover rinunciare all'ingiusta prerogativa di cui oggi godono i rispettivi leader.
C'è chi nega che sia possibile mettere in relazione i due fatti, che così facendo si reiterano abituali argomenti e atteggiamenti berlusconiani, ma certo è difficile negare che quanto verificatosi sia anche il frutto di un clima generale contraddistinto dal pensiero unico di cui è promotore Napolitano e in cui non si deve disturbare il manovratore Monti nel momento in cui il Paese è tutto preso dal tentativo (nei modi e con gli strumenti decisi dai poteri forti) di evitare la catastrofe.
In merito alla decisione della Corte Costituzionale e alle pesanti accuse lanciate al riguardo da Di Pietro a Napolitano, alcuni oggi affermano che in realtà quella decisione era scontata stante la formulazione del quesito referendario e le precedenti sentenze della Corte. Non si può non tener conto di quanto afferma un giurista  competente e irreprensibile come Stefano Rodotà che nella trasmissione televisiva '8 e 1/2' su La7 (qui dal minuto 13 e 30)  si è espresso in difesa del ruolo della Corte Costituzionale e sulla legittimità della sua decisione di non ammettere i referendum che appunto è coerente con la precedente giurisprudenza (non è ammissibile il vuoto legislativo in materia elettorale e l'abrogazione di una legge non può far tornare in vigore le norme che da quella legge erano state sostituite).
Ma nel contempo rilevo che vi era stato un appello di 111 costituzionalisti che al contrario sostenevano l'ammissibilità dei referendum.

giovedì 12 gennaio 2012

APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Aderisci all'appello del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua a questo link:

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

mercoledì 11 gennaio 2012

Tra Stato e Mercato. Sul ruolo di Fiat ed ENI


Non è mia intenzione, non ne avrei il tempo, non ne sarei in grado, di ripercorre la storia di Fiat ed ENI.
Ma rispetto all'eterno dibattito tra Stato e Mercato, soprattutto ora che il nuovo Governo intende spingere sull'acceleratore di privatizzazioni e liberalizzazioni in funzione della realizzazione di un più libero mercato e della crescita, credo sia utile fermarsi un momento a pensare sull'attuale rispettivo ruolo di Fiat ed ENI.
Per entrambe queste grandi aziende esistono inquietanti buchi neri nella propria storia: per la Fiat le accuse di compromissione con il fascismo del proprio fondatore, i procedimenti penali riguardanti la schedatura di operai e sindacalisti e per il pagamento di tangenti e per il falso in bilancio; per l'ENI il progetto di Enrico Mattei di farne una macchina da guerra per le proprie ambizioni politiche, innumerevoli vicende di corruzione e tangenti, un elevato costo ambientale pagato dai cittadini.
Entrambe sono state protagoniste dello straordinario sviluppo industriale italiano del secondo dopoguerra. Uno sviluppo che non è solo una storia gloriosa di capacità imprenditoriali ma soprattutto il frutto del sacrificio e della vita di milioni di lavoratori.
La differenza fondamentale però è nell'oggi.

martedì 10 gennaio 2012

Il governo Monti lavora per far rivincere Berlusconi

Il governo Monti, volontariamente o involontariamente, lavora per far rivincere alle prossime elezioni Berlusconi.
Pur se gode dell'appoggio parlamentare anche dal PDL il governo Monti è sostenuto ed è stato auspicato, sotto la regia di Napolitano, anzitutto dal Partito Democratico e dal Terzo Polo di Fini, Casini e Rutelli per costringere il padrone di Mediaset nonché puttaniere di Arcore ad abbandonare Palazzo Chigi.
E' inevitabile dunque che larga parte dell'opinione pubblica, soprattutto tenendo conto che l'informazione televisiva è ancora ampiamente in mano berlusconiana, sarà portata ad identificare questo governo nel governo del centrosinistra.
E allora gli elettori progressisti lo giudicheranno per la macelleria sociale che esso ha imposto ai ceti medio bassi (sulle pensioni, con nuove tasse, con aumento di prezzi e tariffe, con i previsti interventi sul mercato del lavoro) senza nel contempo colpire, con argomentazioni pretestuose,  in modo sostanziale i ricchi e i grandi evasori (patrimoniale, una davvero consistente ulteriore imposizione fiscale sui capitali scudati, accordi con la Svizzera per la tassazione dei capitali ivi esportati) né riducendo le odiose e inutili spese militari e per le missioni di guerra all'estero.
Dall'altro lato le categorie che dovrebbero essere oggetto delle liberalizzazioni, quelle dei lavoratori autonomi, delle partite IVA e degli ordini professionali, avvocati, notai, farmacisti, edicolanti, tassisti, benzinai, commercianti, che tradizionalmente hanno come proprio referente politico le destre, non potranno che ricompattarsi con Lega e PDL che in qualche modo, non importa che ciò avvenga strumentalmente e a meri fini elettorali, continueranno a difenderne in varia misura gli interessi.