"Non dubitare che un gruppo di cittadini impegnati e consapevoli possa cambiare il mondo: in effetti è solo così che è sempre andata" (Margaret Mead)

mercoledì 30 ottobre 2019

Elezioni regionali in Umbria: niente di nuovo sul fronte della Sinistra radicale



Le elezioni in Umbria viste da Luca Peruzzi

Riguardo ai risultati delle elezioni regionali in Umbria esistono specifiche vicende (le dimissioni della giunta piddina a seguito dello scandalo della Sanità) che hanno certamente influito sull’esito delle stesse.
Dopodiché, detto che gli scandali influenzano inesorabilmente i consensi dei partiti cosiddetti progressisti e di centrosinistra ma mai di quelli di centrodestra, dai risultati delle elezioni regionali umbre credo si possano, ancora una volta, trarre alcuni insegnamenti.

Primo. La maggioranza dei votanti oggi richiede un cambiamento radicale del Paese e dunque i partiti che ottengono la maggioranza o che riscuotono i maggiori incrementi percentuali sono quelli che vengono percepiti come i partiti del cambiamento radicale. Poi, come qualcuno ha detto, si può convenire che si tratti di scelte elettorali di disperazione anziché fondate su di una razionale  e consapevole adesione a determinate visioni e progetti politici ma resta, a mio avviso, il dato di fatto: la richiesta di cambiamento radicale. 

sabato 18 agosto 2018

La privatizzazione di Autostrade: ve li ricordate i governi di Centrosinistra?



L'Italia venduta a pezzi by Lupe

In Italia dagli anni novanta in poi sono state attuate politiche che - attraverso le privatizzazioni, la cancellazione del ruolo attivo dello Stato nell’economia, l’attribuzione alla speculazione finanziaria del compito di fornire allo Stato le risorse monetarie necessarie per svolgere le sue funzioni, il “dimagrimento” dello Stato a vantaggio del privato (in base alla menzogna che il privato fosse più efficiente e conveniente per i cittadini a confronto del pubblico), la precarizzazione del lavoro, la progressiva demolizione dei servizi sociali pubblici essenziali (sanità, scuola, pensioni, trasporti, edilizia pubblica), l’ingresso nella gabbia dell’euro e delle regole europee della finanza e della concorrenza senza adeguate contropartite e senza reti di protezione - hanno realizzato il passaggio dall’economia sociale di mercato, prevista dalla Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e frutto del compromesso tra comunisti e democristiani, al liberismo selvaggio (senza peraltro intaccare minimamente le incrostazioni della corruzione, delle mafie, del familismo che ammorbano la società e l’economia italiana).
I risultati di queste politiche, nelle condizioni di questo disgraziato Paese, sono ora sotto gli occhi di tutti.
Ma se si dimentica che queste politiche sono state in larga parte guidate e realizzate dai governi di centrosinistra (a cui partecipavano anche Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani), con il silenzio/assenso dei Sindacati complici (ivi compresa la CGIL), non si può capire perché oggi la Sinistra è morta in Italia.

lunedì 16 luglio 2018

È DAVVERO TROPPO CHE NON FACCIAMO OH YEAH!






di giandiego 




o
Per quelli che chiudono i porti … oh yeah!
Per quelli che , pubblicmente e palesemente inneggiano a quelli che chiudono i porti …. oh yeah!
Per quelli che, pubblicamente dileggiano, ma intimamente approvano quelli che chiudono i porti … molti, ma molti oh yeah!
Per quelli si sono adattati, in un modo o nell'altro, a questo modello di mondo, competitivo, crudele, fondato sulla furbizia e sulla legge del più ricco e del più forte … oh yeah!
Per quelli che fanno appelli per gli ultimi del mondo dalla terrazza di Portofino con o senza Rolex, poco c'importa … oh yeah!
Per quelli che misurano le buone intenzioni da un'orologio … oh yeah!
Per quelli che erano comunisti … oh yeah!
Per i moralisti, i bigotti, gli omofobi, i nazionalisti e i sovranisti … oh yeah!
Per quelli che senza L'uomo nuovo come si può fare qualche cosa che sia diverso dal vecchjo? … oh yeah!
Per quelli che sono ancora qui, in fondo, insieme agli ultimi e che per loro non cambia mai nulla … Re, Imperatori, Papi, Presidenti o Duci restano dove sono a spalare fango e a piangere lacrime e sangue … oh yeah!
Per i migranti ricchi che si chiamano turisti e che nessuno sembra accorgersi che si spostino … oh yeah!
Per quelli che sono giovani, Italiani e laureati, intelligenti e forti che se ne vanno, costretti dall'immanenza, lasciandoci qui, soli, con i mediocri … che sono tanti, tanti di più di quei migranti poveri che ci fan tanta paura … ciao ragazzi e oh yeah!





domenica 1 aprile 2018

ECCOCI DI NUOVO ED ANCORA LA RISPOSTA. È QUELLA DI SEMPRE:FARE RETE





di giandiego


Ieri mattina chiacchieravo con un vecchio amico, un intellettuale di spessore internazionale, direttore di rivista culturale (vera). Uomo di pensiero, anche se, forse, un poco troppo cattedratico e sistemico per i miei gusti selvaggi ed ignoranti.
Si parlava di editoria, grande e piccola, sistemica e non e si constatava come il problema di fronte al quale molti si arenano sia e resti La Distribuzione. Settore che diviene pretesto di super sfruttamento per Trangugia et Divora.
Cioè di come essa stia diventando la parte più rivelante e costosa dell'editoria moderna, nelle sue componenti fondamentali come la visibilità e la pubblicità, ma anche solo la reperibilità e la facilità di accesso.
É agghiacciante come, per esempio, qualsiasi velleità di auto-produzione si areni inesorabilmente e definitivamente di fronte a questa problematica, a quanti scrittori anche di valore rimangano al palo, nascosti ed ignorati solo perchè non sistemici, non famosi, non remunerativi., solo perchè sarebbero da seguire ed accompagnare.
Già il libro è merce … e nemmeno fra le più richieste e facilmente vendibili. Non conta il valore intrinseco, ma la vendibilità.
Si discuteva, quindi, di come si potesse sviluppare e vivificare una editoria alternativa. Una editoria che tenga conto dell'essere umano autore, dei suoi diritti … del suo lavoro. Che rispetti la proprietà intellettuale come valore prima che come fonte di business.
Due i sentieri individuati da questa amena discussione. Il primo “il coinvolgimento degli autori nella gestione editoriale”, cioè una via mista fra l'editoria tradizionale e l'auto-produzione che vede gli autori stessi associarsi e fare “editoria di qualità”, percorrendo le strade della cooperazione e del possesso collettivo e cedendo i ruoli organizzativi ad una struttura di servizio che abbia come prime finalità la “cultura popolare” ed i “beni comuni”.
Partendo da un ruolo ed una ridiscussione della figura dell'intellettuale e del produttore d'opera letteraria, piuttosto che musicale. L'intellettuale nel suo ruolo “sociale” e non come divo auto-referente o prodotto da vendere.
Il secondo, ovviamente, non può che riguardare la “distribuzione”. Fare Rete! … ( mi sovviene come a suo tempo con alcuni dei protagonisti chiamati in causa in questa lettera aperta, non solo se ne parlò ma si fondò anche una pagina su Facebook che titolava Fare Network, Fare rete, Fare movimento).
Sono un autore che si “picca” d'esser buono e dire qualche cosa, un Poeta e mi piacerebbe che quel che scrivo “sorgesse” da una esperienza di “diffusione” comune, una piattaforma condivisa che sia il “luogo della letteratura d'alternativa, di base, condivisa e realizzata dal basso”.
Che sia un luogo riconoscibile, conosciuto e di cui si parli. Un Luogo in cui la lettura si riconcilia con il lettore in cui sia facile trovare tutti quei libri che derivano da queste esperienze e che non sia mera “auto-produzione di poche speranze”, ma una proposta reale che abbia attinenza con la verità, con la cultura, con l'alternativa di sistema.
Utopia?
Forse pensare ad una letteratura non di sistema, ad una figura d'intellettuale fuori dal coro eppure “di spessore” è pura follia?
Eppure due Radio Web, che io amo ed un contenitore di notizie che stimo si sono , pur in tempi diversi, posti questo obbiettivo cercando la strada editoriale. Una di loro è il mio attuale editore e con essa collaboro , proprio nell'ottica di quella prima proposta di sviluppo della “nuova editoria”.
Ed allora io, nella mia infinita ignoranza ed ininfluenza mi chiedo
Perchè non cominciare da qui?
Dagli autori, e sono molti, che si dibattono in rete proponendo sé stessi con poche o nulle speranze di successo, pur avendo per le mani prodotti validi e credibili. Da questo epico e coraggioso tentativo delle due radio in questione di fare editoria accarezzando la cultura, la verità, l'onda anti-sistemica … perchè non fare sinergia, non condividere, non creare, per esempio una piattaforma comune di diffusione dell'edito, Una pratica comune di pubblicizzazione, una connessione che non sia mera coltivazione di orticelli, ma un vero colpo di zappa nell'immenso campo della cultura letteraria e musicale … perchè NO?
Scrivo questa mia con l'ovvia speranza di essere letto, nella speranza che succeda qualche cosa che questa antica perorazione Fare Network, Fare Rete, Fare Movimento diventi realtà … Chissà io aspetto e continuo disperatamente a scrivere

mercoledì 14 marzo 2018

Potere al Popolo: un contributo per l'assemblea del 18 marzo




Un commento sulle elezioni del 4 marzo e sulle possibili prospettive future di Potere al Popolo


Il primo inequivocabile dato che è emerso dalle elezioni del 4 marzo è quello della rabbiosa e rancorosa richiesta di cambiamento del popolo italiano. Lega e Cinque Stelle raggiungono insieme circa il 50% dei voti, se ad essi sommiamo altre forze di opposizione radicale o antisistema, di destra e di sinistra che non hanno superato il quorum emerge che la larga maggioranza di chi si è recato alle urne ha espresso questa richiesta. E' il risultato di un Paese da almeno trent'anni in inesorabile declino in cui la macelleria sociale e la cancellazione dei diritti conquistati attraverso decenni di lotte - in contemporanea allo smantellamento della struttura produttiva italiana innescato dalla globalizzazione capitalistica, dai diktat liberisti della UE e dalla partecipazione all'euro - si è innestata su di una struttura politico-burocratico-amministrativa ed imprenditoriale che è restata arretrata, inefficiente, corrotta, impregnata di familismo, collusa assai frequentemente con le mafie. E' sufficiente, ahimé, girare in questi giorni per le strade di Roma devastate dalle buche per qualche giornata di neve e pioggia, pensare alle condizioni delle zone terremotate del centro Italia tormentate dalla neve e dal gelo, trovarsi nel girone infernale di un Pronto Soccorso o alle prese con le bibliche liste di attesa delle prestazioni sanitarie pubbliche per toccare con mano la realtà di un Paese che non è più in grado di far fronte nemmeno alle sue funzioni e necessità fondamentali. La condizione reale del Paese è quella che emerge da tutti gli indici statistici: milioni e milioni di persone sotto la soglia di povertà e che hanno dovuto rinunciare a curarsi, disoccupazione, precariato, invecchiamento, mortalità e nuovi nati, abbandoni scolastici e universitari, mezzogiorno, deindustrializzazione delocalizzazioni e shopping di aziende nazionali da parte di soggetti stranieri e si potrebbe andare avanti a lungo. Rispetto a questa drammatica condizione reale non vengono più accettate le vecchie rappresentazioni e narrazioni politiche: centro sinistra e centro destra, la promessa che stiamo uscendo dalla crisi per uno zero virgola in più qui o li, che abbiamo bisogno di più Europa, che l'immigrazione è solo una risorsa e non anche un ulteriore problema sociale, che i problemi si risolvono con i bonus o tagliando qualche tassa. Da qui la crisi irreversibile della “vecchia” politica del Partito Democratico di Renzi (ma anche dei trasfughi di D'Alema e Bersani) e di Forza Italia di Berlusconi. Questo ce l'avevano detto anche le elezioni amministrative degli ultimi anni e soprattutto il referendum costituzionale del dicembre 2016 (nel quale è stato determinante il ruolo di Lega e 5 Stelle) laddove i cittadini avevano rifiutato esplicitamente la “normalizzazione” istituzionale in coerenza con la struttura del “sistema”, propagandata come indispensabile dall'establishment politico-economico e dal mainstream informativo. Da qui il fatto che la disperazione montante faccia sì che ci si aggrappi a qualunque promessa di cambiamento. Se vogliamo anche il 40% di Renzi alle Europee del 2014 poteva essere letto così: la percezione del cambiamento attraverso un tangibile provvedimento, ancorché inefficace e iniquo nell'esclusione proprio dei più poveri, a favore dei lavoratori di livello medio-basso quale il bonus degli 80 euro, la prima concessione sociale dopo anni e anni di macelleria sociale. Dopo sono venuti jobs act, buona scuola e la perpetuazione delle politiche di austerità e dunque il crollo del renzismo.

martedì 23 gennaio 2018

Potere al Popolo: intervista a Viola Carofalo





Ciao Viola anzitutto grazie per la tua disponibilità a questa intervista. Prima domanda: chi è Viola Carofalo? In breve puoi descrivere la tua storia personale e politica? Sarai candidata?

La mia storia politica e personale non è molto diversa da quella di tutti i militanti e gli attivisti di Potere al popolo: non ho un lavoro stabile; nello specifico sono ricercatrice precaria in filosofia all'università; ho militato per anni nei collettivi universitari, nelle occupazioni di spazi da dedicare alle attività sociali in città a fianco dei disoccupati, dei lavoratori e degli immigrati, e ho sempre partecipato ai cosiddetti movimenti “antagonisti”, che avevano come scopo quello di costruire e di proporre un’alternativa a quei cambiamenti della società, che si sono avverati negli ultimi vent'anni.
Per quanto riguarda la candidatura: no, non sarò candidata. Abbiamo dovuto scegliere un capo politico perché questa legge elettorale ce lo ha imposto; la scelta è caduta su di me, e ne sono felice; ma proprio per scardinare la logica personalistica delle elezioni politiche, abbiamo ritenuto opportuno che il capo politico non fosse anche candidato.

La Sinistra di Alternativa manca in Parlamento da dieci anni. Al di là degli errori e dei limiti dei dirigenti della Sinistra Radicale e d'ispirazione Comunista non pensi che ciò sia dipeso soprattutto dalla marginalità che nella cultura diffusa, nel senso comune hanno ormai le istanze di Sinistra? Cioè se parli con i giovani, con i precari, con i disoccupati, con i lavoratori poveri – a causa dell'enorme potere di persuasione esercitato dai media - si percepisce che per la maggioranza di loro questo mondo è l'unico mondo possibile, che non esiste altra strada alla competizione di tutti contro tutti, che le disuguaglianze, i super profitti, le super retribuzioni dei manager e delle star dello sport e dello spettacolo è la normalità. Che interessa di più l'ultimo modello di smartphone o di capo firmato che avere politiche egualitarie ed efficaci per il lavoro o la casa o la salute. E che la soluzione ai loro/nostri problemi non è il controllo collettivo e popolare sull'economia ma, di volta in volta, la guerra ai migranti, ai “vecchi” che con i loro privilegi avrebbero compromesso il futuro dei giovani, alle tasse, al debito pubblico, alle inefficienze e agli sprechi delle istituzioni pubbliche.

Se le cosiddette “istanze di sinistra” sono diventate marginali nella cultura di massa, questo è dipeso piuttosto dalle scelte di quella sinistra politica che negli ultimi anni, purtroppo, non ha fatto altro che rincorrere le scadenze elettorali. Io credo che sia necessario fare una distinzione, a proposito di questo argomento: dobbiamo distinguere, infatti, una rappresentazione delle istanze tradizionalmente di sinistra, che non ha trovato spazio nel discorso politico e massmediatico degli ultimi anni, e un sentimento “di sinistra” che invece accomuna molte persone che sono disposte a mettere tempo ed energie a disposizione, per portare avanti pratiche volte a scardinare il razzismo, il classismo, e insomma l’imbarbarimento che chi ci ha governato, negli ultimi anni (di qualsiasi “colore”) hanno cercato di incoraggiare con le loro scelte politiche. Considerato questo presupposto, è tuttavia vero che tra le classi popolari di questo paese si registra un tasso di rassegnazione enorme, che porta molte persone ad accettare le cose per come stanno. Questo senso di rassegnazione, però, si combatte proponendo pratiche diverse: progetti di mutualismo che oltre a risolvere un problema immediato (l’accesso ai servizi sanitari, il doposcuola, la raccolta di vestiti, o la consulenza legale per il diritto al lavoro), “educhi” quante più persone possibile, a rivendicare i diritti, chiederne di nuovi, e organizzarsi per cambiare realmente le cose, secondo quelle che sono le necessità che possono cambiare da territorio a territorio, da situazione a situazione. Potere al popolo ha proprio questo scopo: rafforzare questo tipo di coraggio, che esiste ma che troppo spesso non trova il il giusto spazio per esprimersi.

domenica 17 dicembre 2017

LA SINISTRA FRASTAGLIATA



(Torno con questo post, su Verità e Democrazia, sperando di essere gradito, dopo essermene allontanato , forse, per troppo tempo)


di giandiego

Di questa sinistra cosparsa, presunta e molto frastagliata mi preoccupa molto di più il dopo, piuttosto che non l'ora e qui. Un dopo elezioni che rischi di divenire un “liberi tutti” ed una debacle di fronte ad un ulteriore fallimento delle “buone intenzioni” e non parlo qui delle scelte di una pseudo sinistra di comodo, nata da propaggini piddine in sola funzione anti-renziana, pronta a ritornare all'ovile allo scattare delle sue dimissioni.
Resto personalmente convinto che il percorso per recuperare un'AreA socialista ed alternativa a questo sistema sia lungo, profondo ed, allo stato, appena accennato. Non credo che, nonostante le diverse gradazioni (alcune delle quali va detto, molto interessanti, sebbene forse fuori tempo massimo) le proposte attualmente in campo possano essere adeguate e definitive.
Il Lavoro da compiere è ancora immane, perchè immane e profondissima, culturale e motivazionale è stata la crisi dell'AreA.
Sono personalmente convinto, opinione per altro condivisa da alcuni componenti della Sinistra Europea che questo giro di giostra si potesse e forse si dovesse saltare, dedicando energie e creatività al lavoro territoriale, culturale e politico, al radicamento, all'affermazione della Via Maestra del Solidarismo, della Mutualità e della Condivisione Orizzontale.
Cercando nelle cose e nelle azionie nell'essere “L'uomo Nuovo” il recupero della credibilità perduta e quel rapporto, fondamentale nell'analisi e nella pratica con quel popolo di cui saremmo interpreti e portavoce e che oggi manca quasi totalmente.
Detto questo comprendo anche le necessità ed i desiderata di un'AreA che vorrebbe trovare, finalmente, una degna rappresentanza.
Non ritengo però che quella individuata con Potere al Popolo la “indicazione definitiva” ma solo una ulteriore ed in fondo un poco disperata risposta ad una contingenza generata per altro dal vizio formale della convinzione che l'elettoralismo sia l'unico campo valido ed importante nel quale un'AreA di Progresso e Civiltà si debba cimentare.
Ritengo invece che sia altra l'esigenza, culturale, politica e spirituale … nonché filosofica ed etica in cui oggi quest'AreA si dibatte.
Non elettoralismo quindi ma radicamento, territorialità e pratica dell'autodifesa e dell'auto-organizzazione popolare.
Dal basso, ma partendo dal basso e non guardandolo dall'alto per prenderne atto e coscienza.
Può sembrare un bisticcio di parole, non lo è, molto si parla di “territorialità” nei progetti e nella “propaganda” di questa nuova sinistra.
Riescono a porla come conditio sine qua persino i nuovi comitati elettorali di Grasso quei “Liberi ed Uguali” in sfondo amaranto, che con la bocca parlano di sinistra mentre “sottotraccia” preparano un futuro di alleanza con Il Neo-Liberismo soft del PD.
Eppure la “territorialità” non è sfizio, ma definizione fondamentale. In questo senso esistono, allo stato, embrioni importanti come Je so pazzo, piuttosto che alcune compagini dei GAP (Gruppi di acquisto popolari) e dei R@P (Rete dell'Auto-organizzazione Popolare) o dell'area associativa e volontaristica che si sono messi in gioco in questo “onesto tentativo” di assalto alla Duma. che forse si sono giocati troppo presto, buttando sul tavolo le proprie carte all'ultima mano trascinati nella mischia dal fallimento dell'operazione Brancaccio.
Il timore è che essi si brucino, nel tentativo, non necessariamente facile, anzi reso complicato dal Sistema Elettorale Nazionale e, soprattutto, Regionale (ricordiamo che per esempio in Lombardia le elezioni rischieranno di essere congiunte), di raccogliere le firme e di guadagnare il consenso necessario per superare gli ostacoli posti, ad arte, per rendere complessa ed incompleta la rappresentanza.
Perchè è il dopo questa consultazione elettorale ad essere veramente importante, cosa farà questa compagine improvvisata, chiamata in campo dalla disperazione di Rifondazione, e della sua area in forte crisi? Come reagirebbe ad un insuccesso, quanto pagherebbe al dazio di un ulteriore fallimento? Cosa faranno i vagabondi dell'AreA che oggi vagano anche nelle paludi del non voto di fronte alla confusione di mille sinistre e nessuna vera alternativa sistemica?
Repetita iuvant dicevano i nostri avi, forse era meglio fermarsi e preparare con lavoro minuto, culturale ed alfabetizzante ed EXTRAPARLAMENTARE (purtroppo siamo a dover spiegare cosa sia davvero il Socialismo)una affermazione fortemente radicata nei territori, municipale e potente, proprio perchè originata da una partecipazione vera, conquistata con le pratiche e con l'essere, sul campo.

Quale in fondo I GAP ed Je so' pazzo in realtà embrionalmente sono, ma che sono ben lungi dall'essere patrimonio comune e metabolizzato dalla compagine che si mette in gioco. Senza parlare per ragioni di assoluto verticismo e strumentalità delle sinistre para-PD che a mio umilissimo ed inutile parere sono dannose persino di più di un'affermazione della destra.

venerdì 9 dicembre 2016

Renzi, il Referendum, il Popolo


Il NO al Referendum secondo Luca Peruzzi
Alcune considerazioni sulla vicenda referendaria e sull'esito del voto che ha visto una grande partecipazione popolare ed uno straordinario 59% di NO alla manomissione della Costituzione.

Gli obiettivi della deforma costituzionale di Renzi. La prima cosa da chiarire è il senso e la direzione del percorso di “riforma istituzionale” promosso da Matteo Renzi accelerando e mettendo in atto quanto avviato su sollecitazione di Giorgio Napolitano all'inizio di questa legislatura (il Presidente della Repubblica che sostituiva al ruolo di Garante della Costituzione quello di manipolatore degli equilibri istituzionali, con la commissione di saggi e l'iniziale progetto di poter modificare la Costituzione scavalcando l'articolo 138 che ne regola le procedure di revisione). Il quadro generale è quello della caduta verticale di credibilità e di legittimazione popolare delle cosiddette Istituzioni democratiche (in Italia come nelle altre “democrazie” liberali dell'Occidente) e contemporaneamente della richiesta ultimativa del Grande Capitale di rimuovere lacci e lacciuoli che ostacolano o impediscono di cogliere pienamente le occasioni di profitto (diritti sociali e dei lavoratori, economia in mano pubblica, difesa dell'ambiente). La risposta dell'Establishment alla crisi della Politica e di consenso dei governi “amici”, tanto più forte quanto più si diffonde la consapevolezza che questi sono unicamente al servizio degli interessi del Potere Economico e non del Bene Comune, si è esplicitata seguendo due direttrici: da un lato utilizzando l'arma della paura (il terrorismo, la guerra, il fallimento finanziario dello Stato) e dall'altro attivando gli strumenti dell'ingegneria costituzionale ed elettorale per restringere gli spazi della rappresentanza democratica in nome della governabilità. Mentre sullo sfondo resta drammaticamente aperta, extrema ratio perché in palese contraddizione con l'ideologia della libertà assicurata solo dai mercati, l'opzione della dittatura poliziesca. In questo contesto il tentativo di Renzi e della sua cricca è stato il tentativo di soddisfare (e utilizzare) le richieste del Grande Capitale per assicurarsi il dominio sull'Italia per i prossimi vent'anni. Il cronoprogramma predisposto da Renzi testimonia la logica del suo disegno: approvazione con referendum della schiforma/deforma costituzionale e subito dopo al voto con l'Italicum per diventare, grazie al premio di maggioranza e all'azzeramento dei contrappesi istituzionali, il Padrone incontrastato del Paese. Un progetto da giocatore d'azzardo che cerca di far saltare il banco e portar via tutta la posta sul tavolo. Ed anche un progetto rispondente ad una logica banditesca in cui si cerca di fregare i vecchi sodali (il Berlusconi del patto del Nazareno) scappando con il bottino senza dividerlo con nessuno. Il Piano B, una volta che l'eventualità della bocciatura della deforma diventava sempre più probabile, era quello di minimizzare la sconfitta attribuendosi comunque il ruolo di forza maggioritaria del "cambiamento". Per raggiungere questi obiettivi Renzi le ha tentate tutte senza rispettare alcun dovere di lealtà istituzionale: la sovrapposizione del ruolo di "Costituente" e di Presidente del Consiglio, il quesito fuorviante sulla scheda referendaria, la data del referendum stabilità in funzione delle proprie opportunità di propaganda, le manovre (assai opache tanto per usare un eufemismo) per conquistare il voto degli italiani all'estero, l'utilizzo della legge di stabilità per acquisire consenso, l'endorsement di giornalacci, vip e dei potenti della Terra, l'occupazione - come nemmeno Berlusconi era riuscito a fare - della Rai e la saturazione delle tv, l'utilizzo di temi spudoratamente populistici (“se vuoi ridurre i politici vota si”) mentre nel contempo si attribuiva il ruolo di argine all'antipolitica e al populismo, l'insulto sistematico ai sostenitori del NO, la prefigurazione (il ricatto) dello scenario minaccioso dell'avvento di barbari, locuste, tecnici, troike e default dello Stato in caso di mancata vittoria del si, la falsa e ipocrita contestazione della Merkel e della Commissione Europea sui vincoli di bilancio. Tutto questo andava a sommarsi all'originario e insanabile vizio d'origine della deforma Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini: il fatto di essere stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ed in cui alla maggioranza dei voti in Parlamento non corrispondeva nemmeno lontamente una maggioranza di voti nel Paese.

martedì 6 settembre 2016

I 5 Stelle, i Partiti e la Politica


Virginia Raggi by Luca Peruzzi

Per esprimere la mia opinione a proposito della Raggi e delle difficoltà che sta incontrando la giunta romana per diventare operativa faccio due premesse.

La prima. Non ho mai considerato i 5 Stelle come la nuova forma politica in grado di cambiare radicalmente in meglio l'Italia. Contemporaneamente non ho mai considerato i 5 Stelle come i nuovi barbari (o i nuovi fascisti) destinati a completare la distruzione dell'Italia. E non so se fa più ridere o piangere che questa ossessione sia coltivata da chi vota o votava Renzi e Berlusconi o da chi non riesce ad esprimere nemmeno l'uno per cento dell'indignazione che ha per i 5 Stelle nei confronti di chi ci ha condannato alla gabbia dell'austerità liberista e dell'Unione Europea, di chi ha smantellato quel poco di civiltà sociale che avevamo (scuola, pensioni, sanità), di chi galleggia tra mafie e corruzione, di chi ha portato l'Italia in guerra, di chi ha osato progettare la deforma costituzionale (la “svolta autoritaria”) per di più con un parlamento eletto con una legge incostituzionale. I 5 Stelle sono un fenomeno complesso e contraddittorio: in parte incarnazione – nelle forme che possono oggi realizzarsi nel contesto culturale e sociale esistente - del bisogno di ribellione di chi sta in basso contro le élites (ed in questo sta l'aspetto positivo e progressivo dei 5 Stelle), in parte strumento – consapevole o inconsapevole – di “manutenzione” del sistema e di controllo e sedazione della rabbia e della protesta sociale (nella misura in cui non viene messa in discussione l'economia capitalista). Ma ad oggi non avrei esitazioni a votare il Partito di Grillo in un eventuale ballottaggio contro Renzi o chi per lui.


La seconda. Per quelli che sono attualmente i poteri e le risorse a disposizione di un'amministrazione comunale, Roma e i suoi cittadini sopravviveranno anche con una giunta non funzionante. Così come d'altro canto anche una giunta eccellente – con i cordoni della borsa stretti dalle politiche criminali del governo centrale prono ai diktat della UE – non sarebbe in grado di risolvere i problemi di Roma: ridare un senso e un progetto urbanistico alla città, realizzare 100 chilometri di metropolitane, ridurre almeno del 50 per cento la circolazione delle auto private e lo smog che soffoca la città, intervenire in modo significativo sul disagio sociale (diritto alla casa, agli asili nido, ad una istruzione di qualità, al reddito/lavoro, all'assistenza sociale e sanitaria), raggiungere l'obiettivo dei rifiuti zero, garantire per quanto è necessario il decoro della città (la pulizia delle strade, la manutenzione di parchi e giardini, la sistemazione quotidiana delle buche), riattivare iniziative culturali di massa che mancano dai tempi di Renato Nicolini. Stiamo tranquilli: per quanto “pasticcioni” i grillini non potranno mai fare più danni di chi li ha preceduti e cioè le giunte amiche dei palazzinari e delle cricche di mafiacapitale. Certamente i grillini non regaleranno l'ACEA a Caltagirone né favoriranno il consumo di territorio (la speculazione edilizia) più di quanto fatto e deciso in passato.

martedì 24 maggio 2016

Perché a Roma voto il comunista Mustillo





Ciò che ha contraddistinto, negli ultimi decenni, le cosiddette democrazie liberali del cosiddetto libero Occidente è stata la sempre più marcata subordinazione della Politica, quale espressione della volontà generale, al grande potere economico e finanziario, ai Mercati (la speculazione), alle entità tecnocratiche (BCE, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale) che pur prive di una legittimazione democratica e di un mandato popolare sono stati i veri artefici delle scelte di governo che hanno determinato e determinano le nostre vite.
Attraverso l'Unione Europea (in attesa del TTIP che ne renderà inutili larga parte delle funzioni), l'euro, la delocalizzazione delle attività produttive dai Paesi ricchi ai Paesi in via di sviluppo, il libero commercio internazionale, la circolazione libera e senza regole dei capitali - la globalizzazione – si è realizzata, di fatto e sul piano del diritto, tale subordinazione.
Gli Stati i cui governi si mettono di traverso o che non sono funzionali al sistema, presidiato da un mastodontico complesso militare (Stati Uniti, Nato, Israele), vengono ridotti all'obbedienza per mezzo della guerra economica (il crollo degli indici di borsa, il crollo del prezzo delle materie prime qualora tali Paesi fondassero la propria esistenza sulla produzione ed esportazione di questi beni, facendo innalzare esponenzialmente i tassi del debito pubblico) oppure sottoposti a manovre destabilizzatrici a volte cruente (il terrorismo, la guerra) a volte fondate su di una martellante e mistificante propaganda mediatica e sull'esplosione di scandali giudiziari creati ad arte o quantomeno ingigantiti nella loro dimensione.
In questo contesto i governi nazionali non possono che limitarsi a percorrere strade e binari preordinati ed i politici sono ridotti a semplici testimonial/venditori di decisioni prese in altre sedi. Non a caso si è coniato il termine di pilota automatico: qualunque partito vada al governo non cambiano (non possono cambiare) gli indirizzi politici fondamentali.

lunedì 18 aprile 2016

Referendum: se tredici milioni di voti vi sembrano pochi


Renzi e le trivelle by Luca Peruzzi
I numeri

Voti per l'abrogazione delle norme sulle trivelle:      13.334.754
Voti di Renzi alle Europee del 2014:                          11.202.231

Sarebbe servito un miracolo per raggiungere il quorum nel referendum sulle trivelle, cioè quel cinquanta per cento più uno necessario a rendere efficace sul piano legislativo la volontà espressa dai cittadini. Un miracolo pensando all'Italia della passività e dell'ignavia ma anche della disperazione e della sfiducia e tenendo conto del mancato accorpamento con le amministrative, della disinformazione profusa a piene mani dai giornalacci e dalle tv di regime a cominciare dalla Rai renziana (certe trasmissioni di Rai 3 in cui si affermava che si votava solo in nove regioni rappresentano veri e propri “casi criminali di scuola”), dal punto di partenza rappresentato dal fatto che ormai 3-4 italiani su 10 non vanno più a votare in qualsivoglia elezione  e sul quale i fautori del No hanno fondato la propria campagna per l'astensione, dalla marginalità sostanziale del tema oggetto del referendum (la proroga automatica alla scadenza delle concessioni già in essere per l'estrazione di gas e petrolio, nei tratti di mare entro le dodici miglia), dal fatto che i cittadini delle regioni che non si affacciano sul mare non si sono sentiti (egoisticamente) coinvolti nella questione. Vale la pena ricordare che per il raggiungimento del quorum (invertendo una tendenza che durava da molti anni) nei referendum del 2011 che riguardavano oltre che l'acqua pubblica anche il nucleare ebbe un impatto fondamentale la tragedia di Fukushima in Giappone verificatasi poco tempo prima. E comunque i referendum sulla questione trivelle erano stati già vinti nel momento in cui, con l'ultima legge di stabilità, il governo Renzi aveva abrogato la possibilità di nuove concessioni entro le 12 miglia proprio per non doversi confrontare con i cittadini su quella sciagurata decisione.

domenica 20 marzo 2016

Il Referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare: dove sono i paladini delle prossime generazioni?


Il PD: il partito dei bugiardi seriali


Il prossimo 17 aprile siamo chiamati a votare nel referendum sulle trivellazioni in mare destinate alla ricerca ed allo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio nei tratti di mare sotto costa.
Ciò su cui andremo “tecnicamente” ad esprimerci riguarda la possibilità che le concessioni attualmente attive per lo sfruttamento di giacimenti di gas e petrolio entro le dodici miglia marine dalla costa possano continuare ad operare anche dopo la scadenza delle concessioni fino all'esaurimento dei giacimenti. Se prevarranno i SI questa possibilità sarà esclusa, se vinceranno i NO o non verrà raggiunto il quorum necessario a rendere validi i referendum (la partecipazione al voto del 50% più uno degli aventi diritto) tale possibilità verrà mantenuta.
E' coinvolto in effetti un piccolo numero di piattaforme estrattive, con un modesto apporto al fabbisogno energetico nazionale e gli effetti del referendum si avrebbero (in base alla durata delle singole concessioni) non prima di cinque o dieci anni: dunque nessun shock petrolifero all'orizzonte e nessuna prospettiva di licenziamenti di massa.
Per capire cosa c'è in ballo (é evidente che il valore simbolico e politico del referendum va ben oltre il quesito in essere) è necessario fare un po' di cronistoria. Tutto nasce con lo Sblocca Italia, la legge con cui Renzi pianifica la devastazione definitiva dell'ambiente con un incontrastato e criminale via libera alla cementificazione, agli inceneritori e alle trivellazioni nei tratti di mare sotto costa.
In soldoni distruggere l'Italia, compromettere la salute dei cittadini, far fallire vitali attività economiche locali (nel turismo, nella pesca, nell'agricoltura) per i profitti di pochi mascherando il tutto con la promessa della crescita del PIL (se va bene qualche frazione decimale in più).

venerdì 26 febbraio 2016

Caro Paolo Ferrero ora è il momento di farti da parte

Paolo Ferrero

Alla fine dopo una lunga gestazione è nata Sinistra Italiana, il nuovo nome del partito di Vendola che raccoglie l'intera vecchia SEL insieme a qualche transfuga del PD e a pezzi dell'Altra Europa per Tsipras, il raggruppamento già intransigente e radicale dei fautori della politica partecipata e dal basso e del Soggetto Politico Nuovo.
Il giudizio negativo di Paolo Ferrero che ha annunciato l'indisponibilità di condurre Rifondazione Comunista dentro Sinistra italiana destinata a raggiungere al massimo il 4-5 per cento dei voti alle elezioni senza poter diventare una reale alternativa per il governo del Paese ha ricevuto sarcastici commenti sui social network: “come è ridicolo nel criticare il 4-5 per cento di Sinistra Italiana lui che è alla guida di un Partito allo zero virgola o all'uno virgola” è l'accusa più benevola che ha ricevuto.

Questo in effetti ha dichiarato Paolo Ferrero:

Secondo lei quindi l’iniziativa di Sinistra Italiana è destinata al fallimento?
Io non ho detto questo, ma penso che non risponde ai problemi che ci sono. Magari prendono il 4, il 5%. Vivono tranquilli, col loro gruppo parlamentare. Ma non è questo che risponde al problema per cui metà degli italiani oggi non vanno a votare." 

E francamente mi sembra un giudizio difficilmente confutabile: pensare che il Partito che ha come "padri nobili" colui che parlava amabilmente al telefono con gli inquinatori dell'Ilva e nella cui giunta scoppiavano gli scandali della sanità (Vendola) ed il responsabile economico del partito che votava il pareggio di bilancio in costituzione e la controriforma Fornero delle pensioni (Fassina) possa riguadagnare la fiducia del popolo della Sinistra, oggi disperso tra astensione e voto ai 5 Stelle, mi sembra fantascienza.

domenica 14 febbraio 2016

Il Canone Rai al tempo della Grande Menzogna


Fabio Fabio secondo Luca Peruzzi
Sta passando in questi giorni sulle reti Rai lo spot sul pagamento del canone. Mentre scorrono sullo sfondo le immagini dei programmi “di punta” o presunti tali della tv pubblica, ci viene propinato il messaggio che da quest'anno il canone è più conveniente e più comodo da pagare. Si tratta evidentemente di una colossale e spudorata mistificazione: il canone non è il prezzo di un servizio liberamente scelto ma è la tassa dovuta per il possesso degli apparecchi televisivi (o a questi equiparati) che serve a finanziare la Rai in quanto servizio pubblico radiotelevisivo. L'entità della tassa è stata ridotta a cento euro (a quanto si è capito solo per il 2016) considerato che associarla alla bolletta elettrica consente di recuperare gran parte dell'evasione. Una comunicazione onesta e corretta (e che ciò non avvenga dice tutto sull'attendibilità della Rai nell'informarci sulle grandi questioni quali ad esempio le guerre e la crisi economica) richiederebbe dunque di pronunciare esplicitamente parole ed espressioni messe all'indice e considerate tabù per il pensiero unico dominante: tasse e servizio pubblico.
Servirebbe cioè riconoscere che esistono ambiti della vita sociale ed economica (quale è la cultura nell'accezione più ampia: informazione, arte, musica, spettacolo, cinema, teatro, letteratura) che devono essere sottratti alla dittatura del profitto, della speculazione e delle multinazionali per essere governati in funzione del bene comune, identificato come tale dalla volontà popolare, e finanziati dalla fiscalità generale.
Che la Rai non possa evidenziare il proprio ruolo di servizio pubblico è facilmente comprensibile: da anni non svolge più tale funzione e ciò rende il canone una tassa odiosa ed insopportabile soprattutto pensando agli onorari milionari degli insulsi personaggi che la infestano.

mercoledì 3 febbraio 2016

Il family day e l'agenda politica del liberismo


L'Ipocrity Day by Luca Peruzzi

Sabato scorso a Roma qualche decina di migliaia di persone, fomentate per ragioni di opportunismo politico e bigottismo religioso, manifestava contro il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e delle coppie omosessuali.
Nel frattempo vaste aree del mondo sono insanguinate - conseguenza diretta o indiretta dell'imperialismo occidentale e della politica dei suoi alleati Israele, Turchia e Arabia Saudita – dalla guerra e dal fondamentalismo islamico (e si parla ormai apertamente di una guerra mondiale incombente o già in corso), tanti povericristi (e tra loro tantissimi bambini) continuano a morire nel Mediterraneo nel loro viaggio verso la speranza (o illusione) di salvezza da guerre, malattie e miseria, i cambiamenti climatici in atto annunciano lo stravolgimento della geografia umana così come la conosciamo da alcuni millenni. E in Italia non si vede alcun superamento della crisi ed alcuna sostanziale diminuzione della disoccupazione, la povertà riguarda milioni di persone, le conquiste del welfare (pensioni, sanità, casa, trasporti pubblici, scuola e università per tutti) sono sempre più un lontano ricordo, la democrazia politica (anche nella sua mera funzione simbolica) è sotto attacco con le controriforme costituzionali e l'Italicum, si sta definitivamente smantellando la struttura economico-produttiva italiana – come entità nazionale autonoma – alla mercé del capitale straniero (gli “investimenti esteri”) e la battaglia che si sta conducendo intorno alle Banche italiane rappresenta l'ultimo e forse conclusivo atto del processo di colonizzazione economica e dunque politica dell'Italia.
Eppure la questione delle unioni civili è da giorni al centro del dibattito politico come se ad essa fossero appesi i destini del mondo. 

sabato 9 gennaio 2016

I tavoli della Sinistra e il mutualismo


Il Quarto Stato visto da Luca Peruzzi



Anche per l'ultimo tavolo per la Costituente della Sinistra Unita Italiana è stato dichiarato il fallimento ma non credo che la cosa possa destare meraviglia né che ciò spingerà qualcuno a strapparsi le vesti o tantomeno al suicidio.
Le ragioni di questi fallimenti, ampiamente prevedibili e scontati anche guardando a quanto successo nel passato recente, sono a mio avviso sostanzialmente due.
Prima ragione. Un movimento, un partito, un'iniziativa politica non nasce e non assume rilevanza di massa perché si uniscono pezzi di ceto politico (per di più screditati e impopolari) ma perché si ha la capacità di cogliere, di rappresentare, di organizzare bisogni e sentimenti collettivi diffusi, di essere espressione di almeno una parte del popolo. Non vi è da parte mia una furia “rottamatrice” verso i vecchi dirigenti dei partiti della Sinistra i quali anzi, presi uno per uno, sono spesso persone anche dignitose e rispettabili, meritevoli di ascolto e che potrebbero ancora dare un utile contributo. Ma se manca la capacità di coinvolgere, di mobilitare, di suscitare l'interesse concreto di coloro che si vogliono rappresentare (anzitutto precari, disoccupati, lavoratori e pensionati poveri, disabili, studenti di serie B senza futuro) non si va da nessuna parte. Se non si riesce a rompere l'involucro impenetrabile (disinformazione di massa, cultura dell'egoismo e del consumo compulsivo, la paura di perdere anche quel pochissimo che si ha) che rende prigionieri i più, se non si riesce a mettere al centro del dibattito politico l'idea di una società comunista e socialista quale soluzione dei problemi e quale premessa per il bene comune e a non lasciare la parola solo alla destra nelle sue varie declinazioni si è condannati alla marginalità e all'impotenza. E se manca la “ciccia” di una visibile partecipazione e di un consenso almeno potenziale che convinca a stare insieme, al di là delle fisiologiche differenze di opinione e di strategia, è inevitabile che ciascuno scelga di restare asserragliato nel proprio fortino, per quanto fragile e fatiscente, e magari ad accontentarsi di raccogliere le briciole di potere lasciate cadere sotto il tavolo.

martedì 29 dicembre 2015

Italia: il pareggio di bilancio si realizza con i morti





C'è la melassa stucchevole dell'informazione natalizia e c'è la réclame senza soste di Renzi, il Vanna Marchi della politica, che spaccia per successi del suo governo e segni della rinascita italiana persino meri doveri dell'Esecutivo: il completamento di opere pubbliche (peraltro di dubbia utilità) cantierate e finanziate in tempi immemorabili e qualche manciata di restauri a fronte di uno smisurato patrimonio artistico e archeologico lasciato nel degrado e nell'incuria.
E poi ci sono le notizie vere, quelle che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e sulle quali costruire le trasmissioni televisive se non fosse più comodo e utile farlo mistificando la realtà e sfruttando marginali episodi di cronaca nera o grigia di cui sono protagonisti qualche balordo, qualche piccolo criminale di strada, qualche falso invalido o qualche dipendente pubblico assenteista.
Quante trasmissioni televisive hanno parlato della notizia, sconvolgente e inquietante, dell'aumento record di morti nel 2015 in Italia, un incremento comparabile a quello degli anni della guerra?
Non sono ancora disponibili i dati suddivisi per regione, per classi di età, per sesso, per condizione sociale ed economica che consentano di trarre conclusioni ma evidentemente sul banco degli imputati ci sono la crisi ed il taglio della sanità pubblica. Sono fatti già accertati che con la crisi e lo smantellamento progressivo del servizio sanitario nazionale molte persone sono costrette a rinunciare a curarsi e che si sono persi dal 2004 tra i sette e i dieci anni di vita in buona salute.

domenica 20 dicembre 2015

Grande è la confusione sotto il cielo della Sinistra


Salvini e la Le Pen secondo Luca Peruzzi


Grande è la confusione sotto il cielo ma non so se ciò renda, non me ne voglia il compagno Mao Tse-tung, la situazione favorevole.
Grande è la confusione sotto il cielo della Sinistra, in Italia e nel mondo. Una confusione che è figlia, da un lato, della frustrazione e del senso di impotenza di chi vede il baratro – morale, sociale, politico, economico – nel quale siamo precipitati ma non riesce ad individuare un modo per riscattarci e per salvarci e, dall'altro, è conseguenza del fatto che sono venuti meno gli schemi mentali, i punti di riferimento ideali attraverso i quali potevamo indicare ed indicarci dal punto di vista collettivo ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e i mezzi per perseguire il bene e il giusto.
Nella mia visione, pragmatica e rudimentale e di questo chiedo preventivamente comprensione e perdono ai cultori e ai custodi dei Dogmi e della Dottrina, la Sinistra è la parte politica che vuole per ciascun essere umano la possibilità di esprimere il meglio di sé stesso e di cercare la propria felicità coltivando la propria natura, il proprio talento, le proprie inclinazioni e che ritiene, perché ciò possa realizzarsi, che ciascun essere umano sia liberato dalla schiavitù del bisogno. Dunque che ciò che viene prodotto possa essere equamente distribuito tra tutti, perché a nessuno manchi ciò che è necessario per vivere, e che collettivamente possiamo decidere cosa, quanto e in che modo produrre.

Recita l'articolo 3 della Costituzione (e mi sembra che possa spiegare egregiamente ciò che dovrebbe essere e dovrebbe perseguire la Sinistra):

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

domenica 29 novembre 2015

Sinistra: che (cosa si potrebbe) fare




Vi sono due parole che, a proposito di Sinistra, sono scomparse dal mio personale vocabolario: Stupore e Unità.

Lo Stupore per la totale scomparsa della Sinistra dal Paese che aveva il più grande Partito Comunista dell'Occidente e contemporaneamente un Partito Socialista che non era la ridicola formazione politica di Nencini ma quella di Nenni, Lombardi, Pertini oltre ad una numericamente piccola ma politicamente assai significativa area extra-parlamentare. Allo stupore, cioè alla rabbiosa incredulità, si è sostituita la razionale rassegnazione: oggi la Sinistra è tramontata dall'orizzonte collettivo, non solo e non tanto come Partito ma come valori e sentimenti condivisi, come coscienza e cultura di massa, come senso comune diffuso nel popolo. Da questa elementare consapevolezza bisogna ripartire, se sarà possibile ripartire.

L'Unità delle forze della Sinistra radicale quale premessa indispensabile – mettendo insieme quel poco di apparati, di militanza, di risorse che ancora esiste – per la formazione di un soggetto politico con il minimo di forza necessario a non essere condannato alla totale marginalità e per potersi candidare ad essere riconosciuto quale Alternativa di sistema. Il percorso degli ultimi anni - tra cartelli elettorali last minute, Rifondazione, SEL, benecomunisti, cosiddetta sinistra PD - ci ha mostrato una misera e meschina guerra di posizione di pseudo generali senza esercito per occupare posizioni – leadership e poltrone – nel nuovo ipotetico soggetto politico. L'ultima iniziativa elettorale unitaria è stata l'Altra Europa con Tsipras ad inizio 2014 ed ad oggi, mentre infuria la feroce offensiva reazionaria di Renzi, siamo ancora "al carissimo amico": nessuna organizzazione stabile, nessuna strategia politica e comunicativa, nessun chiarimento definitivo riguardo ad un elemento essenziale quale il posizionamento nei confronti del PD, nessuna capacità di calarsi nella realtà sociale imitando l'unica cosa buona che ci ha lasciato Syriza (l'organizzazione mutualistica di Solidarity For All). Ciò che ci viene proposto continua ad essere il progetto (nostalgico del Centrosinistra) di SEL allargata e patetiche e ambigue riproposizioni di cartelli elettorali usa e getta i cui manifesti fondativi riescono persino nell'impresa di non nominare mai le parole Socialismo e Comunismo. E' stato detto, e oggi lo condivido totalmente, che la Sinistra potrà rinascere non attraverso l'unità di pezzi di ceto politico – come se esistesse un popolo di Sinistra, maggioranza nel Paese, che non aspetta altro di ritrovare una guida per muoversi e sollevarsi – ma quando emergerà un'iniziativa politica, originale ed autonoma, che sarà in grado di mettersi in sintonia con i bisogni e i sentimenti migliori delle masse popolari. Maurizio Landini e Stefano Rodotà lanciando il progetto di Coalizione Sociale sembravano aver capito perfettamente tutto questo: peraltro anche loro sono ancora fermi alle parole, agli annunci, agli appelli, alle richieste di mobilitazione senza essere riusciti a penetrare la carne viva della Società.

sabato 10 ottobre 2015

Marino e Renzi: il liberista pasticcione ed il liberista feroce


Marino, Buzzi e Nieri


Che a Sinistra, che ha nel proprio dna lo stare dalla parte dei perdenti e dei deboli, ci sia qualcuno che simpatizzi per Ignazio Marino può essere comprensibile. Che lo si elevi a baluardo dell'onestà e del bene dei cittadini contro i poteri forti (i padroni capitalisti), romani e non, mi sembra francamente ridicolo.
La Sinistra non è (semplicemente) empatia caritatevole, la Sinistra è la volontà – lucida e razionale – di costruire una Società fondata sulla giustizia sociale e la liberazione dal bisogno: Marino ha forse mai dimostrato, con i propri atti, di agire per affermare valori popolari socialisti e comunisti e di contrastare il dominio capitalista del profitto?
L'onestà è una indispensabile condizione pre-politica ma non esprime in sé un programma di governo e di amministrazione della cosa pubblica finalizzata al bene comune.
Cerchiamo di capirci: se siamo tra chi considera Renzi il male assoluto - per la rottamazione della Costituzione, dei diritti dei lavoratori, dello Stato sociale - non possiamo nemmeno stare dalla parte di chi, come Marino, dipende per la propria sopravvivenza e ruolo politico da Renzi.
Ignazio Marino è senza alcun dubbio nemmeno lontanamente paragonabile ad Alemanno e al suo coinvolgimento nel malaffare politico, ma mi auguro che sia ormai passato il tempo, per chi è convinto della necessità di costruire un'Alternativa di Sistema, della resa alla logica della scelta del (presunto e meramente consolatorio) male minore: Marino contro Alemanno (o alle prossime elezioni Marchini), ieri Prodi contro Berlusconi, domani Renzi contro Salvini.
E poi, se Marino ha (fino ad oggi) la fedina penale pulita l'onestà e la coerenza politica sono altre cose.